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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia aumentano riciclo e raccolta differenziata e diminuisce il consumo di energia e materia, ma bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale.

Notizie

Rifiuti elettronici: una miniera d’oro che vale oltre 62 miliardi di dollari

Nel mondo si producono quasi 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici. Nonostante una tonnellata di e-waste contenga 100 volte più oro rispetto a una tonnellata di minerale, ne ricicliamo appena il 20%. 8/2/2019

Alimentata da nuovi stili, tendenze e dal desiderio di avere sempre l’ultima novità tecnologica in casa, la produzione mondiale di rifiuti elettrici ed elettronici potrebbe toccare quota 120 milioni di tonnellate entro il 2050. È quanto afferma il nuovo rapporto “A New Circular Vision for Electronics. Time for a Global Reboot” diffuso dalla Piattaforma per l’accelerazione dell’economia circolare (Pace), in collaborazione con l’E-waste Coalition, in occasione del recente World Economic Forum a Davos.  Nel 2016 sono stati prodotti più di 44 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, più di sei chilogrammi di rifiuti pro-capite.  Australia, Cina, Ue, Giappone, Nord America e Corea del Sud sono i maggiori produttori al mondo di rifiuti elettronici. Negli Stati Uniti e in Canada, ogni persona ne produce circa 20 kg, mentre nella Ue circa 17,7 kg. In Africa, ogni abitante ne produce solo 1,9 kg.
Spesso scambiati per normali rifiuti, la gestione degli e-waste risulta complessa e confusionaria tant’è, sottolinea il Rapporto, che meno del 20% dei rifiuti elettronici viene riciclato, con l’80% che finisce in discarica o peggio ancora nel mercato del riciclo illegale.
Secondo le stime ogni anno dalla sola Ue 1,3 milioni di tonnellate di prodotti elettronici vengono esportati in maniera illecita nei Paesi in via di sviluppo dove il recupero degli elementi preziosi, come rame e oro, è diventato una fonte di reddito. Poco importa se per recuperarli occorre bruciare la plastica, operazione che espone i lavoratori (spesso donne e bambini) a sostanze pericolose e cancerogene come mercurio, piombo e cadmio.
Inoltre, i rifiuti elettronici che finiscono nelle discariche contaminano il suolo e le falde acquifere, mettendo a rischio i sistemi di approvvigionamento alimentare e le risorse idriche.
Nel Rapporto, i membri della piattaforma Pace, la coalizione E-Waste delle Nazioni Unite, il Global Environment Facility, il World Economic Forum e il World Business Council per lo sviluppo sostenibile chiedono una revisione dell'attuale sistema di smaltimento dei rifiuti elettronici, sottolineando la necessità di puntare su un'economia circolare. Un modello di business in cui le risorse non vengono estratte, utilizzate e scartate, ma riutilizzate in modo da ridurre al minimo l'impatto ambientale e creare nuovi posti di lavoro.
Secondo il Rapporto, oltre agli impatti sulla salute e l'inquinamento, una gestione impropria dei rifiuti elettronici comporta una significativa perdita di materie prime preziose e poco diffuse, come oro, platino, cobalto e terre rare. Il 7% dell'oro di tutto il mondo può essere contenuto negli e-waste, che hanno un valore stimato di 62,5 miliardi di dollari (55 miliardi di euro), più del Pil di molti Paesi.
La mancanza di una corretta catena del riciclo unita al crescente numero dei dispositivi elettronici, sempre più piccoli, rappresenta un grosso problema per l’industria elettronica. Attualmente il riciclo di alcuni tipi di rifiuti elettronici, incluso il recupero dei materiali e dei metalli in essi contenuti, è un processo molto costoso.
L’unica strada percorribile è una transizione verso l’economia circolare, dove tutti i materiali e i componenti mantengono il loro valore nel tempo.
Così come suggerisce il Rapporto, i prodotti dovrebbero essere progettati e realizzati per favorire il riutilizzo e per durare il più a lungo possibile; i produttori potrebbero introdurre meccanismi di riacquisto o incentivare la restituzione delle vecchie apparecchiature; le aziende e i governi potrebbero impegnare risorse economiche per creare sistemi di produzione a ciclo chiuso, in cui tutti i vecchi prodotti vengono raccolti e i materiali recuperati, per poi essere reintegrati nei nuovi (in Cina c’è un obiettivo del 20% di contenuti riciclati in tutti i nuovi prodotti entro il 2025); si potrebbe favorire la dematerializzazione dei rifiuti elettronici sostituendo la proprietà definitiva dei dispositivi con il noleggio o leasing, al fine di massimizzare le opportunità di riutilizzo e riciclo del prodotto.
Se sviluppata nel modo giusto, conclude il Rapporto, l'economia circolare nel mercato dell’elettronica potrebbe ridurne i costi finali per i consumatori del 14% entro il 2040 e creare milioni di posti di lavoro in tutto il mondo legati alla corretta filiera del riciclo e del recupero. 

 

di Tommaso Tautonico

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