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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia aumentano riciclo e raccolta differenziata e diminuisce il consumo di energia e materia, ma bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale.

Il World resources institute propone un’agenda contro lo spreco alimentare

Ogni anno oltre un miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato o perso. Dal Wri arrivano tre mosse per raggiungere il Target 12.3 dell’Agenda 2030 sul dimezzamento dello spreco alimentare nei tempi stabiliti. 9/9/2019

In che modo il nostro pianeta potrà sfamare quasi dieci miliardi di persone e contemporaneamente perseguire lo sviluppo sostenibile, affrontando adeguatamente la sfida del cambiamento climatico? Secondo il nuovo rapporto “Reducing food loss and waste: setting a global action agenda”, redatto dal World resources institute, la risposta è ridurre lo spreco alimentare.

Stando al Report, lo spreco alimentare è responsabile dell’8% delle emissioni di gas serra, nonché del consumo di un quarto dell’acqua utilizzata dall’agricoltura a livello mondiale ogni anno. In termini economici, ogni anno viene sprecata una quantità di cibo pari a 940 miliardi di dollari l’anno, mentre 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono perse o sprecate, in un mondo in cui una persona su nove è denutrita.

Il Rapporto, che può essere considerato un vero e proprio piano di azione globale, raccomanda un approccio “Target-measure-act”. In primis governi e aziende dovrebbero fissare degli scopi concreti, intesi come obiettivi da perseguire a livello globale. È necessario che tali soggetti facciano proprio il Target 12.3 dell’Agenda 2030: “Entro il 2030, dimezzare lo spreco alimentare globale pro-capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto”. 

Il secondo passo, “measure”, segue il motto “ciò che riusciamo a misurare, riusciamo a gestire”. Secondo il Report infatti spesso le nazioni e le aziende non hanno contezza dello spreco, ignorandone la quantità e le modalità; monitorando invece quanti alimenti e come il cibo viene effettivamente perso, è possibile affrontare efficacemente il problema. Proprio per questo il World resource institute ha lanciato nel 2016 un protocollo (The food loss and waste protocol’s accounting and reporting standard), che fornisce metodi per quantificare i rifiuti e gli sprechi di cibo, ma anche approcci per riportare e misurare i risultati a livello internazionale. 

Il terzo step è “agire”. Il documento stila una “to do list” rivolta ad ogni attore della filiera alimentare (governi, aziende e società civile), e raccomanda dieci interventi finalizzati ad impostare politiche e azioni finanziarie in grado di combattere lo spreco in tutta la catena di approvvigionamento. Dopo aver posto gli obiettivi e misurato il livello di spreco, si possono pianificare politiche e stabilire decisioni finanziarie adatte per ciascuna nazione. 

Il Report infine sottolinea quanto lavorare sull’obiettivo “spreco zero” in termini alimentari sia in accordo con altri obiettivi dell’Agenda 2030: sconfiggere la povertà (SDG 1), la fame (SDG 2), garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo (SDG 12) e lotta al cambiamento climatico (SDG 13). 

 

di Eleonora Angeloni 

 

lunedì 09 settembre 2019
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