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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia aumentano riciclo e raccolta differenziata e diminuisce il consumo di energia e materia, ma bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale.

L’economia dei rifiuti in Italia: a rischio i target Ue al 2035

Cresce la raccolta differenziata italiana, ma il Was report evidenzia deficit di capacità e impianti insufficienti. Aumentano gli investimenti ma sono concentrati nei territori più ricchi. 27/12/19

In Italia la raccolta differenziata aumenta, passando dal 55,9% del 2017 al 58,8% del 2018, ma gli impianti di trattamento dei rifiuti sono insufficienti, e se ne costruiscono sempre meno, anche per l’incertezza delle politiche pubbliche. Le aziende del settore crescono, ma gli investimenti restano concentrati nei territori più ricchi del Nord. È il quadro che emerge dal report annuale 2019 di Was – Waste strategy, il think thank di Althesys sulle strategie di gestione dei rifiuti, dal titolo “L’industria del waste management in Italia: quadro competitivo, scenari impiantistici, innovazione”, presentato il 28 novembre a Roma.

I termovalorizzatori non hanno visto incrementi significativi negli ultimi anni. Gran parte dei nuovi impianti previsti è rimasta sulla carta. Secondo il Rapporto, senza nuove costruzioni entro il 2035 si perderà circa la metà dell’attuale capacità. Questo impedirebbe all’Italia di raggiungere i target Ue al 2035 che prevedono, secondo le ultime direttive sull’economia circolare, il 65% di riciclo dei rifiuti urbani e il limite del 10% al conferimento in discarica. Le infrastrutture dovranno crescere perché il raggiungimento di quegli obiettivi comporterà un aumento sensibile della raccolta differenziata (dal 55% del 2017 al 76% nel 2035) e del riciclo (dal 42% al 65%), ma anche del recupero energetico (dal 18% al 25%).

Per i rifiuti organici gli impianti sarebbero sufficienti ma sono distribuiti male sul territorio nazionale: molti al Nord e pochi al Sud. Il contesto di incertezza politica e normativa che condiziona il settore si riflette sul numero di operazioni straordinarie realizzate: le iniziative mappate per il 2018 sono state 23, in calo rispetto alle 28 del 2017 e alle 45 del 2016.

Il valore della produzione dei 124 maggiori operatori dei rifiuti urbani in Italia ha raggiunto nel 2018 9,18 miliardi di euro, con un aumento del 4,9% rispetto all’anno precedente. Le imprese attive nella raccolta operano in 4.143 Comuni italiani (52,1% del totale), servono 40,5 milioni di abitanti (quasi il 70% della popolazione) e gestiscono 22,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (il 75,5% di quelli prodotti nel 2017).

Nel 2018 gli investimenti dei 124 operatori hanno raggiunto 477,5 milioni di euro, in aumento del 17,4% rispetto al 2017. Le tre grandi multiutility pesano per il 44% del totale. Da sole, raccolgono il 22% dei rifiuti e servono il 21% degli abitanti, realizzando nel 2018 il 30% del fatturato del settore. Non si risolvono, invece, le criticità riscontrate dagli operatori metropolitani che, pur occupando il 17% del settore (con 7,2 milioni di abitanti e il 19% dei rifiuti urbani raccolti), scontano la carenza di impianti. Le piccole e medie utility, invece, continuano a presidiare con buoni risultati i rispettivi ambiti locali, coprendo il 44% del totale e realizzando più di due miliardi di fatturato (22%). Hanno raccolto 5,7 milioni di tonnellate e servito 10,1 milioni di abitanti. Gli operatori privati, con il 16% dei rifiuti raccolti, hanno servito il 23% dei Comuni, incidendo per il 14% del valore della produzione totale.

 

di Andrea De Tommasi

 

Venerdì 27 Dicembre 2019
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