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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale l’impronta ecologica cresce a un ritmo maggiore del Pil. L’Italia registra progressi nell’indice di circolarità della materia e nella percentuale di riciclo dei rifiuti, è costante la diminuzione del consumo di materiale interno per unità di Pil. È il Lazio la regione che mostra l’avanzamento più incisivo.

L’Italia e il Goal 12: bene l’economia circolare, migliora il riciclo dei rifiuti

Il Rapporto ASviS raccomanda di rivedere l’imposizione fiscale sui consumi, diversificandola in base agli impatti sociali e ambientali dei prodotti. L’indice ASviS colloca l’Italia al secondo posto in Europa. [VIDEO] 3/11/20

Le politiche per il Goal 12: a che punto siamo

L’evoluzione normativa relativa alla produzione e al consumo sostenibili ha avuto come principale protagonista la legislazione europea, a partire dal Programma della Commissione Europea 2019- 2024 per “Un’Unione più ambiziosa”, di cui i primi due punti (Green Deal e Un’economia che funzioni per le persone) perseguono esplicitamente la sostenibilità ambientale e sociale. Questa impostazione è stata ribadita con il Programma Next Generation Eu, varato per affrontare la crisi e rilanciare l’economia e la società in Europa. Tra le iniziative europee di maggior rilievo per il passaggio ad una economia circolare e più sostenibile da tutti i punti di vista si segnalano poi:

  • il Piano d’azione per l’economia circolare, adottato dalla Commissione Europea l’11 marzo 2020, con misure che riguardano l’intero ciclo di vita dei prodotti, per rendere l’economia più sostenibile e rafforzarne la competitività proteggendo l’ambiente e i diritti dei consumatori, anche attraverso l’innovazione e la digitalizzazione;
  • la Strategia “Dal produttore al consumatore. Il nostro cibo, la nostra salute, il nostro pianeta, il nostro futuro”, diretta ad accrescere la sostenibilità del sistema agroalimentare europeo ponendo obiettivi ambientali e sociali quantificati da conseguire entro il 2030 insieme all’intensificazione della lotta contro gli sprechi alimentari, alla realizzazione di maggiori investimenti in ricerca e innovazione e alla promozione della transizione verso sistemi alimentari sostenibili a livello globale;

Sul versante nazionale, la Legge di Bilancio 2020 è meno disorganica e frammentaria della precedente, soprattutto per quanto riguarda la produzione responsabile, ma dà poco spazio al tema del consumo responsabile, strumento essenziale di mobilitazione e pressione dal basso verso la sostenibilità. Quasi tutti i Target del Goal 12 sono toccati dalla Legge, anche se è sorprendente l’assenza di provvedimenti specifici per il Target 12.4 sulla gestione eco-compatibile delle sostanze chimiche, l’unico Target del Goal 12 che, per l’Agenda 2030, deve raggiungere risultati nel 2020. Tra i commi rilevanti, si segnalano:

  • i commi 85-99, che recano misure per un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo di un Green New Deal italiano, istituendo fondi di dotazione mirati, interventi per l’imprenditoria femminile e giovanile, Zone economiche ambientali e, inoltre, finalizzando il Fondo rotativo per la ricerca e autorizzando l’emissione di Green bond;
  • il comma 123, che favorisce investimenti innovativi nelle imprese agricole, e il comma 522, che sostiene la promozione di filiere e distretti di agricoltura biologica. Le misure appaiono tuttavia insufficienti a ridurre gli sprechi e le perdite alimentari lungo i diversi stadi della filiera. Non è stata invece rifinanziata la Legge 166/16 all’Art. 12: “Finanziamento degli interventi per la riduzione dei rifiuti alimentari”;
  • i commi 634-658, che scoraggiano il consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego e incentivano le aziende produttrici di manufatti in plastica biodegradabile e compostabile. Si segnala però che il successivo Decreto “Rilancio” ha rinviato l’entrata in vigore della plastic tax al 1° gennaio 2021;
  • i commi 14-15, 24-25 e 27, che prevedono contributi ad imprese per investimenti finalizzati all’economia circolare, alla decarbonizzazione dell’economia, alla riduzione delle emissioni, al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, nonché alla riqualificazione e formazione continua dei lavoratori, per accompagnare l’innovazione;
  • il comma 553, che istituisce un Fondo per progetti di sviluppo infrastrutturale o di riqualificazione del territorio per i comuni delle isole minori, anche ai fini dello sviluppo del turismo sostenibile;
  • il comma 98, che istituisce una Commissione per lo studio delle proposte per la transizione ecologica, per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi e per rendere permanente lo sviluppo di un Green New Deal italiano, sostenendo l’innovazione e gli investimenti in ricerca e lo sviluppo delle infrastrutture per la riconversione ecologica, per una riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030.

Va poi segnalato che il 10 marzo 2020 il ministero dell’Ambiente ha varato il Decreto su “Criteri ambientali minimi per il servizio di ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari” (Cam), che fa riferimento a diversi settori della ristorazione collettiva (scolastica, degli uffici, delle università e delle caserme, delle strutture ospedaliere, assistenziali, sociosanitarie e detentive) e alla fornitura delle derrate alimentari. Si tratta di interventi molto rilevanti in direzione dell’utilizzo del Green Public Procurement, che sono entrati in vigore all’inizio di agosto. Per la prima volta tra i Cam obbligatori per le forniture sono inclusi anche i prodotti del commercio equo e solidale (cacao, banane e frutta esotica, tè e tisane, zucchero e caffè).

Per favorire la produzione responsabile, il 31 gennaio 2020 è stato approvato il nuovo Codice di corporate governance per le società quotate in Borsa Italiana, che dovrà essere applicato dal 2021. Il nuovo Codice intende stimolare le società quotate ad adottare strategie sempre più orientate alla sostenibilità. All’organo di amministrazione è attribuita la responsabilità di integrare gli obiettivi di sostenibilità nel piano industriale, nel sistema di controllo interno e di gestione dei rischi e nelle politiche di remunerazione.

Leggi tutti gli sviluppi normativi sul Goal 12

 

L’Europa e il Goal 12

A livello europeo[1], il valore dell’indice composito relativo al Goal 12 rilevato per il 2018 è superiore al livello del 2010 per tutti i Paesi, con una distanza tra il primo (Olanda) e l’ultimo in graduatoria (Estonia) pari a 40 punti. I Paesi che mostrano il più ampio miglioramento nel corso del tempo sono Lituania e Lettonia, entrambe grazie all’incremento del tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani. L’Italia si attesta in seconda posizione, registrando un costante miglioramento di tutti gli indicatori elementari, ad eccezione di quello relativo alla produzione di rifiuti, che rimane pressoché stabile nell’arco di tutto il periodo considerato. L’indicatore che più incide sulla graduatoria dei Paesi è quello relativo al tasso di riciclo dei rifiuti urbani.

 

L’Italia e il Goal 12

L’indicatore composito relativo al Goal 12 per l’Italia[2] aumenta significativamente tra il 2010 e il 2019 grazie al miglioramento di tutti gli indicatori elementari. In particolar modo, si osservano progressi importanti per l’indice di circolarità della materia e la percentuale di riciclo dei rifiuti, che con un valore di 49,8% si avvicina al target europeo per il 2020 (50%). Oltre a ciò, è in costante diminuzione il consumo materiale interno per unità di Pil (-27,5% rispetto al 2010).

Nel 2020, a causa della grave diminuzione del Pil, si assiste a un decremento della produzione di rifiuti urbani, il che determinerà, con tutta probabilità, un miglioramento dell’indicatore riferito a questo Goal.

In merito al Target 12.4 in scadenza quest’anno (“Entro il 2020, ottenere la gestione ecocompatibile di sostanze chimiche e di tutti i rifiuti in tutto il loro ciclo di vita, in accordo con i quadri internazionali concordati, e ridurre significativamente il loro rilascio in aria, acqua e suolo, al fine di minimizzare i loro effetti negativi sulla salute umana e l’ambiente”), l’indicatore utilizzato dall’Ispra per valutare lo stato di avanzamento (tonnellate di rifiuti speciali pericolosi avviati a operazioni di recupero) mostra, tra il 2014 e il 2018, un aumento di circa l’80%. Si riduce invece del 14% la quantità di rifiuti speciali pericolosi avviati a operazioni di smaltimento. Questi importanti miglioramenti sono stati conseguiti nonostante un aumento del 14% della produzione totale di rifiuti speciali pericolosi, il che segnala come l’Italia abbia fatto ampi passi avanti nella direzione indicata dal Target, sebbene non lo abbia raggiunto pienamente.

 

Le proposte dell’ASviS su “Consumo e produzione responsabili”


Produzione responsabile

  • L’Italia non deve rallentare l’impegno a dare rapida attuazione al Green Deal europeo, al programma Next Generation EU, al Just Transition Fund e alle misure previste da InvestEU per sostenere la transizione ecologica nelle piccole e medie imprese (Pmi). È importante quindi salvaguardare l’operatività delle Pmi, difendendendole da possibili attacchi della criminalità organizzata e fornendo sostegni finanziari indirizzati a favorire la loro transizione a modelli produttivi più innovativi e orientati all’economia circolare e alla gestione sostenibile di tutte le risorse, comprese quelle umane.
  • Va accelerata la transizione energetica, riducendo i Sussidi ambientalmente dannosi e trasformandoli in sostegni alla riconversione ecologica dei settori interessati e dell’intero sistema produttivo.
  • È urgente procedere all’estensione della rendicontazione non finanziaria, rendendola immediatamente obbligatoria per tutte le imprese con più di 500 addetti, per le imprese attive nei settori della distribuzione e delle utility, per le imprese partecipate dallo Stato, prevedendo una graduale estensione alle imprese di medie dimensioni (da 250 dipendenti) e alle società attive in settori ad alto impatto ambientale, incoraggiando la modalità di bilancio integrato.
  • Al fine di innovare i modelli di produzione delle imprese, aprendo a nuove opportunità occupazionali, si propone di: promuovere il mercato delle materie prime seconde e dei materiali provenienti da fonti rinnovabili, ridurre gli sprechi, favorire l’utilizzo di materiali con crescente percentuale di riciclato e la creazione di piattaforme di scambio; stimolare la progettazione e l’eco-design di prodotti disassemblabili, riciclabili e a ridotto impatto ambientale; favorire il recupero di acque reflue e l’uso efficiente dell’acqua riducendo perdite e adeguando le infrastrutture irrigue; prevedere incentivi fiscali per l’adozione delle certificazioni ambientali Emas/Ecolabel Ue.
  • È urgente varare un piano di investimenti per realizzare e/o potenziare, su tutto il territorio nazionale, impianti per il recupero e il riciclaggio della materia, il trattamento dei rifiuti e la loro selezione.
  • Per contrastare gli sprechi alimentari è urgente attuare la Decisione Delegata del 3 maggio 2019 per la misurazione degli sprechi alimentari, obbligatoria dal 2020, e attuare, se pur su base facoltativa, la misurazione delle eccedenze alimentari. Va poi rifinanziato l’art. 12 della Legge 166/16 (“Finanziamento degli interventi per la riduzione dei rifiuti alimentari”), dando mandato al Tavolo sugli aiuti alimentari indigenti e la lotta allo spreco alimentare, previsto dalla medesima normativa e insediato al Mipaaf, di redigere un position paper nazionale della strategia Farm to Fork. Infine, va promossa in tutti gli ambiti istituzionali, amministrativi, delle autorità sanitarie, la creazione di filiere agroalimentari che coinvolgano consumatori e organizzazioni no profit, come raccomandato a fine 2019 dalla piattaforma europea sulle perdite e gli sprechi alimentari.


Consumo responsabile

  • Nell’ambito della riforma del sistema fiscale, va rivista l’imposizione fiscale sui consumi, diversificandola in base agli impatti sociali ed ambientali dei prodotti, misurati impiegando indicatori standardizzati a livello nazionale; ciò consentirebbe di rendere i prodotti sostenibili più accessibili anche ai consumatori meno abbienti.
  • È necessario orientare maggiormente le scelte dei consumatori a favore della sostenibilità, ad esempio: definendo, per le principali categorie di prodotti durevoli di largo consumo, indicatori di riparabilità da evidenziare sulle confezioni; rendendo obbligatoria l’indicazione, su ciascun prodotto e relativo imballaggio, delle modalità di conferimento e riciclo; formando gli amministratori pubblici all’uso corretto del Green public procurement e monitorando la sua applicazione; approvando la legge nazionale sul commercio equo e solidale. Occorrono campagne di sensibilizzazione al consumo responsabile per la comprensione da parte dei cittadini del potere di mercato e di pressione che essi hanno sulle imprese. D’altra parte, la promozione di servizi online rivolti ai cittadini sulla sostenibilità delle imprese e per la promozione delle Pmi responsabili aiuterebbe ad accelerare il cambiamento di stili di consumo e di vita, con vantaggi sia per i produttori orientati allo sviluppo sostenibile, sia per la competitività del Sistema Paese.

 

Guarda tutte le proposte dell’ASviS su “Economia circolare, innovazione e lavoro”

Leggi il Position Paper del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12 su “Consumo e produzione responsabili”

 


Il Rapporto ASviS 2020 “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, presentato l’8 ottobre in occasione dell’evento di chiusura del Festival dello Sviluppo Sostenibile, valuta i progressi rispetto ai 17 Goal dell’Agenda 2030 e avanza proposte concrete, condivise dagli esperti delle 270 organizzazioni aderenti all’Alleanza, per portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile a livello ambientale, sociale, economico e istituzionale.

 

[1] La lista completa degli indicatori di base sui quali sono costruiti gli indicatori compositi europei è consultabile qui.

[2] La lista completa degli indicatori di base sui quali sono costruiti gli indicatori compositi nazionali è consultabile qui


a cura di Lucilla Persichetti

 

Leggi tutti gli articoli dell'iniziativa “Un Goal al giorno”:

L’Italia e il Goal 1: contro l’impoverimento serve una strategia integrata

L’Italia e il Goal 2: innovare il sistema food e tutelare le fasce deboli

L'Italia e il Goal 3: contro le pandemie creare un ecosistema globale del benessere

L’Italia e il Goal 4: stop al deficit di apprendimento aggravato dalla pandemia

L’Italia e il Goal 5: c’è bisogno di un Piano nazionale e di una Policy di genere

L’Italia e il Goal 6: investire in infrastrutture e garantire il diritto all’acqua

L’Italia e il Goal 7: rinnovabili unico settore energetico non intaccato dalla crisi

L’Italia e il Goal 8: tra i peggiori in Ue, quadro allarmante aggravato da crisi

L’Italia e il Goal 9: necessaria la digitalizzazione per ogni settore produttivo

L’Italia e il Goal 10: investire su infanzia, territori e coinvolgimento dei lavoratori

L’Italia e il Goal 11: aumentano abusivismo edilizio e sovraffollamento abitativo

L’Italia e il Goal 12: bene l’economia circolare, migliora il riciclo dei rifiuti

L’Italia e il Goal 13: necessario adeguare gli obiettivi nazionali ai target Ue

L’Italia e il Goal 14: forti ritardi nel recepimento delle politiche Ue per i mari

L’Italia e il Goal 15: serve un Piano nazionale di ripristino dei sistemi naturali

L’Italia e il Goal 16: disciplinare comunicazione online, servono equità e rispetto

L’Italia e il Goal 17: male l’Aps e meno importazioni da Paesi in via di sviluppo

Martedì 03 Novembre 2020
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