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CITTÀ E COMUNITÀ SOSTENIBILI

Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

Circa 3,5 miliardi di persone vivono in città, numero destinato a lievitare a cinque miliardi nel 2030. La situazione italiana risulta peggiore di quella del 2010 ma dal 2015 si segnala una ripresa dovuta al miglioramento della quota di rifiuti urbani conferiti in discarica sul totale della raccolta (dal 56,80% del 2006 al 23,40% del 2017). In calo la concentrazione di PM2.5 e PM10 nelle aree urbane, che si riduce rispettivamente del 37% e del 25% rispetto al 2006. Cresce invece l’indice di abusivismo edilizio.

In Italia aumentano i fenomeni meteorologici estremi e i comuni colpiti

Secondo l’Osservatorio CittàClima di Legambiente, gli impatti più rilevanti si sono verificati in 602 comuni italiani, 95 in più rispetto allo scorso anno: “approvare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”.   26/11/21

Record di caldo, grandinate estreme, violente trombe d’aria e alluvioni: i dati sull’accelerazione di questi fenomeni in Italia sono sempre più preoccupanti. È quanto emerge dal nuovo Osservatorio CittàClima realizzato da Legambiente con il contributo del Gruppo Unipol e la collaborazione scientifica di Enel Foundation, dal titolo “Il clima è già cambiato”, pubblicato il 22 novembre, che raccoglie e mappa annualmente le informazioni sui danni provocati in Italia dai fenomeni climatici, con dati e approfondimenti su città e territori. Nel 2021 si è aggiunto il monitoraggio delle grandinate estreme e un focus su impatti e interventi di adattamento delle infrastrutture elettriche e ferroviarie.

La mappa del rischio climatico. Sono 602 i Comuni dove si sono registrati eventi climatici estremi (+95 rispetto allo scorso anno, quasi +18%), riportati sulla mappa del rischio climatico di Legambiente, suddivisi secondo alcune categorie principali utili a capire i rischi nel territorio italiano: allagamenti, frane, esondazioni, danni alle infrastrutture, al patrimonio storico, provocati da trombe d’aria o da temperature estreme. I fenomeni meteorologici estremi, dal 2010 al 1 novembre 2021, sono 1.118, 133 nell’ultimo anno, segnando un +17,2% rispetto alla passata edizione del rapporto: 486 casi di allagamenti da piogge intense, 406 casi di stop alle infrastrutture da piogge intense con 83 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 308 eventi con danni causati da trombe d’aria, 134 eventi causati da esondazioni fluviali, 48 casi di danni provocati da prolungati periodi di siccità e temperature estreme, 41 casi di frane causate da piogge intense, 18 casi di danni al patrimonio storico.

Le aree più colpite. Tra le città maggiormente interessate da fenomeni meteo estremi: Roma dove, dal 2010 al 1° novembre 2021, si sono verificati 56 eventi, nove solo nell’ultimo anno, di cui ben oltre la metà (32), hanno riguardato allagamenti a seguito di piogge intense. Altro caso importante è quello di Bari con 41 eventi, principalmente allagamenti da piogge intense (20) e danni da trombe d’aria (18). Milano con 30 eventi totali, dove sono state almeno 20 le esondazioni dei fiumi Seveso e Lambro in questi anni. Il Rapporto 2021 individua anche 14 aree del Paese dove si ripetono con maggiore intensità e frequenza alluvioni, trombe d'aria e in alcuni casi negli stessi territori ondate di calore.  Nella  costa romagnola e nord delle Marche e nella Sicilia orientale sono stati numerosi i record registrati nel corso del 2021: a Siracusa l'11 agosto, si è raggiunto il record europeo di 48,8 °C.

L’Italia è uno dei Paesi più delicati del mondo dal punto di vista idrogeologico: poco più del 4% del territorio italiano si trova in un’area ad elevato pericolo di alluvioni, l’8,4% in uno scenario di pericolosità media, un altro 10,9% a pericolosità bassa. In totale, oltre due milioni di persone sono esposte a rischio elevato e 6,1 milioni a pericolo medio. (Rapporto Rendis 2020 di Ispra). L’Italia si trova, infatti, al centro di un’area, il Mediterraneo, considerata dagli scienziati un hotspot del cambiamento climatico.

Accelerare sul Piano nazionale di adattamento. Di fronte a questo quadro, Legambiente torna a ribadire l’urgenza di approvare quanto prima il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. “Dopo sette anni”, si legge nel Rapporto, “siamo ancora in attesa che il nostro Paese si doti di uno strumento che individui le aree a maggior rischio e le priorità di intervento per orientare in modo efficace le politiche”. Una buona notizia è che il Ministero della Transizione Ecologica ha dato avvio al “Programma sperimentale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano”.

La Commissione Europea ha adottato già nel 2013 la “Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici dell’Ue”, al fine di aiutare i Paesi a pianificare le proprie attività in questo senso, e per rafforzare la resilienza ha previsto lo stanziamento di specifici fondi. Sono 23 i Paesi Ue, con l’aggiunta del Regno Unito, che hanno adottato un piano nazionale o settoriale di adattamento al clima e tra questi non vi è l’Italia. Investire nell’adattamento climatico può generare notevoli vantaggi economici. L’Italia, si osserva nello studio, ha speso un’enorme quantità di soldi in questi decenni per rincorrere i danni provocati da alluvioni, piogge e frane, a fronte di poche risorse spese per la prevenzione.

 

Consulta l’Osservatorio CittàClima

Vedi la Mappa del Rischio climatico

 

di Monica Sozzi

Venerdì 26 Novembre 2021

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