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Salute e determinanti ambientali: il ruolo della governance della salute globale

di Dario Piselli, Research Officer, Global Health Centre, Graduate Institute of Geneva

L’inquinamento ambientale agisce contemporaneamente come causa e moltiplicatore di minacce per la salute umana. Le istituzioni che si occupano di salute, e in particolare l’Oms, possono fornire un prezioso contributo nella lotta ai determinanti ambientali.
Settembre-Ottobre 2017

Secondo uno studio condotto nel 2012 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), i fattori ambientali causano direttamente o indirettamente quasi 13 milioni di morti nel mondo (il 23 per cento di tutti i decessi registrati ogni anno). In totale, più di un terzo delle infezioni del tratto respiratorio inferiore, più di metà delle malattie diarroiche, il 42 per cento dei casi di malaria, un quinto di tutti i tumori e una proporzione significativa delle malattie respiratorie e cardiovascolari sono cioè da attribuire ai cosiddetti determinanti ambientali della salute, incluso l’inquinamento atmosferico e degli ambienti interni, la mancanza di accesso ad acqua pulita e servizi igienici, la diffusione di vettori di malattie e l’esposizione a sostanze chimiche.

In altre parole, le condizioni ambientali, e più specificamente la costante evoluzione delle dinamiche ecologiche nell’Antropocene, sono fondamentali nel determinare se le persone sono in salute, e quanto a lungo esse vivono. Ripercuotendosi negativamente sui benefici che l’uomo trae da ecosistemi ‘sani’, l’inquinamento ambientale agisce contemporaneamente come causa e moltiplicatore di minacce per la salute umana. In un contesto in cui il livello dei cambiamenti ambientali globali si avvicina a quei limiti planetari che regolano la resilienza del sistema Terra, gli effetti negativi sulla saluta umana continueranno ad aumentare e saranno sempre più caratterizzati da incertezza e mutamenti repentini.

I determinanti ambientali rappresentano una minaccia insidiosa per la saluta pubblica per tre differenti motivi. Primo, perché sono causati da dei modelli insostenibili di consumo delle risorse, sviluppo tecnologico e crescita della popolazione che operano al di fuori del settore sanitario, e sono perciò particolarmente difficili da affrontare da parte dei tradizionali attori che si occupano di salute. Secondo, perchè nel passato il peggioramento della qualità ambientale ha coinciso con un drammatico miglioramento delle condizioni di vita e salute, una condizione che è stata descritta come “mettere un’ipoteca sulla salute delle generazioni future”. Infine, perché l’impatto dei fattori ambientali sulla salute è solitamente diseguale, con marcate differenze a seconda di età, genere, geografia e tipo di malattia, e questo rende molto difficile identificare strategie che si occupino di prevenzione e di interventi di salute pubblica in maniera integrata. La questione, dunque, è abbastanza semplice: come possono le istituzioni che si occupano di salute, ed in particolare l’Oms, l’agenzia delle Nazioni Unite che dovrebbe guidare le politiche degli Stati in materia di sanità pubblica, contribuire ad una risposta efficace?

Un approccio all’inquinamento ambientale basato sulla salute globale?

Ad un primo esame, sembrerebbe sbagliato pensare che la sanità pubblica, intesa come settore della governance globale, possa essere in grado di affrontare i determinanti ambientali della salute. Da un punto di vista pragmatico, gli attori che si occupano di salute globale non sono nella posizione di creare politiche efficaci nei confronti dei fattori di rischio ambientali che operano a diversi livelli di governance e attraverso differenti estensioni territoriali, quali ad esempio la perdita di biodiversità, il degrado del suolo, i cambiamenti climatici, e la qualità dell’aria e dell’acqua. In secondo luogo, nonostante un crescente livello di inclusione di temi legati alla salute pubblica negli accordi internazionali in materia di ambiente, le istituzioni che si occupano di queste due aree di governance operano storicamente con agende separate e senza un vero coordinamento.

Allo stesso tempo, la situazione sembra essersi evoluta negli ultimi anni, non solo grazie ai maggiori tentativi di instaurare una più solida collaborazione tra l’Oms e le altre istituzioni internazionali (per citarne due, la partnership tra l’Oms e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente per la Health and Environment Linkages Initiative e l’adozione del Protocol on Water and Health grazie al lavoro congiunto di Oms e Unece), ma anche a causa della leadership più decisa dell’Oms stessa sul tema degli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute pubblica (leadership culminata con la Marrakech Declaration del 2016 su “Health, Environment and Climate Change”).

In questo contesto, si possono segnalare due importanti sviluppi. In primo luogo, da un punto di vista giuridico, le correlazioni tra salute e ambiente sono state integrate sempre più nell'ambito del linguaggio dei diritti umani, grazie alla nascita del concetto di ‘diritto ad un ambiente salubre’. Nonostante la difficoltà nell’individuare gli obblighi precisi che un tale diritto imporrebbe a governi e settore privato, il considerevole aumento di controversie nazionali e internazionali legate a considerazioni di ‘salute ambientale’ non può essere ignorato, e probabilmente giocherà un ruolo importante nel sopperire al tradizionale deficit, da parte degli Stati, di rispetto delle norme contenute nei trattati internazionali in materia di ambiente. In secondo luogo, da un punto di vista più propriamente politico, il tema della salute pubblica potrebbe essere usato (e nei fatti lo è in maniera crescente) per dare maggiore impulso all’azione intergovernativa su particolari temi ambientali, come testimoniato dalla leadership congiunta di Oms, Climate and Clean Air Coalition (Ccac) e Governo norvegese (attraverso la campagna globale BreatheLife) sui rischi dei cosiddetti inquinanti climatici di breve durata.

Salute e ambiente: la necessità di promuovere benefici comuni

Oltre ai tribunali e alla leadership politica, in ogni caso, ci sono molti altri modi in cui poter usufruire della natura dell’Oms, quale agenzia normativa e di supporto tecnico, a vantaggio della lotta ai determinanti ambientali. Questi interventi, ovviamente, non vanno intesi come un modo per aggirare l’autorità delle istituzioni che si occupano di ambiente. Al contrario, potrebbero essere fondamentali per trarre tutti i benefici per la salute che possono derivare da adeguate politiche ambientali, oltre ad incoraggiare una maggiore ambizione ed integrazione attraverso i diversi regimi di governance.

In primo luogo, è necessario promuovere un’approccio multi-settoriale nei processi di policy-making, come quello di Health in All Policies (Hiap) e il One Health, al fine di rendere concrete le correlazioni esistenti tra il Goal 3 (Salute e benessere) e gli altri Obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030. Ad esempio, una maggiore sinergia può nascere da un miglioramento della legislazione in materia di valutazione dell’impatto ambientale, che prenda in considerazione in maniera più approfondita gli effetti di certe decisioni amministrative o di policy sulla salute. Nonostante un consenso generale sulla necessità di integrare le cosiddette valutazioni di impatto sanitario e quelle di carattere ambientale, infatti, questo raramente avviene nella pratica, creando frammentazione e sovrapposizioni non necessarie. In tale prospettiva, uno sforzo rinnovato di Unep e Oms attraverso la Health and Environment Linkages Initiatives potrebbe dare uno slancio molto utile e fornire la necessaria assistenza a quei Paesi che cercano di sviluppare framework di valutazione degli impatti più integrati.  

Secondo, l’esperienza dell’Oms deve essere sfruttata per promuovere un’attuazione più efficace degli accordi internazionali in tema di ambiente. Guardando nello specifico al rafforzamento delle capacità dei singoli Stati sulla riduzione e valutazione dei rischi e ad un maggiore coordinamento dei vari settori e attori, l’Oms dovrebbe ad esempio incrementare la sua attività di sviluppo di piani nazionali d’azione, standard, linee guida e materiali di formazione (un caso recente riguarda il rapporto del suo Segretariato sul contributo del settore sanitario alla gestione sicura delle sostanze chimiche). Inoltre, l’Oms potrebbe utilizzare la sua expertise in tema di indicatori di salute per fornire un miglior supporto empirico all’analisi degli effetti sulla salute dell’inquinamento ambientale e delle strategie di crescita ‘verde’. Infine, l’Oms può certamente promuovere la resilienza dei sistemi sanitari nazionali di fronte ai cambiamenti ambientali e climatici. Questo significherebbe, nella pratica, incoraggiare l’inclusione di componenti di salute pubblica nei piani nazionali di adattamento ai cambiamenti climatici, assicurare una formazione e una gestione efficaci del personale sanitario nei casi di risposta alle catastrofi e fornire delle linee guida specifiche per il miglioramento delle infrastrutture sanitarie e la valutazione delle relative vulnerabilità e costi di adattamento.

Durante la sua campagna di elezione, Tedros Adhanom, il nuovo direttore generale dell’Oms, ha condiviso una visione ambiziosa che mette la salute al centro dell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile e ha identificato il cambiamento ambientale come una delle sue cinque priorità d’azione. A due anni dall’adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, l’urgenza di trasformare questa visione nell’obiettivo concreto dell’organizzazione (e del più vasto sistema Onu) diventa ogni giorno più urgente.

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