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SCONFIGGERE LA POVERTA'

Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Nel mondo, su otto miliardi di persone almeno un miliardo vive in povertà, e nel 2022 sono previsti 263milioni di nuovi poveri. Nel 2021 le famiglie italiane povere erano 1.960mila, mentre la povertà minorile assoluta ha colpito 1.382mila bambini.

Otto regioni italiane con alti livelli di esclusione per donne e minori

Un minore su tre e quattro donne su dieci vivono in questi territori, risultati sufficienti solo in Provincia autonoma di Trento e Valle d’Aosta. Le proposte di WeWorld per promuovere i loro diritti.  19/5/23

In cinque anni l’Italia ha guadagnato solo 0,2 punti nell’indice sintetico“Mai più invisibili” di WeWorld, che misura il livello di inclusione di donne e minori nelle 19 regioni italiane e nelle due province autonome di Bolzano e Trento. È il primo dato saliente emerso dalla terza edizione del monitoraggio del fenomeno in relazione alle politiche rivolte a queste due fasce di popolazione, i cui dati sono stati diffusi l’11 maggio a Napoli nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile. L’organizzazione italiana, impegnata in 27 Paesi in attività a tutela dei diritti delle persone vulnerabili, attribuisce a ogni territorio un punteggio da 0 a 100 e, alla luce dello scenario, caratterizzato da criticità e divari territoriali, propone le azioni per politiche mirate e trasversali a donne e minori.

 

Un Paese impantanato nella “questione meridionale”

Dal 2018 al 2023 il punteggio medio delle regioni cresce da 55,6 a 55,8, mantenendo il Paese a un livello di inclusione “insufficiente”. Lo scenario è lo stesso di cinque anni fa: il Nord è sul podio, il Sud sta in fondo. Come nel 2018, la Provincia autonoma di Trento è prima con 67,3 punti, la Valle d’Aosta è seconda (65), la Provincia autonoma di Bolzano è terza (64,3). In terzultima posizione troviamo la Regione Campania (44), seguita dalla Puglia (43,8) e fanalino di coda, come nel 2018, la Basilicata (42,1). Guardando al trend generale, il Centro rimane stabile, il Nord-ovest è in peggioramento, mentre il Nord-est, il Sud e le isole registrano miglioramenti, ma non significativi.

Un minore su tre e quattro donne su dieci, sottolinea il Rapporto, vivono nelle otto regioni che complessivamente registrano un livello di esclusione “grave” o “molto grave”: Piemonte, Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e Basilicata. Complessivamente, si tratta di quasi 15 milioni di persone. Tuttavia in alcuni casi registrano dati migliori rispetto alle altre regioni. In sostanza, nessuna è in grado di garantire un livello di inclusione che si possa considerare “buono” o “molto buono”, precisa l’analisi.

I due grafici illustrano lo scenario per le due fasce di popolazione. Negli ultimi cinque anni il sottoindice delle donne cresce di soli 1,4 punti, mentre quello di bambine e bambini perde ben cinque punti.

Vediamo i dati salienti dell’analisi.

  • Violenza su donne e minori. Solo nel 2022 sono stati registrati 125 casi di donne uccise. A livello regionale è la Liguria che registra il peggior dato (tasso 0,5/100mila abitanti).
  • Povertà ed esclusione sociale. I minori a rischio sono oltre il 25%, un dato nazionale già allarmante e superato di gran lunga dalle regioni Campania (58,5%), Sardegna (45,18%) e Calabria (43,85). Invece il Piemonte, tra le regioni ad esclusione grave, registra un dato inferiore alla media (il 18%.)
  • Educazione e competenze. Il tasso di abbandono scolastico in Sicilia è superiore di circa sette punti rispetto a quello nazionale. La Valle d’Aosta, la seconda regione in classifica, ha un dato superiore alla media del Paese e dell’area geografica di appartenenza (Nord-est 9,6%). La stessa regione registra le quote più basse del Paese, ma già significative, di studenti che non raggiungono livelli adeguati di competenze alfabetiche (27,50%) e numeriche (30,40%). A livello nazionale le donne impegnate in percorsi di istruzione e formazione sono appena il 10%, sebbene il dato sia aumento e quelle in possesso di una laurea non abbondano, il picco massimo è in Umbria con il 45%. Le competenze digitali elevate sono meno diffuse al Sud rispetto alla media nazionale del 22% (16-64 anni di età).
  • Opportunità economiche. L’imprenditorialità femminile tocca il picco massimo in Molise con il 30% di donne titolari di un’impresa. La regione registra il miglior rapporto tra i tassi di occupazione delle donne con figli e delle donne senza figli (93,1% contro il 73% del Paese). Sette regioni, in prevalenza nel Sud, sono sotto la media nazionale. L’Umbria primeggia per numero di posti nei servizi per la prima infanzia con 44 ogni 100 bambini, a fronte di una media di 27 posti. Otto regioni sono al di sotto del dato nazionale tra cui la Calabria e la Campania ferme a 11. Sopra la media è da segnalare il Piemonte (30), tra le regioni con livello di esclusione grave. In Puglia c’è il più ampio divario occupazionale tra donne e uomini con il 26% (media del 17,7%).
  • Partecipazione. I comuni del Sud investono nelle iniziative culturali per bambini e adolescenti nemmeno 5 euro a persona, rispetto una media nazionale di 17, a sua volta irrisoria innanzi ai 55 euro a testa spesi dalla sola Bolzano. Sconfortante il miglior dato nel 2022 relativo al numero di bambini e adolescenti che hanno partecipato ad attività culturali fuori casa: sono il 12,30% nel Lazio. Infine, l’analisi rileva un peggioramento nella partecipazione politica delle donne, a eccezione delle isole dove si mantiene stabile, e del Nord-est.

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Le proposte di WeWorld

Considerato lo scenario, l’organizzazione sottolinea la necessità di adottare politiche che considerino l’intreccio tra i diritti di entrambi i gruppi. Vediamo gli aspetti principali.

  • Empowerment economico femminile. Per favorire l’accesso al mercato del lavoro e la leadership delle donne occorre perfezionare la certificazione della parità di genere ampliando le aziende destinatarie, i requisiti richiesti, e mirare alla riduzione del divario retributivo. Inoltre è necessario integrare la prospettiva di genere nella progettazione delle politiche economiche.
  • Educazione di qualità, prevenzione della povertà educativa e dispersione scolastica. Per contrastare il fenomeno dei giovani che non studiano, non si formano e non lavorano (“Neet”) può essere utile estendere l’istruzione obbligatoria dalla fascia d’età 6-16 anni a 3-18 anni e potenziare gli istituti tecnici-professionali; per lo sviluppo delle competenze e favorire comportamenti responsabili occorre far leva sugli insegnamenti di educazione civica, cittadinanza globale e digitale.
  • Politiche del tempo. Tra le misure che mirano a conciliare la vita lavorativa e scolastica con la vita privata, l’analisi sollecita la realizzazione degli investimenti previsti dal Pnrr per una copertura omogenea dei servizi per la prima infanzia ad almeno il 60% come indicato dall’Unione europea; rimodulare gli orari scolastici ingresso-uscita e il tempo pieno. Occorre ridurre la durata delle vacanze estive per favorire l’inclusione e contrastare l’abbandono scolastico.
  • Violenza contro le donne e violenza assistita su minori. Raddoppiare le risorse finanziarie previste per il Piano nazionale sulla violenza maschile contro le donne e destinarne almeno il 20% nella prevenzione. Investire nella formazione delle figure che interagiscono con donne vittime di violenza e minori, potenziare i Centri per la famiglia e creare un sistema informativo sul fenomeno per la raccolta di dati capillari, aggiornati e accessibili.
  • Cultura dell’uguaglianza di genere e contrasto agli stereotipi. Istituire nelle scuole di ogni ordine e grado percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità e introdurre nelle aziende percorsi di sensibilizzazione alla parità di genere. Usare un linguaggio inclusivo nell’informazione come previsto dalla Convenzione di Istanbul
  • Promozione della partecipazione giovanile. Garantire, a tutti i livelli istituzionali, la concreta attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che sancisce il principio di partecipazione e rispetto per l’opinione di bambine, bambini e adolescenti, riconoscendo il loro diritto di essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano e, infine, valutare l’impatto intergenerazionale delle politiche in tutte le fasi.

Leggi Mai più invisibili 2023

 

di Antonella Zisa

 

Fonte copertina: mra7med, da 123rf.com

Venerdì 19 Maggio 2023

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