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RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE

Ridurre l'ineguaglianza all'interno di e fra le Nazioni

In molti Paesi cresce la quota di ricchezza nelle mani dell’1% della popolazione. In Italia a partire dal 2015 migliora la situazione grazie alla ripresa del tasso di variazione del reddito familiare pro capite per il 40% più povero della popolazione e a quello per il totale della popolazione. Aumenta invece il rischio di povertà e permangono elevate le diseguaglianze territoriali e il divario di genere.

Ocse: come affrontare le migrazioni del 21esimo secolo

Cambiamento climatico, demografico e tecnologico, crisi geopolitiche, megadati e aziende “superstar” sono le tendenze da tenere in considerazione per elaborare politiche per un’integrazione che funzioni.  29/1/20

Il 16 e il 17 gennaio 2020 si è tenuto a Parigi il forum dell’Ocse su migrazione e integrazione dal titolo “Making migration and integration policies future ready”, cui hanno preso parte tutti Paesi della sfera Ocse e alcuni Paesi selezionati al di fuori di questa. I partecipanti si sono confrontati sulle opportunità e sulle sfide future della migrazione e dell’integrazione, sviluppando diversi scenari e tendenze possibili, in base a variabili socio-economiche e sociali prevedibili.

Nel dossier “Strategic foresight. Towards 2035. Making migration and integration policies future ready”, diffuso dall’Ocse in occasione del convegno, l’analisi risponde alla necessità di affrontare politicamente le sfide della migrazione nel 21esimo secolo, ipotizzando alcune tendenze generali per i prossimi due decenni. Tra le possibili cause scatenanti troviamo: i cambiamenti climatici, demografici e tecnologici, l’instabilità geopolitica, l’uso dei megadati da parte di governi e intelligence e la centralità delle aziende cosiddette “superstar” (imprese che guidano la crescita della produttività e contribuiscono a una quota maggiore dei contributi fiscali) che da sole producono enormi percentuali di ricchezza puntando sulle nuove tecnologie.

Gli scenari individuati suggeriscono che i Paesi Ocse continueranno a essere meta principale di immigrazione, a causa di crisi geopolitiche e ambientali in Medio Oriente, Africa e Sud America, che forniranno nuova manodopera resa necessaria dall’invecchiamento della popolazione locale. Lo sviluppo tecnologico, d’altro canto, renderà il lavoro sempre più robotizzato, mettendo a rischio di automazione il 14% dei posti di lavoro totali in 32 Paesi Ocse, mentre il 32% delle occupazioni potrebbe subire cambiamenti significativi nel modo in cui viene svolto. L’uso dei megadati da parte dei governi e delle aziende “superstar”, invece, potrebbe portare, da una parte il miglioramento del processo di integrazione sul lavoro, grazie a una pre-selezione dei candidati che vengono dall’estero, e dall’altra metterebbe a rischio il diritto alla privacy.

Questi scenari, secondo il dossier, “agevolano la discussione su cosa potrebbe accadere in futuro e aiutano ad ampliare la comprensione di come le diverse tendenze interagiscono tra loro”, al fine di elaborare strategie di accoglienza e di integrazione vincenti. Infatti, sebbene non sia semplice elaborare politiche “pronte per il futuro”, il documento raccomanda ai policy maker di riconoscere l’impatto delle tendenze generali e di agire di conseguenza oggi e in futuro. Si rende necessario, infatti:

  • migliorare fin da ora la misurazione e l’analisi dell’integrazione;
  • creare partnership strategiche con i nuovi stakeholder e con i Paesi di origine dei migranti;
  • fare scelte tecnologiche oculate e sagge e ripensare i processi alla luce delle nuove tecnologie disponibili;
  • rendere flessibili gli obiettivi politici;
  • considerare la migrazione e l’integrazione in modo trasversale rispetto agli altri settori, come educazione e sanità;
  • fare scelte politiche a lungo termine da rivalutare continuamente alla luce dei fatti; favorire l’integrazione sociale, coinvolgendo tutti i settori della società e garantendo il coordinamento tra le autorità pubbliche a tutti i livelli;
  • accrescere e realizzare il potenziale dei migranti accolti;
  • costruire sistemi di immigrazione trasparenti e comprensibili a tutti;
  • mantenere la proprietà dei dati personali per motivi di privacy;
  • incentivare le analisi di governo lungimiranti sul futuro della migrazione e sviluppare strategie di comunicazione attive sul tema;
  • usare strumenti di analisi anticipatoria come l’intelligence e creare piani di emergenza in anticipo.

 

di Viola Brancatella

Mercoledì 29 Gennaio 2020
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