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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale l’impronta ecologica cresce a un ritmo maggiore del Pil. L’Italia registra progressi nell’indice di circolarità della materia e nella percentuale di riciclo dei rifiuti, è costante la diminuzione del consumo di materiale interno per unità di Pil. È il Lazio la regione che mostra l’avanzamento più incisivo.

La gestione dei rifiuti in Italia ai tempi della pandemia da Covid-19

Cresce la raccolta differenziata di plastica, carta, vetro e acciaio, cala per Raee e legno. Secondo “L’Italia del riciclo 2020”, necessario semplificare la normativa e accelerare i processi autorizzativi per un’economia circolare. 16/12/20

Le restrizioni della pandemia da Covid-19 hanno determinato profondi impatti economici, influenzando anche la gestione dei rifiuti in Italia. È stato un anno tra luci ed ombre, con andamenti poco uniformi per le filiere e per la quantità di rifiuti avviati a riciclo. È quanto emerge dal Rapporto “L’Italia del riciclo 2020”, diffuso il 10 dicembre dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da Fise Unicircular, l’Unione delle imprese per l’economia circolare, per illustrare gli effetti della pandemia sulle attività connesse al riciclo dei rifiuti urbani e speciali in Italia. Il Rapporto contiene un’indagine, condotta tra settembre e ottobre 2020, basata su un campione di 50 soggetti composto per il 46% da imprese, il 33% dai consorzi di filiera, l’8% dalle utility, il 3% dalle associazioni di categoria e il 10% da altri soggetti (studi di consulenza, enti pubblici e autodemolitori). Tra gennaio e agosto 2020 il campione intervistato ha raccolto complessivamente circa 4,8 milioni di tonnellate di rifiuti, per lo più urbani o assimilati.

Il Covid, evidenzia il Rapporto, ha rischiato di saturare le filiere soprattutto nei primi mesi del 2020, con il rischio di mandare in crisi gli sbocchi a valle dei trattamenti, sommandosi ai cronici squilibri territoriali della capacità impiantistica. Per scongiurare questo rischio è intervenuto il Ministero dell’Ambiente che a marzo, tramite una circolare, ha invitato le Regioni a prevedere deroghe straordinarie alle capacità di stoccaggio degli impianti autorizzati. Nei mesi di maggio e di giugno, a seguito di un parziale ripristino delle condizioni operative, la problematica è rientrata e si è evidenziato un netto miglioramento degli standard qualitativi e un aumento dei quantitativi di prodotti selezionati avviati a riciclo.

Nei primi nove mesi del 2020, continua il Rapporto, l’andamento delle raccolte differenziate è stato disomogeneo. Tra marzo e maggio il 53% degli intervistati ha riscontrato riduzioni significative, superiori al 20%, rispetto allo stesso periodo del 2019. Tra giugno e agosto la quota di intervistati che ha riscontrato un calo della raccolta differenziata scende sotto il 50% e il calo si riduce al 10-20% rispetto all’anno precedente. Le riduzioni maggiori si sono registrate nei comuni ad elevata vocazione turistica: a Venezia, ad esempio, tra marzo e maggio la diminuzione della raccolta differenziata è arrivata a -20% su tutto il territorio comunale, con picchi del -52% nel solo centro storico.

Anche le singole filiere registrano andamenti molto diversi fra loro: nei primi sei mesi del 2020 è cresciuta la raccolta dei rifiuti di imballaggio in vetro (+2% rispetto allo stesso periodo nel 2019), plastica (+4%), carta (+10%), e acciaio (+14%), mentre sono calati i conferimenti degli imballaggi in alluminio (-10%) e in legno (-5%). Nell’immagine seguente si illustrano le previsioni per l’intero anno.

Nel primo semestre 2020, le quantità raccolte hanno subito riduzioni importanti (maggiori del 10%) per le filiere collegate ai conferimenti presso le isole ecologiche (per esempio i Raee) e quelle legate alle attività industriali e commerciali. La percentuale di raccolta dei Raee domestici è rimasta stabile al 54% nelle Regioni del Nord, mentre si è attestata al 20% nelle Regioni del Centro e al 25% nelle Regioni del Sud. Il rifiuto organico è diminuito di circa il 15% durante il lockdown: l’aumento della produzione dei rifiuti domestici è stata bilanciata dalla diminuzione di rifiuti da utenze collettive come mense, ristoranti e pubblici esercizi. L’equilibrio si è ristabilito da maggio-giugno con la ripresa di tutte le attività produttive, commerciali, turistiche.

Più in generale, continua il Report, gli intervistati concordano che tra gli effetti a medio termine causati dalla pandemia ci sono i rallentamenti e i tagli degli investimenti nel settore dei rifiuti. Il 65% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto o di prevedere ripercussioni sui budget già pianificati. Le principali cause legate alla riduzione dei ricavi sono dovute a: minori quantitativi di materiale in ingresso negli impianti; ribassi delle tariffe di conferimento; crollo del contributo ambientale versato ai Consorzi a causa della riduzione delle vendite (ad esempio degli oli minerali, dei Raee, dei veicoli e degli pneumatici); aumento dei costi legati ai dispositivi di protezione individuale e nuovi costi per adottare le misure necessarie a fronteggiare l’emergenza; caduta delle quotazioni delle materie prime secondarie.

Per compensare la riduzione dei rifiuti da gestire e/o dei quantitativi di materie prime secondarie vendute, le imprese, sottolinea il Rapporto, stanno cercando di contenere i costi diretti e individuare nuovi mercati. Il 45% degli intervistati è soddisfatto delle misure di sostegno economico messe in campo dal Governo, il 35% le ritiene efficaci in parte, mentre il 20% è insoddisfatto.

Per favorire il riciclo e l’economia circolare, fanno sapere gli intervistati, è necessario semplificare la normativa e accelerare i processi autorizzativi. Per questo, conclude il Report, gli intervistati hanno avanzato una serie di richieste:

  • emanare decreti end of waste per le tipologie di rifiuti ancora sospesi;

  • sostenere il mercato delle materie prime secondarie attraverso leve economiche come l’inserimento delle stesse nella realizzazione di nuovi prodotti;

  • ampliare i criteri ambientali minimi;

  • ridurre l’aliquota Iva per i prodotti riciclati;

  • aumentare i controlli sugli adempimenti delle imprese e delle piattaforme di vendita online;

  • semplificare il processo per la richiesta del credito di imposta per i costi sostenuti a causa della pandemia;

  • erogare un contributo a fondo perduto ai Comuni per coprire i servizi e/o le tasse locali non pagate dalle imprese e dalle famiglie in difficoltà;

  • Infine, snellire la burocrazia.

 

di Tommaso Tautonico

Mercoledì 16 Dicembre 2020
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