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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia aumentano riciclo e raccolta differenziata e diminuisce il consumo di energia e materia, ma bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale.

Verso un’economia circolare, arriva il piano d’azione della Commissione europea

Bruxelles adotta il nuovo programma per la crescita sostenibile. Misure per il riciclo dei prodotti, coinvolti settori strategici. Intanto gli scienziati lanciano l’allarme: inadeguate finora le politiche Ue sulla plastica. 16/3/20 

Ridurre l’impronta dei consumi dell’Unione europea, raddoppiare la percentuale di utilizzo dei materiali circolari nel prossimo decennio, sostenere la crescita economica. Sono gli obiettivi del nuovo piano di azione per l’economia circolare adottato dalla Commissione europea e presentato l’11 marzo a Bruxelles. Il piano prevede azioni concrete nei settori dell’economia Ue ad alta intensità di risorse: elettronica e tic (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), prodotti tessili, plastica, imballaggi, costruzione ed edilizia, batterie e veicoli, prodotti alimentari (leggi i dettagli sul sito Ansa2030). La strategia poggia su tre pilastri fondamentali: la progettazione dei prodotti, la possibilità per i consumatori di operare scelte informate e una maggiore sostenibilità dei processi produttivi. Parte integrante del Green deal europeo, il piano d’azione per l’economia circolare, che aggiorna quello del 2015, sarà per l’Ue un valore aggiunto al raggiungimento della neutralità climatica.

“Se vogliamo raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, preservare il nostro ambiente naturale e rafforzare la competitività della nostra economia, dobbiamo realizzare un'economia pienamente circolare”, ha dichiarato Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione e responsabile per il Green deal europeo. “Il nostro modello economico di oggi è ancora prevalentemente lineare: solo il 12% delle materie secondarie e delle risorse viene reintrodotto in economia. Esiste un enorme potenziale da sfruttare sia per le imprese che per i consumatori e con questo piano abbiamo avviato un'azione volta a trasformare il modo in cui i prodotti sono fabbricati e a consentire ai consumatori di effettuare scelte sostenibili a proprio vantaggio e a beneficio dell'ambiente”, ha concluso Timmermans.

Intanto, sulla necessità di una transizione determinata verso l’economia circolare ha richiamato l’attenzione l’European academies science advisory council (Easac), l'associazione delle più importanti accademie scientifiche europee. Presentando l’11 marzo il rapporto “Packaging plastics in a circular economy”, l’Easac ha avvertito che “gli attuali sforzi per risolvere la crisi della plastica sono inefficaci e fuorvianti, poiché i potenziali conflitti devono essere affrontati nell’intero sistema, dalla produzione alla fine del ciclo di vita”.

Il rapporto sottolinea che, per quanto riguarda gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, l’attuale modello lineare è incompatibile con i Goals: 11 (città e comunità sostenibili), 12 (produzione e consumo responsabili), 13 (lotta contro il cambiamento climatico), 14 (vita sott’acqua) e 15 (vita sulla terra). “Nella storia dell’umanità, il 21esimo secolo potrebbe essere ricordato come l’età della plastica”, ha dichiarato Michael Norton, direttore del programma ambientale dell’Easac.

Tra le raccomandazioni che l’Easac rivolge ai legislatori europei, c’è l’introduzione del divieto di esportare rifiuti in plastica, che finiscono spesso in fabbriche illegali o vengono disperse nell’ambiente o negli oceani; adottare il target di zero rifiuti di plastica in discarica, ridurre al minimo i consumi e incentivare l’utilizzo del monouso; estendere la responsabilità del produttore, secondo cui il principio “chi inquina paga” venga applicato ai produttori e ai rivenditori di materie plastiche, anche con una plastic tax; introdurre una regolamentazione dei prezzi della plastica, che al momento sono troppo economici. “Non includere i costi ambientali è un fallimento del mercato e un ostacolo fondamentale a una maggiore domanda di materiali riciclati”, si legge nel Rapporto. Quanto alla plastica biodegradabile, allo stato attuale gli scienziati vedono un potenziale ridotto. “Al momento esistono solo un numero limitato di prodotti in grado di soddisfare i test di biodegradazione nell’ambiente marino e anche quelli mantengono la loro integrità per mesi”, ha affermato Anne-Marie Christine Albertsson dell’Accademia svedese.

“Packaging plastics in a circular economy”

Il piano per l’economia circolare sul sito Ansa2030

 

di Andrea De Tommasi

lunedì 16 marzo 2020
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