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CITTÀ E COMUNITÀ SOSTENIBILI

Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

Tra il 2000 e il 2014, la percentuale della popolazione urbana globale che vive in baraccopoli è diminuita dal 28,4 al 22,8%. In Italia circa il 75% della popolazione vive attualmente in aree urbane e la percentuale è destinata a crescere. Nei prossimi 20 anni, infatti, si calcola che l’80% della popolazione sarà ospitata dalle grandi città.

Articoli

Protezione e promozione del patrimonio e sviluppo sostenibile

di Giulia Avanza, Centro ASK, Università Bocconi

Dai Buddha di Bamyan a Palmira, passando per il Museo del Bardo e Dura Europos: la drammaticità degli avvenimenti degli ultimi anni restituisce attenzione al patrimonio culturale, riaprendo ancora una volta il confronto sulla natura del suo valore – materiale e intangibile – e sulle politiche nazionali e internazionali necessarie a rendere la cultura e il patrimonio cardini dei processi di sviluppo sostenibile. Nel definire i contenuti dell’agenda per lo sviluppo sostenibile, la comunità internazionale è richiamata a un’azione globale di salvaguardia del patrimonio che sappia tener conto dell’elevato valore sociale e politico che lo caratterizza. Il target 11.4, infatti, esorta a Rafforzare le azioni per la protezione e promozione del patrimonio culturale e naturale, indicandolo come elemento contributore alla creazione di città e territori inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili.
Luglio-Agosto 2016

Come spesso sentiamo ripetere, l’Italia è il Paese con il maggior numero di proprietà inserite nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO: ben 51 siti, di cui 4 naturali e 47 culturali. Ad arricchire il quadro dei riconoscimenti internazionali, si aggiungono 6 Patrimoni orali e immateriali dell'umanità, 6 beni iscritti al Registro della Memoria del Mondo e 14 Riserve della Biosfera.
A livello nazionale, l’Italia protegge il proprio equilibrio ambientale e la biodiversità attraverso la tutela di 871 aree naturali protette, estese su circa il 10% del territorio nazionale e ripartite in più di 3 milioni di ettari di superficie terrestre e oltre 2,8 milioni di superficie marina (1). È altresì recente la riscoperta delle antiche vie di collegamento tra siti di interesse storico, culturale e religioso (un esempio su tutti è rappresentato dalla rivitalizzazione della via Francigena). Inoltre, le sempre acclamate tradizioni eno-gastronomiche hanno trovato meccanismi di tutela attraverso i disciplinari europei DOCG, DOC, DOP, IGT e IGP, in crescente diffusione.

Tra i beni immobili, si registrano oltre 6.000 luoghi della cultura (2), una ricchezza pubblica, ecclesiastica e privata vastissima e distribuita in tutto il paese. La valorizzazione del patrimonio, tema centrale dall’attuale trasformazione del MiBACT, è supportata da una molteplicità di iniziative di promozione turistico-culturale. Ne sono esempio le denominazioni Borghi più belli d’Italia (257 borghi nel 2016) o Comuni Bandiera Arancione (213 bandiere nel 2016), e l’ampio supporto della cittadinanza ad associazioni no-profit come il FAI (che nel 2013 ha contato 101 mila tra iscritti e donatori e ha ricevuto oltre 200.000 segnalazioni nella campagna Luoghi del cuore (3)), il Touring Club Italiano (i cui volontari hanno reso possibile, nel 2015, la fruizione di 69 luoghi Aperti per Voi (4)), e Italia Nostra. Tutto ciò testimonia una forte partecipazione civica e una diffusa sensibilità ai temi della tutela e della conservazione.

Questo scenario, appena abbozzato, mostra la rilevanza simbolica, sociale ed economica di primo piano che le tradizioni culturali e il patrimonio conservano nel nostro paese. Non a caso, l’Italia è una delle poche nazioni al mondo ove la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale sia sancita della Costituzione stessa (articolo 9). Nonostante un cambio di passo recente per iniziativa di molti operatori pubblici e privati, a partire dal MiBACT, resta diffusa la sensazione di una mancanza di visione politica strategica di conservazione e promozione partecipate, in linea con la ricchezza e la qualità del patrimonio. L’individuazione di indicatori utili  per misurare il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile contribuisce da questo punto di vista ad aprire una riflessione sistematica e articolata sui modi in cui il patrimonio materiale e quello immateriale possano contribuire allo sviluppo sostenibile.

Il governo italiano è tra i maggiori sostenitori dell’UNESCO, sia dal punto di vista finanziario che organizzativo, ed è proprio dall’agenzia culturale delle Nazioni Unite che potrebbe mutuare alcune delle linee strategiche e gli strumenti valutativi utili a restituire alla cultura un ruolo centrale nello sviluppo sostenibile delle nostre città, dei territori e del Paese.
Già nel 2005, la Convenzione UNESCO per la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali invocava l’integrazione di politiche culturali nelle agende di sviluppo nazionale e internazionale, identificando nella cultura un elemento fondamentale per la sostenibilità dello sviluppo e per l’affermarsi di società pacifiche, inclusive e rispettose delle diversità culturali, area di interesse dell’attuale obiettivo 16. 

La stessa Convenzione del 2005 è stata anche il punto di partenza per la formulazione del CDIs – Culture for Development Indicators, uno strumento di misurazione del contributo della cultura ai processi di sviluppo. Il CDIs pone l’accento sulla molteplicità di settori sui quali la cultura ha impatto e si compone di 22 indicatori raggruppati in 7 dimensioni chiave di policy: Economia, Istruzione, Governance, Partecipazione Sociale, Pari Opportunità, Comunicazione e Patrimonio. Nel complesso, gli indicatori CDIs non solo forniscono uno strumento di lettura delle aree alle quali la cultura può contribuire, ma hanno inoltre il merito di individuare gli ambiti di successo indispensabili affinché la Cultura stessa si mantenga vitale, accessibile, dinamica, equa. In una sola parola: sostenibile.

Ciascun indicatore è calcolato attraverso una complessa analisi. Ad esempio, l’indicatore Sostenibilità del patrimonio si articola in 46 voci, ricongiungibili a 3 componenti chiave:

  • Esistenza e sviluppo di registri nazionali e internazionali e relative iscrizioni;
  • Attività volte alla protezione, conservazione, tutela e gestione del patrimonio, in sintonia con azioni per il coinvolgimento dei portatori di interesse e la sostenibilità dei beni;
  • Strategie adottate per sensibilizzare e creare supporto a favore della salvaguardia e rivitalizzazione del patrimonio.

Dai tre ambiti individuati, si evince l’importanza attribuita alla relazione tra patrimonio e società, non più relegabile a bisogno secondario ma ritenuta di eguale rilevanza rispetto alla conservazione fisica. Questo legame con la società si declina anche nella tutela dei saperi e dei mestieri tradizionali, risorse culturali e al contempo economiche all’attenzione degli obiettivi 8 e 12, votati anche alla promozione della cultura e dei prodotti locali attraverso politiche pubbliche sostenibili che generino occupazione.

Per più informazioni riguardo la metodologia CDIs, si veda http://en.unesco.org/creativity/cdis
Per uno sguardo approfondito sulla costruzione degli indicatori CDIs, si veda http://en.unesco.org/creativity/development-indicators/toolbox
Per la banca dati delle prime implementazioni internazionali, si veda en.unesco.org/creativity/development-indicators/explore-digest
Per un dettagli di una misurazione nazionale, si veda Bosnia ed Erzegovina http://en.unesco.org/creativity/development-indicators/explore-digest

 

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