per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale l’impronta ecologica cresce a un ritmo maggiore del Pil. L’Italia registra progressi nell’indice di circolarità della materia e nella percentuale di riciclo dei rifiuti, è costante la diminuzione del consumo di materiale interno per unità di Pil. È il Lazio la regione che mostra l’avanzamento più incisivo.

Finanza sostenibile: giusta transizione chiave per ridurre il gap accumulato

La crisi ha prodotto effetti significativi sul territorio italiano, coinvolgendo il settore sociale e quello economico. Una ripresa sostenibile rappresenta un’opportunità, ma servono linee di finanziamento chiare ed efficaci. 29/9/20

Il mondo della finanza svolge un ruolo determinante per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e, a ricordarlo, ci ha pensato l’evento nazionale del Festival dello sviluppo sostenibile dal titolo “Finanza pubblica per la ripresa economica: l’importanza dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile” del 28 settembre (alle ore 15:00), tenuto all’Auditorium Macro di Roma. Organizzato dal Gruppo di lavoro (Gdl) “Finanza per lo sviluppo sostenibile” dell’ASviS, con il supporto del Gdl “Patto di Milano” e in collaborazione con il gruppo Unipol, l’evento è stato aperto dal portavoce dell’Alleanza, Enrico Giovannini, che ha sottolineato come “la trasformazione dei nostri sistemi economici e sociali ruoti intorno alla finanza”. Un fatto noto da tempo, basti pensare che già nel vertice sulla finanza sostenibile del 2015 ad Addis Abeba era chiaro “che senza un cambio di direzione della finanza pubblica e privata gli SDGs non sarebbero stati raggiunti”. Giovannini ha poi ricordato l’impegno dell’ASviS su questi temi, il corso “Azienda 2030” è solo l’ultimo di una lunga serie; che la finanza pubblica italiana era sotto stress ancor prima della pandemia; e che dobbiamo domandarci se il nostro Paese sarà in grado di mettere in campo una progettazione adeguata per utilizzare i fondi che arriveranno dall’Europa, in particolare quelli del Next Generation Eu.

Moderatore dell’iniziativa è stato Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile e coordinatore del Gdl Finanza dell’ASviS, che ha introdotto i lavori della giornata e presentato il “position paper” del Gruppo di lavoro Finanza per lo sviluppo sostenibile dell'ASviS. Nel suo discorso Bicciato ha affermato: “Elemento centrale del dibattito è il collegamento presente tra finanza per lo sviluppo sostenibile e SDGs. L’Agenda 2030 diventa ora uno strumento di valutazione sia ex ante sia ex post, per valutare l’impatto degli investimenti. I dati ci dicono che durante la pandemia gli investimenti Esg (environmental, social, governance) hanno contenuto le perdite rispetto a quelli tradizionali. Inoltre, sono emersi sul mercato strumenti interessanti, come gli SDG bond. Servono programmi di finanza sociale e di solidarietà, e vanno modificati i vincoli di bilancio per le emissioni di green bond e social bond, che possono essere emessi da governi e regioni. Infine, è necessario un piano di investimenti pubblico e privato di lungo periodo, e dobbiamo puntare sulle obbligazioni che consentono il rilancio dell’economia in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione”, ha concluso Bicciato.

In seguito è intervenuta Patrizia De Luise, la presidente nazionale di Confesercenti, che si è soffermata sull’importanza di stare vicino alle imprese durante l’emergenza sanitaria: “Ci siamo attivati per superare la lontananza fisica. Le varie tipologie di imprese non vanno messe in contrapposizione, ma devono poter beneficiare delle stesse regole in chiave Agenda 2030. Devo dire che a volte si predica bene e si razzola male, tutti sono d’accordo per esempio ad attuare comportamenti in favore dell’ambiente ma non sempre ci si riesce. La pandemia ha però fatto riflettere anche su questo, sarà molto importante che i progetti per il rilancio del Paese tengano conto anche del patrimonio ambientale”.

Per Enrico Falck, presidente della Fondazione Sodalitas, in tema di finanza sostenibile “Si avverte la necessità di avere una visione, una progettualità, e capire se questa nella prova dei fatti venga ostacolata da problemi burocratici. Con la fondazione Sodalitas lavoriamo con più di 90 aziende per l’implementazione della sostenibilità. Durante la pandemia abbiamo cercato di mettere a fattore comune tutte le best practice aziendali e ne sono usciti programmi virtuosi, che possono nel tempo continuare a essere utilizzati”. Ma quando si parla di sostenibilità si parla in fondo di azioni che possono essere applicabili in ogni scenario di rischio, anche per evitare futuri shock che, per una serie di questioni ambientali e sociali, sembrano essere alle porte.

Dell’utilizzo del Next Generation Eu e di finanza pubblica, ne ha parlato Elio Manti, senior policy analyst, cohesion policy & sustainable development. “Il tema della finanza pubblica è rilevante, il futuro del Paese si concentra nel piano nazionale di ripresa e resilienza nell’ambito del Next generation Eu. Ma lo sviluppo sostenibile passa attraverso le condizionalità che saranno imposte agli investimenti per la ripresa, bisogna far sì che siano effettivamente in grado di mantenere le promesse fatte”.

Dello stesso avviso Giovanna Melandri, presidente di Human foundation, che ha parlato del “salto   da fare negli strumenti finanziari utilizzati, per permettere che siano in grado di generare una catena di valore sociale e ambientale. Le risorse straordinarie del Next generation Eu sono una leva incredibile, tema prioritario è ingegnerizzare modelli di finanza pubblica che attivino soggetti degli investimenti privati. C’è bisogno di una stagione di investimenti d’impatto”.

A portare la visione del territorio, ci ha pensato Piero Pelizzaro, chief resilience officer del comune di Milano. “Per usufruire dei fondi Ue bisogna rispettare gli impegni nazionali e cominciare a condizionare i finanziamenti per farli andare verso la lotta al dissesto idrogeologico, al consumo di suolo. Inoltre gli sforzi devono essere indirizzati per favorire politiche a sostegno della transizione e della lotta al cambiamento climatico. Dobbiamo investire nella giusta maniera se vogliamo un ritorno adeguato, in termini di benefici, sul territorio”, ha dichiarato Pellizzaro.

Al termine di questo primo panel dell’evento, è intervenuto il sottosegretario di stato al Ministero dell’economia e delle finanze, Pier Paolo Baretta, che oltre a ricordare la diffusa “sensibilità da parte delle autorità politiche nello spingere forte sullo sviluppo sostenibile”, ha anche aggiunto: “Una crisi economica ha conseguenze non solo sull’industria ma anche sulla povertà. Il rischio di preferire la quantità alla qualità, allontanando così gli investimenti verso la sostenibilità, è reale, ma bisogna comprendere che solo l’investimento in sostenibilità è in grado di farci raggiungere i risultati sperati, rappresenta l’unica strada possibile”. Ma bastano le risorse messe in campo fino a ora, e serve una regolamentazione più stringente? Alla domanda ha dato risposta sempre il sottosegretario: “Penso che l’orientamento dei finanziamenti debba essere accompagnato da una regolamentazione stringente, e non c’è dubbio che i governi devono fare dei passi avanti su questo. Dobbiamo mettere in conto la necessità di cambiare logica e struttura dei bilanci, bisogna intervenire in maniera massiccia con una lettura di qualità e non di quantità. I costi della transizione devono essere una quota reale e importante che va messa in conto, non si trasforma per esempio l’acciaieria di Taranto senza una quantità cospicua di risorse”.

Del documento congiunto "Per una giusta transizione", redatto dal Gruppo di lavoro Patto di Milano, ne ha parlato Mario Fiumara del segretariato ASviS, esponendone le principali conclusioni. “Obiettivo è stato trovare temi comuni per garantire la giusta transizione, quest’ultima un processo ineludibile ma che comunque produrrà diversi cambiamenti nel modo di produrre, distribuire e consumare”, ha dichiarato Fiumara. “Secondo il documento, la transizione ecologica non riguarderà poche imprese dipendenti dai combustibili fossili, ma tutti i settori economici, e quindi i lavoratori. La transizione, dato che sarà un processo che inciderà sui nostri stili di vita, dovrà essere accettata dalle fasce più deboli della popolazione, dai lavoratori e dalle imprese. E sarà accettata solo se giusta sotto al profilo etico e sociale. Da questo punto di vista bisogna fare tesoro dell’esperienza francese dei gilet gialli. La transizione nello stesso tempo offrirà una serie di enormi opportunità, di gran lunga superiori ai rischi, che il Paese deve essere capace di cogliere. I settori che maggiormente trarranno benefici sono proprio quelli dove manca una leadership internazionale, questo ci permette sia di giocare ad armi pari, si pensi alla situazione italiana su economia circolare e rinnovabili, dove partiamo avanti, e sia di recuperare il gap che abbiamo accumulato negli anni”, ha affermato Fiumara.

Marina Migliorato, vicepresidente Csr Europe, ha poi parlato dell’Europa, facendo notare come rappresenti “L’unica area geografica che era già pronta a questa transizione, e che ora ha gli strumenti per dimostrare di essere all’altezza. La transizione non deve essere solo economica, ma ecologica e culturale. Ma in termini di finanza sostenibile non vi è ancora un linguaggio condiviso, anche sugli strumenti, a livello europeo, ed è importante capire quali siano le metriche per misurare gli impatti degli investimenti. Emerge poi una necessità, ovunque, di delineare un nuovo patto intergenerazionale. C’è bisogno di un nuovo modello economico in grado di rafforzare il tessuto sociale tra le diverse generazioni. Seneca diceva che non ci sono venti favorevoli per chi non sa dove andare. L’Europa ha una grande occasione, e può guidare la transizione verso l’Agenda 2030, per testimoniare la nascita d un nuovo umanesimo e rinascimento, salvando così altre aree geografiche da un nuovo medioevo”.

Infine, il presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini, si è soffermato sul bisogno per l’Italia di “pianificare una strategia di sviluppo sostenibile, in grado di connettere i diversi piani dell’Agenda 2030. Dobbiamo usare bene le risorse private, nazionali ed europee. Abbiamo bisogno di sistemi informativi e di monitoraggio che ci aiutino a centrare gli Obiettivi. L’Europa ci ha dato un’occasione unica da non fallire: ogni euro che verrà messo a disposizione deve avere il requisito fondamentale di produrre benessere sociale e ambientale. Un benessere, dunque, di lungo termine”.

 

Scarica il Position Paper del Gruppo di lavoro "Finanza per lo sviluppo sostenibile" dell'ASviS

Scarica “Per una giusta transizione", documento congiunto del Gruppo di lavoro Patto di Milano

 

di Ivan Manzo

Martedì 29 Settembre 2020
#ASviS_News_Alleanza #goal9 #goal12

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale