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RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE

Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le Nazioni

Nel 2017 l’82% dell’incremento di ricchezza globale è andato a vantaggio dell’1% più ricco della popolazione, mentre oltre un miliardo di persone vive ancora con meno di 1,25 dollari al giorno. In Italia, le famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta sono quasi raddoppiate negli ultimi dieci anni (6,9% nel 2017), raggiungendo nel Mezzogiorno il valore più elevato (10,3%).

In molti Paesi Ocse i giovani di oggi saranno gli anziani in difficoltà domani

Il Rapporto Preventing Ageing Unequally mostra come il legame tra status socio-economico e salute sia determinante sin dai primi anni di vita sul percorso scolastico e l'inserimento lavorativo. In Italia i giovani sono i più penalizzati.

I cambiamenti demografici, l'aumento tendenziale delle diseguaglianze e una contrazione delle finanze pubbliche stanno incidendo in maniera significativa sulle prospettive future dei cittadini: con un'aspettativa di vita più lunga, famiglie meno numerose, nuovi modelli lavorativi e l'innalzamento dell'età pensionistica in molti Paesi, saranno proprio i giovani a trovarsi in contesti del tutto nuovi per la terza età.

Il Rapporto Preventing Ageing Unequally pubblicato oggi dall'Ocse mostra la correlazione tra una buona salute nei primi anni di vita e i successivi buoni risultati negli studi: insieme questi due fattori contribuiscono al raggiungimento in età adulta di salari più alti. Ecco perché le persone meno abbienti con lavori meno qualificati e stabili tendono anche ad avere condizioni fisiche peggiori, devono affrontare un rischio più alto di divenire poveri e se necessitano di cure alla persona costanti, queste risultano insufficienti o inappropriate.

Se il quadro per i giovani di oggi e anziani di domani non è dei più rincuoranti in due terzi dei 35 Paesi considerati dall'Ocse, sollevando complesse questioni sulle quali serve un impegno a lungo termine per interventi e politiche, per l'Italia si potrebbe riassumere che i ragazzi sono troppo pochi e ingiustamente più poveri, con un divario retributivo e di tutele decisamente a loro sfavore. Tra il 2000 e il 2016 il tasso di occupazione è aumentato del 23% tra i cittadini tra 55 e i 64, dell'1% per gli adulti tra i 54 e i 25 anni ed è precipitato dell'11% tra i giovani tra i 18 e 24. E anche l'andamento dei redditi a partire dal 1985 ha registrato per gli anziani tra i 60 e i 64 anni una crescita del 25% in più rispetto a quelli dei giovani dai 30 ai 34 anni. Diseguaglianze che si verificano durante il periodo di attività lavorativa per poi trasformarsi in disparità previdenziali, praticamente nel 100% dei casi, contro una media Ocse dell'85%, a causa, si legge nel Rapporto della "mancanza di una solida rete di sicurezza sociale".

Così discriminati per età e per genere, con le donne che percepiscono salari e relative pensioni del 20% in meno rispetto agli uomini e devono lasciare l'impiego per occuparsi dei figli, gli italiani rischiano entro il 2050 di divenire il terzo Paese al mondo per anzianità della popolazione nel mondo, dopo Giappone e Spagna.

Le indicazioni dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico tentano di investire ogni ambito che concorre alla formazione delle diseguaglianze a più livelli. Eccole in sintesi:

  • Iniziare le protezioni sociali sin dai primi anni di vita, specialmente per i bambini di famiglie disagiate, accompagnandoli nel percorso scolastico e di inserimento lavorativo e interrompendo così il circolo vizioso che lega salute e status socio-economico;
  • limitare l'impatto della perdita del posto di lavoro con politiche e servizi mirati;
  • fornire uguali opportunità di crescita professionale legata all'aggiornamento e accrescimento delle competenze,
  • migliorare le condizioni di lavoro per i più anziani, con specifiche normative sulla sicurezza, gli orari e le tutele;
  • raggiungere trasferimenti pensionistici adeguati attraverso la combinazione di tutele legate all'età, pensione maturata, gestioni pensionistiche private e riscatto degli anni di studi o di leva militare;
  • agire verso l'unificazione del sistema pensionistico per tutti i lavoratori;
  • ridurre le diseguaglianze riguardo alla possibilità di avvalersi di cure alla persona a lungo termine.

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di Elis Viettone

 

 

mercoledì 18 ottobre 2017
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