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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia aumentano riciclo e raccolta differenziata e diminuisce il consumo di energia e materia, ma bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale.

Unep: il consumo di risorse è insostenibile e aumenta del 3,2% ogni anno

Dalla quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente di Nairobi arrivano numeri preoccupanti sulla perdita di servizi ecosistemici: nel 2017 prelevate 92 miliardi di tonnellate di materie prodotte dall’ambiente. 15/3/2019

Il prelievo sfrenato e insostenibile di risorse dall'ambiente è il principale responsabile della perdita di biodiversità e dei cambiamenti climatici. Se nulla dovesse essere fatto, se nessuna azione sostenibile sarà messa in campo nel più breve tempo possibile, allora i problemi legati alla produzione di cibo e agli eventi estremi sono destinati a ingigantirsi.

È quanto emerge dal “Global Resource Outlook 2019”, presentato il 12 marzo dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) a Nairobi, dove è in svolgimento (fino al 15 marzo) la quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull'ambiente (Unea).
 Il Rapporto analizza il modo in cui le risorse naturali sono state consumate dagli anni '70 a oggi. L'obiettivo è fornire ai decisori politici uno strumento efficace, che descriva nel dettaglio la situazione, in modo da pianificare al meglio le strategie da mettere in campo volte a far intraprendere la strada della sostenibilità.

Negli ultimi 50 anni, mentre la popolazione mondiale raddoppiava e il Pil globale si ingigantiva di quattro volte, l'estrazione di materiali dal capitale naturale passava da 27 miliardi di tonnellate a 92 miliardi di tonnellate (dato che fa riferimento all'anno 2017). Cifra che, a questi ritmi, crescerà del doppio entro l'anno 2060.
I processi di estrazione e lavorazione dei beni ambientali, compresi quelli utilizzati per la produzione di cibo, generano circa la metà delle emissioni di gas serra globali e sono responsabili del 90% della perdita di biodiversità.

“Lo studio mostra che stiamo utilizzando le risorse limitate di questo pianeta come se non ci fosse un domani. Questo modo di fare, ormai di lungo periodo, ha innescato le conseguenze legate ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità”, ha affermato Joyce Msuya, direttore esecutivo dell’Unep, che ha poi aggiunto: "Voglio essere franco, se non ci fermiamo ora non ci sarà un domani per tantissime persone”.

Dagli anni 2000 in poi il consumo di risorse non ha conosciuto tregua, aumentando a un ritmo pari al 3,2% annuo. Una crescita trainata dalla maggiore richiesta dei Paesi che sono stati investiti dal fenomeno del boom economico, in particolare quelli asiatici. I vecchi Paesi industrializzati continuano a non rappresentare un modello di riferimento, dove ogni persona per alimentare il proprio stile di vita consuma 9,8 tonnellate di materiali all’anno. Materiali che spesso provengono da parti distanti, un fattore che alimenta la produzione di gas serra e il degrado degli ecosistemi globali. Gli scenari per il futuro costruiti sui dati citati non sembrano promettere nulla di buono. Utilizzando le serie storiche, infatti, il Rapporto mostra come l’utilizzo delle risorse naturali aumenterà sempre di più. Ad esempio, da qui al 2060 rischiamo una riduzione del volume delle foreste globali del 10%, aspetto che inciderebbe non poco sul cambiamento climatico, facendo aumentare le emissioni del 43% rispetto ai livelli attuali.

Il sovrasfruttamento degli ecosistemi, dunque, rappresenta un costo altissimo che l’umanità sta pagando e che rischia di pagare sempre di più, e non solo sotto l’aspetto ambientale. Secondo lo “Innovative solutions for environmental challenges and sustainable consumption and production”, altro documento dell’Unep portato sul tavolo del dibattito a Nairobi, il valore monetario dei servizi ecosistemici persi tra il 1995 e il 2011 è compreso tra i 4mila e i 20mila miliardi di dollari. Le sole pratiche agricole, sostiene il documento, generano una perdita pari a circa 3mila miliardi di dollari, mentre l’inquinamento provoca un danno stimato in 4mila e 600 miliardi di dollari ogni anno.

 

di Ivan Manzo

venerdì 15 marzo 2019
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