per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE

Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le Nazioni

In molti Paesi cresce la quota di ricchezza nelle mani dell’1% della popolazione. In Italia a partire dal 2015 migliora la situazione grazie alla ripresa del tasso di variazione del reddito familiare pro capite per il 40% più povero della popolazione e a quello per il totale della popolazione. Aumenta invece il rischio di povertà e permangono elevate le diseguaglianze territoriali e il divario di genere.

Alta sostenibilità – Bes: stiamo facendo troppo poco sul contrasto alle disuguaglianze

Importante iniziare a valutare nella misurazione del benessere anche le questioni legate a democrazia e diritti. Se ne è discusso su Radio Radicale nella rubrica ASviS condotta da Manieri e Viettone, ospiti Maggino, Sabbadini, Speroni. [VIDEO]    26/4/22

Il 21 aprile l’Istat ha pubblicato la nona edizione del Rapporto sul benessere equo e sostenibile (Bes). Dallo studio emerge un’Italia spaccata, dove crescono le sofferenze e dove i giovani non sembrano così soddisfatti di vivere nel proprio Paese. Inoltre, molti divari negli ultimi anni si sono allargati, anche per via della pandemia. La puntata di “Alta sostenibilità”, andata in onda su Radio Radicale il 25 aprile e condotta da Valeria Manieri ed Elis Viettone, è stata l’occasione per fare il punto della situazione sul tema, grazie alla presenza degli ospiti: Filomena Maggino (professoressa di Statistica sociale alla Sapienza Università di Roma), Linda Laura Sabbadini (direttrice centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell'area delle statistiche sociali e demografiche dell'Istat), Donato Speroni (senior expert per la comunicazione dell'ASviS).

Donato Speroni, senior expert per la Comunicazione dell'ASviS

Speroni ha dedicato la prima parte del suo intervento allo strumento del Bes: “Per chi si occupa di sviluppo sostenibile questi indicatori di benessere collettivo sono importantissimi, perché la sostenibilità senza misurazione non esiste. Le misure non possono essere ridotte al Pil o al reddito pro capite poiché devono valutare tanti altri aspetti che insieme formano la soddisfazione delle persone. Il Bes è stato concepito attraverso un meccanismo di coinvolgimento delle categorie, con una commissione scientifica che sceglieva gli indicatori disponibili capaci di valutare il benessere. Un processo importante, che ha dato un peso non solo di tipo statistico a questo strumento. Mi chiedo”, si è interrogato Speroni rivolgendosi a Sabbadini e Maggino, “se questo metodo non debba essere seguito anche in futuro per rendere sempre più efficace il Bes. La seconda domanda ha un impatto politico: abbiamo degli ottimi indicatori, ma quanto vengono utilizzati dalla politica per fare delle scelte diverse e più sostenibili?”

Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell'area delle statistiche sociali e demografiche dell'Istat

“Il Rapporto Bes è molto ricco e rende bene la complessità degli ultimi due anni che sono stati incredibili, basti pensare al crollo del Pil e dell’occupazione per via della pandemia il primo anno e alla crescita economica del secondo, che ci ha fatto recuperare il tasso di occupazione, anche se con diverse contraddizioni”, ha dichiarato Sabbadini. “Alla crescita e ad aumenti di determinati aspetti del benessere corrispondono infatti diverse criticità in termini di equità, un effetto di problemi nuovi e di vecchi che ci portiamo dietro da tempo. La posta che ora è in gioco, in questo terzo anno in cui si è aggiunto anche l’interrogativo della guerra in Ucraina, è quella avere crescita ed equità insieme: una sfida che non dobbiamo abbandonare. Nonostante le capacità di resilienza mostrate, noi ci ritroviamo ancora oggi in una situazione dove la povertà è cresciuta, soprattutto al Sud e tra i bambini, e dove è forte la condizione di disagio psicologico giovanile. Non siamo sufficientemente attrezzati su questo fronte. Bisogna tenere la barra dritta sulle politiche di contrasto alle disuguaglianze. Quello che emerge forte è proprio questo: non stiamo facendo abbastanza sulle disuguaglianze e ne dobbiamo combattere di nuove, pensiamo che il 17% dei bambini non ha potuto usare la didattica a distanza nelle scuole primarie. Un problema enorme, anche perché siamo in contesto dove le competenze sono crollate”. Alla domanda di Manieri sull’efficacia del Pnrr per affrontare questi problemi strutturali, anche alla luce della crisi creata dal conflitto in Ucraina, Sabbadini ha replicato: “Avremmo dovuto investire di più sulle politiche sociali e le disuguaglianze. Certamente bisognerà affinare gli strumenti di contrasto relativi alla povertà assoluta. Un aspetto fondamentale sarebbe che i 12 domini che compongono il Bes, che più o meno trovano riscontro nei ministeri, venissero monitorati dai ministeri stessi. Per il futuro sarebbe opportuno inserire un nuovo dominio dedicato alla democrazia e ai diritti, perché più il clima sociale all’interno di un Paese si allontana da questi valori più il rischio del benessere della popolazione aumenta”.

Filomena Maggino, professoressa di Statistica sociale Università La Sapienza

Alle domande poste da Speroni ha risposto infine Maggino, che ha sottolineato la necessità di proseguire in un percorso condiviso con la società civile e il mondo della ricerca: “Il Bes uno strumento capace di descrivere la vita del Paese in termini di benessere, anche quando questo non c’è, con una batteria di indicatori che via via deve adeguarsi alla realtà, grazie anche alla condivisione tra mondo della ricerca e società civile. Altra questione è l’incisività di questi studi rispetto al mondo della politica, che deve prendere le decisioni. Da questo punto di vista, il Bes è un patrimonio non solo di conoscenza ma anche un patrimonio culturale che dobbiamo acquisire, soprattutto in politica. Serve un luogo dove questa visione sistemica sia in grado di trovare riscontro, e penso alla presidenza del Consiglio. Questa era un po’ quello che avevamo avviato con la cabina di regia Benessere Italia dove, per esempio, avevamo acquisito il patrimonio del Bes per capire quali interventi di lungo periodo adottare. Uno dei primi elementi che avevamo individuato era il potenziamento dei servizi territoriali alla persona, e questo nel 2019. La crisi sanitaria ci ha fatto capire che avevamo visto giusto. Osservare dunque bene i risultati che arrivano da questo strumento, prendendo decisioni coerenti, consente al Paese di essere maggiormente sostenibile. Sono poi molto d’accordo con quello che ha detto Sabbadini, sarebbe già utile che i ministeri prendessero a cuore i domini di riferimento. Questo consentirebbe di alleggerire il lavoro anche in termini di valutazione d’impatto”.

 

di Ivan Manzo

 

 

RIASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA – Alta Sostenibilità - Sviluppo sostenibile e il nuovo Rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile (Bes)

 Vai all'archivio delle puntate di Alta sostenibilità, la trasmissione di ASviS a cura di Valeria Manieri, Ruggero Po ed Elis Viettone, in onda il lunedì dalle 12:30 alle 13:00 su Radio Radicale.

Martedì 26 Aprile 2022

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale