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SCONFIGGERE LA POVERTA'

Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Sono 736 milioni le persone che nel mondo vivono con meno di 1,90 dollari al giorno. In Italia persistono differenze territoriali: quasi la metà (44,4%) degli individui residenti nel Mezzogiorno è a rischio di povertà o esclusione sociale, mentre al Nord il 18,8% della popolazione si trova in tale condizione.

Per garantire i diritti dei popoli indigeni occorre andare oltre l’Agenda 2030

Il Dipartimento per gli affari economici e sociali dell’Onu ha lanciato il nuovo volume sullo stato delle popolazioni indigene, chiedendo l’introduzione di meccanismi di partecipazione e rappresentanza per coadiuvare gli SDGs.  31/03/21

Preservare il rapporto tra le popolazioni indigene e i loro territori è un elemento decisivo per la lotta al cambiamento climatico: questo è il messaggio che emerge dal quinto e ultimo volume del rapporto “State of the world’s indigenous people”, pubblicato dal Dipartimento per gli affari economici e sociali (Un Desa) delle Nazioni unite il 12 marzo, e dedicato al tema "Diritti a terre, territori e risorse". Elliott Harris, chief economist dell’Onu, ha ribadito questo concetto in occasione della presentazione del nuovo volume, specificando che “assicurare alle popolazioni indigene i diritti collettivi legati alla terra, ai territori e alle risorse non riguarda solo il loro benessere ma serve ad affrontare le sfide globali più urgenti”.

Le zone del mondo abitate da popoli indigeni rappresentano il 22% della superfice terrestre e ospitano l’80% della biodiversità presente nel nostro pianeta: è per questo motivo che spesso vengono chiamati i “custodi della Terra”, come sottolinea Un Desa. Nonostante ciò l’allarme lanciato dalle Nazioni unite riguarda proprio il fatto che in molte parti del mondo viene continuamente negata alle popolazioni indigene la possibilità di risiedere nei loro territori ancestrali: i diritti delle comunità spesso non vengono rispettati e gli attivisti che si battono per il loro riconoscimento vengono criminalizzati e perseguiti. I conflitti legati alla proprietà della terra sono una delle questioni centrali.    
Il Rapporto affronta l’argomento in cinque capitoli secondo differenti punti di vista.

  • Il primo capitolo, scritto da Mattias Ahrén, sottolinea come i diritti collettivi delle popolazioni indigene derivino dalla loro connessione con i territori in cui vivono, fattore che struttura la loro identità. La Dichiarazione delle Nazioni unite sui diritti dei popoli indigeni, adottata dall’Assemblea generale nel 2007, offre una serie di principi che gli ordinamenti giuridici di vari Stati del mondo hanno adottato negli anni. Ma nonostante ciò persistono delle lacune nella loro esecuzione.
  • Il secondo capitolo, curato da Cathal Doyle, mette in risalto le difficoltà riscontrate dalle popolazioni indigene nel far valere i loro diritti soprattutto in contesti dove vengono portate avanti operazioni economiche legate all’industria estrattiva, all’agrobusiness, al disboscamento, allo sviluppo di infrastrutture e alle iniziative di conservazione ambientale connesse con il turismo.
  • Il terzo capitolo, scritto da Jérémie Gilbert, esamina la distanza che intercorre tra la proclamazione di leggi per la salvaguardia dei diritti delle popolazioni indigene e la loro effettiva esecuzione. Nei Paesi in cui queste norme sono state adottate spesso manca una loro reale implementazione.
  • Il quarto capitolo, elaborato da Naomi Lanoi Leleto, ripercorre il ruolo cruciale delle donne indigene nella promozione e nella protezione dei diritti delle loro comunità, che spesso le porta a subire abusi, violenze e assassinii.
  • Il quinto capitolo, redatto da Prabindra Shakya, approfondisce il legame tra i diritti collettivi delle popolazioni indigene e gli SDGs promossi dall’Agenda 2030. L’obiettivo è riuscire a garantire l’accesso alla terra, ai territori e alle risorse nel perseguire i Target per lo sviluppo sostenibile.

Il documento riesce quindi a riassumere lo stato dell’arte delle lotte delle popolazioni indigene per il riconoscimento legale e reale della loro identità, che non può esistere se non attraverso la connessione con le loro terre di origine. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile rappresenta un’ottima occasione per dare visibilità alle loro problematiche, perché affronta temi come la lotta alla povertà (Goal 1), la lotta contro il cambiamento climatico (Goal 13) ed altri argomenti che sono direttamente legati alla possibilità per le comunità indigene di poter continuare a risiedere nei loro territori seguendo le loro culture e le loro visioni del mondo. Lo stile di vita delle popolazioni ancestrali si basa però sui diritti collettivi legati all’educazione, alla salute e alla cultura: questi sono gli elementi che costituiscono “il cuore delle comunità indigene”, ha spiegato Harris, e “l’Agenda 2030 non li riconosce adeguatamente”. Per questo, secondo il Rapporto, i governi dovrebbero introdurre dei “meccanismi permanenti, aperti e inclusivi per la consultazione, la partecipazione e la rappresentanza” delle popolazioni indigene a livello locale, strumenti che potrebbero implementare la preziosa funzione svolta dagli SDGs.

di Milos Skakal

 

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Mercoledì 31 Marzo 2021

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