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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale l’impronta ecologica cresce a un ritmo maggiore del Pil. L’Italia registra progressi nell’indice di circolarità della materia e nella percentuale di riciclo dei rifiuti, è costante la diminuzione del consumo di materiale interno per unità di Pil. È il Lazio la regione che mostra l’avanzamento più incisivo.

Crimini ambientali: il 43,8% avviene in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia

Nel 2021 i reati contro l’ambiente non scendono sotto quota 30mila, nonostante un primo rallentamento dopo quattro anni di crescita, segnala il Rapporto Ecomafia. Nei campi oltre un quarto dei lavoratori è irregolare.   20/12/22

Il nuovo report “Ecomafia 2022, realizzato da Legambiente con il sostegno di Novamont ed edito da Edizioni Ambiente, fa una fotografia dello stato e dell’evoluzione della criminalità ambientale, economica e organizzata in Italia: dalle discariche abusive di rifiuti ai titoli di efficienza energetica, dall’abusivismo alle truffe sui bonus per l’edilizia, dallo smaltimento selvaggio al finto riciclo, dai fatturati illeciti ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).


 Il quadro che emerge dalla lettura del Rapporto Ecomafia 2022 continua a essere preoccupante. Basta leggere le storie delle indagini concluse da magistratura e forze dell’ordine, o quelle sulle “mutazioni” o sui nuovi inabissamenti da parte delle ecomafie descritti puntualmente da fonti istituzionali molto autorevoli, per comprendere il senso profondo del nostro allarme.
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente


Pur in calo (-12,3% rispetto al 2020) per il primo anno dopo quattro di continua crescita, le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto continuano a segnalare numeri impressionanti relativi agli illeciti accertati: 30mila i reati contro l’ambiente nel 2021, in media quasi 84 reati al giorno, circa 3,5 ogni ora. 89.858 se si considerano anche gli illeciti amministrativi, che per la prima volta è stato possibile analizzare nella loro distribuzione provinciale. Numeri strettamente legati alla tutela dell’ambiente, che dallo scorso 22 febbraio è entrata tra i principi fondamentali della nostra Costituzione, grazie alla riforma degli articoli 9 e 41.

Le filiere della criminalità ambientale. Il 31% del totale dei reati interessa la filiera del cemento che, pur in calo del 16,7%, resta in valore assoluto in testa alla classifica dei reati ambientali per tipologia di attività. Crescono tutti i numeri relativi ai fenomeni illegali nel ciclo dei rifiuti: in aumento dell’1,9% i reati contestati e in crescita ancor più arresti e sequestri. Stessa tendenza per gli incendi, che colpiscono in particolare il patrimonio boschivo del nostro Paese: +27,2%, con una superficie colpita dalle fiamme di oltre 159mila ettari (+154,8% sul 2020); in aumento anche le persone denunciate e quelle arrestate. In crescita poi la filiera ecocriminale dei reati a danno del patrimonio culturale, storico-artistico e archeologico: i furti di opere d’arte in Italia crescono del 20,4%. Diminuiscono del 24,1% i reati contro la fauna.

La classifica regionale e provinciale della criminalità ambientale. Il 43,8% degli ecoreati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto si concentra in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. La Campania, si conferma ancora al primo posto nella classifica generale, pur con un trend in calo rispetto al 2020. Al secondo posto, si colloca la Sicilia, seguita dalla Puglia. Sale di una posizione la Calabria; quinta posizione per il Lazio e sesta la Toscana. Prima regione del Nord è ancora la Lombardia. Da segnalare la crescita dei reati accertati in Liguria, che scala cinque posizioni, arrivando al nono posto. Nella classifica a livello provinciale, Roma scalza dalla prima posizione Napoli, che viene superata di misura anche da quella di Cosenza.

 

I delitti contestati.  Il Rapporto riporta il dato sui procedimenti penali istruiti dalle procure sulla base della legge 68/2015, con cui sono stati introdotti i delitti contro l’ambiente nel Codice penale: nel 2021 le inchieste sono state 878, sostanzialmente in linea con il dato del 2020, quando ne erano state censite 894. Il delitto in assoluto più contestato è quello di inquinamento ambientale, con 445 procedimenti penali, ma il maggior numero di ordinanze di custodia cautelare è scattato per l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, con 497 provvedimenti.

La corruzione ambientale. Anche quest’anno la corruzione è stata uno dei principali strumenti per commettere reati ambientali in Italia: dal 16 settembre 2021 al 31 luglio 2022, Legambiente ha censito 115 inchieste, con 664 persone arrestate, 709 persone denunciate e 199 sequestri. Le regioni a tradizionale presenza mafiosa mantengono il primato con il 51,3% delle inchieste sul totale nazionale: al primo posto la Campania (19), seguita da Calabria (16), Sicilia (13), Lazio, Lombardia (entrambi 12) e Puglia (11). A livello internazionale invece, l’Italia, occupando il 42esimo posto su 180 Paesi sulla base dell’Indice di percezione della corruzione elaborato da Transparency International, migliora di dieci posizioni rispetto al 2020, confermando l’andamento positivo degli ultimi anni, ma allo stesso tempo rimane ancora lontana dalla media europea e dagli esempi virtuosi di Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia, salde alle prime posizioni nel mondo.


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La criminalità economica. La criminalità economica contamina tutti i settori, dai rifiuti al cemento, dagli animali ai beni culturali fino all’agroalimentare, con una stima complessiva di fatturato illegale nel 2021 di 8,8 miliardi di euro.

Cala il fatturato criminale della gestione rifiuti dai 2,9 miliardi del 2019 all’1,7 del 2020. Leggeri ribassi anche per l’abusivismo edilizio (200 milioni in meno), la cosiddetta archeomafia (200 in meno), così come per la voce inquinamento ambientale (che comprende il business ricavato da altri reati ambientali: mala-depurazione, inquinamento del suolo, atmosferico ed elettromagnetico ecc.). L’agroalimentare è l’unica voce in crescita: quasi raddoppia e nel 2021 raggiunge 900 milioni. Stabile invece il mercato criminale legato all’ampia gamma di attività illegali che riguardano gli animali e la flora.

Ecomafia in Comune. Neanche la pandemia ha fermato le collusioni delle mafie con le amministrazioni locali. Anzi, i rischi aumentano in vista dei grandi investimenti del Pnrr, gestiti in gran parte dai Comuni. 14 i comuni sciolti per mafia nel 2021 e 7 nel 2022, a cui vanno aggiunti gli ultimi in ordine di arrivo, Anzio e Nettuno (Rm). Da notare che ben otto comuni, un terzo del totale, sono stati sciolti più volte, anche tre o quattro, e non molti anni fa. Per quanto riguarda i territori, si contano otto comuni sciolti in Calabria e sei tra Campania, Sicilia e Puglia. In particolare, va segnalato un considerevole aumento negli ultimi anni dei commissariamenti dei comuni siciliani e pugliesi.

Un focus sulle mafie nell’agro-alimentare. Il sesto Rapporto “Agromafie e caporalato”, a cura dell’Osservatorio Placido Rizzotto/Flai-Cgil, fotografa la situazione relativa allo sfruttamento lavorativo nel settore agro-alimentare e le criticità dei rapporti di lavoro dovute a contratti ingannevoli e a raggiri perpetuati a danno dei lavoratori.


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Il quaderno del sindacato dei braccianti segnala che in Italia più di un bracciante su quattro lavora ancora in nero. Quest’anno, infatti, sono state rilevate 230mila presenze irregolari nei campi italiani, di cui 55mila donne e in maggioranza stranieri. Il lavoro agricolo subordinato non regolare è radicato in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio con tassi di oltre il 40%. Nel Centro-Nord i tassi sono tra il 20/30%.

Il Rapporto ha rilevato per la prima volta anche l’emergenza di una nuova forma di caporalato: il caporalato industriale. Questa forma di caporalato 2.0 non riguarda più solo i lavoratori nei campi, ma risale lungo la filiera agroalimentare, prendendo la forma dell'appalto e del subappalto illecito in molti dei servizi legati all'agricoltura. Una truffa che si concretizza in una massiccia evasione di Iva, Irap e contributi Inps da parte delle pseudo-imprese appaltatrici e la possibilità di avvalersi di manodopera a costi bassissimi, in alcuni casi oltre il 40% in meno, ma con orari e ritmi di lavoro pesantissimi.

 

di Monica Sozzi

 

Fonte immagine: Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay

Giovedì 22 Dicembre 2022

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