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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia aumentano riciclo e raccolta differenziata e diminuisce il consumo di energia e materia, ma bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale.

Edilizia: bene l’Europa sui rifiuti ma serve più impegno per l’economia circolare

Sugli scarti da costruzione e demolizione molti Paesi in linea con gli obiettivi 2020. Necessario però migliorare la qualità del riciclo e ridurre la pericolosità dei materiali. La fotografia del settore nell’ultimo rapporto Eea. 28/1/20

Nonostante tassi di recupero elevati, il settore europeo dell’edilizia dovrà essere ancora più ambizioso nelle sue pratiche di gestione dei rifiuti se vorrà abbracciare pienamente l’economia circolare. È quanto emerge dal rapporto “Construction and demolition waste: challenges and opportunities in a circular economy”, pubblicato il 13 gennaio e redatto congiuntamente dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eaa) e dall’European topic center on waste and materials in a green economy.

I rifiuti da costruzione e demolizione (C&D) rappresentano, in termini di peso, il flusso di rifiuti più grande in Europa. Solo nel 2016 l’Ue ne ha prodotti circa 374 milioni di tonnellate, tra rottami metallici, cemento usato, prodotti in legno. I Paesi europei, evidenzia il Rapporto, sono sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di recupero del 70% entro il 2020 (stabilito dalla direttiva quadro europea sui rifiuti del 2008), con la maggior parte di questi che ha già superato l’obiettivo nel 2016. Tuttavia, sebbene ciò possa suggerire che il settore edile sia altamente circolare, il controllo delle pratiche di gestione dei rifiuti rivela che il recupero di C&D si basa in gran parte sulla valorizzazione delle operazioni di riempimento, ottenuta usando rifiuti e macerie raccolti per riempire gli scavi nei cantieri, e sul recupero di basso livello, come l’uso di cemento riciclato e frantumato o come aggregati nella costruzione di strade. Ciò ostacola la piena attuazione degli obiettivi di economia circolare, indicati anche nel piano di azione per l’economia circolare lanciato dalla Commissione europea nel 2015, che include i rifiuti da costruzione e demolizione tra i flussi prioritari.

Il Rapporto fa notare che una maggiore prevenzione dei rifiuti e un riciclaggio di qualità superiore potrebbero essere raggiunti qualora venissero seguite misure specifiche, come un utilizzo più alto di materiali secondari provenienti da scarti di lavorazione, una riduzione dei rifiuti speciali che presuppone lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate per la rimozione di sostanze pericolose, e una maggiore informazione sui materiali impiegati negli edifici esistenti e in quelli nuovi. In particolare, una migliore progettazione è la chiave per facilitare il riciclo, con la scelta di materiali durevoli e di alta qualità dal basso impatto ambientale. Per le nuove costruzioni, la progettazione per una durata a lungo termine è fondamentale per ridurre la produzione complessiva dei rifiuti, facilitare l’eventuale ristrutturazione dell’edificio e accrescere il valore dell’immobile. Le nuove costruzioni offrono, infatti, maggiori possibilità di utilizzare metodi più ecosostenibili di ristrutturazione e ammodernamento degli immobili. Si cita il caso della Danimarca che, con iI riutilizzo di vecchi mattoni (circa 30milioni l’anno) nella costruzione di edifici, ha dato vita a un sistema virtuoso che smista in modo automatico i rifiuti delle demolizioni, separando i mattoni per il loro riutilizzo. Questo consente di aumentare il valore architettonico delle nuove costruzioni e risparmiare notevoli quantità di C02.

I materiali secondari dovrebbero avere prezzi competitivi anche utilizzando una tassazione verde e appalti ad hoc, per creare una specifica domanda. La standardizzazione di questi materiali a livello Ue contribuirebbe ad aumentarne la diffusione e la circolarità del settore.

di Andrea De Tommasi

 

Martedì 28 Gennaio 2020
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