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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia aumentano riciclo e raccolta differenziata e diminuisce il consumo di energia e materia, ma bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale.

Notizie

Economia circolare: la posizione dell’Italia rispetto alle altre grandi economie Ue

Il Circular economy network, con l’Enea, pubblica il primo rapporto sui progressi del Paese con dieci proposte. Occorre aumentare il ciclo di vita dei prodotti e ridurre la produzione di rifiuti. 25/3/2019

Il documento è il primo report del Circular economy network  (Cen) realizzato con l’Enea, redatto valutando le performance sui macro settori indicati dal Piano d’azione sull’economia circolare adottato dall’Ue: la produzione, il consumo, i rifiuti, il mercato delle materie prime seconde (materiali derivanti dalla lavorazione delle materie prime), innovazione, investimenti e occupazione nell’economia circolare.
 La valutazione delle prestazioni è stata effettuata mediante una comparazione dei risultati ottenuti dall’Italia rispetto alle quattro maggiori economie europee (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna), al fine di comprendere gli andamenti del nostro Paese verso la circolarità. 

Il rapporto si apre con la presentazione di dieci proposte per lo sviluppo dell’economia circolare dedotte in base ai dati analizzati:

  • Diffondere e arricchire la visione, le conoscenze, la ricerca e le buone pratiche dell’economia circolare: l’utilizzo di materiali ed energie rinnovabili, il risparmio delle materie prime, lo sviluppo del riciclo dei rifiuti sono fattori decisivi per la sostenibilità ambientale e la riduzione dei gas serra;
     
  • Implementare una strategia nazionale e un piano d’azione per l’economia circolare, strumento essenziale per promuovere il modello circolare nella produzione, nel consumo e nella gestione dei rifiuti;
     
  • Migliorare l’utilizzo degli strumenti economici per l’economia circolare: è necessario un riequilibrio del sistema fiscale che se da una parte penalizza l’inefficienza del consumo di energia e materiali, dall’altra riduce il costo del lavoro e incentiva l’uso di materie prime seconde;
     
  • Promuovere la bioeconomia rigenerativa, un passo che si può compiere tutelando e valorizzando il capitale naturale, in modo tale da  assicurare la sicurezza alimentare e l’agricoltura di qualità, incentivando le filiere innovative nonché la restituzione organica ai suoli e la produzione di energie rinnovabili;
     
  • Estendere l’economia circolare negli acquisti pubblici, indirizzando e formando le stazioni appaltanti, monitorando l’applicazione dei criteri di circolarità, valutando costantemente i risultati;
     
  • Promuovere l’iniziativa delle città per l’economia circolare, puntando ad aumentare il riciclo, utilizzare il recupero energetico e rendere  quindi residuale lo smaltimento in discarica;
  • Realizzare un rapido ed efficace recepimento del nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti dell’economia circolare;
  • Attivare un efficace end of waste, rendendola più rapida da un punto di vista burocratico;
     
  • Assicurare le infrastrutture necessarie per l’economia circolare attraverso la progettazione circolare dei prodotti e l’utilizzo dei beni condivisi (come lo sharing mobility). Diventa necessaria la diffusione e l’implementazione di buone pratiche soprattutto per le Pmi, nonché favorire investimenti e procedure rapide di autorizzazione per aumentare gli impianti di selezione e migliorare le tecnologie utilizzate;
  • Estendere le regole dell’economia circolare al commercio online, che tende ad alimentare lo spreco di risorse e la produzione di rifiuti poiché promuove l’acquisto immediato di prodotti consegnati attraverso imballaggio molto voluminosi.

Per quanto riguarda il macro-settore della produzione delle risorse, il rapporto evidenzia una crescita media della produttività nel decennio 2007-2017 da parte dei Paesi europei; l’Italia si posiziona tra le prime quattro nazioni con maggiore valore aggiunto generato per unità di consumo di materia. 

                                       

 

In merito al consumo il report suggerisce che per lo sviluppo dell’economia circolare è fondamentale la scelta di modelli di utilizzo da parte dei cittadini finalizzati a promuovere una maggiore autosufficienza nell’uso delle materie prime, ad aumentare il ciclo di vita dei prodotti e a diminuire la produzione dei rifiuti. Inoltre nel contesto di un un’economia circolare il valore dei materiali e dei prodotti viene mantenuto il più a lungo possibile.
Dal 2008 al 2017 l’andamento dei consumi interni di materie prime nei principali cinque Paesi Ue è andato diminuendo; nello specifico l’Italia ha avuto una riduzione del 36%.

                          

Per quanto concerne la gestione dei rifiuti il report afferma che il primo passo da compiere è prevenire, ossia ridurre la produzione e la pericolosità dei rifiuti, anche rendendo più efficienti i sistemi di produzione e incentivando le persone. Al fine di perseguire un’economia circolare occorre incentivare il riutilizzo dei materiali che compongono il rifiuto, o, se possibile, il loro riciclaggio; nel caso non sia possibile deve essere privilegiato il recupero del materiale o la sua conversione in energia termica o elettrica. Come ultima soluzione rimangono quella dello smaltimento e della riduzione volumetrica mediante combustione. 

Nelle principali economie europee tra il 2000 e il 2016 la produzione pro capite media europea in termine di produzione di rifiuti urbani è diminuita. Questo ribasso è stato registrato anche in Italia, seppur del 2%. Nello stesso periodo, l’Italia nel settore del tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani ha registrato un aumento del 31%. 

 

                      

 

Uno dei vantaggi dell’economia circolare è proprio quello di aumentare il valore del materiale recuperato, reintroducendolo nei processi produttivi, così da limitare l’estrazione di materie prime vergini.

Inoltre, secondo il rapporto, nell’ottica di operare la transizione verso un’economia circolare è fondamentale conoscere la quantità di materia prima secondaria, che contribuisce alla domanda complessiva di materie prime. Infatti l’uso di materie prime seconde può aiutare a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento, ridurre la pressione di estrazione sulle risorse naturali e dunque diminuire gli impatti sull’ambiente.
Infatti in un modello economico circolare i materiali che possono essere riciclati all’interno del Paese e importati o esportati, così come avviene per le materie prime vergini.
A tal proposito, la tabella illustra i dati relativi al monitoraggio dei progressi rispetto alla produzione dei rifiuti e del loro riciclaggio. Come mostra il grafico, nelle cinque maggiori economie europee negli ultimi 10 anni l’utilizzo circolare di materia è aumentato.

                        

 

In più nel Piano d’azione sull’economia circolare, adottato dai Paesi dell’Ue, vengono indicati alcuni settori prioritari per garantire che le interazioni tra le varie fasi del ciclo produttivo danno presi in considerazione lungo l’intera catena del valore: la plastica, i rifiuti alimentari, i rifiuti da costruzione e da demolizione, la biomassa e i prodotti biologici.
Il rapporto prende in considerazione nel dettaglio la plastica e i rifiuti alimentari. Il consumo globale di plastica è aumentato considerevolmente nell’ultimo secolo. Tale crescita ha interessato diversi settori, soprattutto quello degli imballaggi, che occupano un quarto della produzione mondiale di materiali plastici; ciò ha un impatto importantissimo sull’ambiente, non tanto per il consumo delle risorse quanto per gli aspetti legati al loro dine vita: se non smaltita correttamente e dispersa nell’ambiente la plastica rimane nell’ambiente. Studi scientifici mostrano livelli preoccupanti di presenza di micro plastiche nei mari, come trattato nell’articolo “Il mare di plastica: nylon e microfibre i rifiuti più presenti”.
In Italia l’Ispra monitora l’attuale copertura della raccolta differenziata di plastica nei nei rifiuti urbani; ogni anno l’ente indica la percentuale dei comuni italiani che hanno effettuato questo tipo di raccolta; come sottolinea il report, non è importante solo la quantità, ma anche la qualità che si raccoglie per garantire un buon riciclo. In merito all’aspetto qualitativo, l’industria italiana della plastica ha mostrato maggiore interesse alla produzione delle bioplastiche; anche tale scelta porta il Paese nella direzione di una transizione economica verso un modello circolare. La tabella illustra la situazione:

              

Oltre alla produzione e allo smaltimento delle plastiche, altra questione di importanza mondiale è quella dello spreco alimentare, che comporta implicazione di carattere sociale, ambientale ed economico. Infatti la commissione Ue ha inserito i rifiuti alimentari tra i flussi prioritari del Piano d’azione sull’economia circolare, sollecitando l’attuazione provvedimenti che combattesse lo spreco. Inoltre la commissione Ue ha inserito l’obbligo da parte degli Stati membri di definire programmi finalizzati alla prevenzione di rifiuti alimentari nell’ambito di provvedimenti nazionali di prevenzione dei rifiuti. Diventa quindi fondamentale incoraggiare la redistribuzione di cibo all’utilizzo umano e, dove non sia possibile, alla lavorazione degli scarti per la produzione di mangimi animali.
Lo spreco alimentare coinvolge diverse fasi, dalla produzione al consumo. Il grafico mostra i risultati di diversi studi effettuati in Italia, dove vengono individuate le diverse fasi delle filiere: 

                        

Altro settore importante analizzato dal rapporto è quello dell’innovazione, attraverso la ricerca, permette di realizzare prodotti di alta qualità, riutilizzabili e riciclabili, migliorando l’impatto sui processi produttivi. In merito all’eco-innovazione l’Italia ha migliorato la sua performance: 

                          

 

Infine i dati dimostrano che l’economia circolare contribuisce alla creazione di posti di lavoro, alla crescita economica e alla competitività del Paese. Nel 2016 nell’Unione europea le persone occupate nei settori dell’economia circolare erano 3,9 milioni, mentre in Italia 510.000. Se però si analizza il dato in percentuale rispetto al totale degli occupati, nell’Ue le persone occupate sono l’1,71% dell’occupazione totale, mentre in Italia rappresentano il 2,08%, valore superiore alla media europea. 

                           

Nell’ultimo capitolo il rapporto valuta la performance complessiva di economia circolare delle cinque maggiori economie europee, che risulta dalla somma dei punteggi ottenuti in ogni settore; il primo posto spetta all’Italia. Il report evidenzia anche che il nostro Paese cresce più lentamente rispetto alle altre nazioni, le quali hanno migliorato le loro prestazioni di economia circolare in modo più marcato rispetto a quanto fatto dall’Italia nello stesso arco di tempo.

               

La transizione da un’economia lineare a una circolare è di fondamentale importanza per il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030; tale modello economico infatti tiene conto sia della dimensione sociale che di quella ambientale, come componenti essenziali di uno sviluppo sostenibile: una produzione e un consumo responsabili e circolarmente orientati prevedono il benessere delle persone e dell’ambiente. 

Scarica il rapporto

di Eleonora Angeloni

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