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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia aumentano riciclo e raccolta differenziata e diminuisce il consumo di energia e materia, ma bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale.

Notizie

Anche i Paesi più ricchi del mondo non fanno abbastanza per l’Agenda 2030

Gli Stati membri dell’Ocse sono avanti rispetto al resto del Pianeta, resta però difficile il percorso dei prossimi anni. Bene su comunità sostenibili, male su disuguaglianze. Il 14% della popolazione vive in povertà relativa. 14/6/2019

A undici anni dal 2030, quanto siamo vicini dal raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile? Ad analizzare la situazione per i Paesi più ricchi del Pianeta provvede l’ultimo rapporto rilasciato il 20 maggio dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Measuring Distance to the SDG Targets 2019 An Assessment of Where OECD Countries Stand”, oltre a descrivere il punto in cui si trovano le nazioni in rapporto all’adozione dell’Agenda 2030, intende essere uno strumento di supporto per i governi locali e sovranazionali per identificare in quali settori si è più in ritardo, in modo da intensificare gli sforzi a sostegno dei diversi Target. Inoltre, lo studio mostra quanto l’Agenda sia un documento che, per essere realizzato, deve contare sul sostegno di tutti basandosi sul principio della cooperazione.

"Gli SDGs hanno l’obiettivo di non lasciare nessuno indietro. Sono la nostra promessa e la nostra responsabilità verso le generazioni future. Sfortunatamente siamo molto lontani dall'essere in grado di dichiarare la missione compiuta. Dobbiamo raddoppiare tutti i nostri sforzi, con i Paesi che collaborano per garantire che gli obiettivi siano raggiunti entro la scadenza stabilita dalla comunità internazionale quattro anni fa. Lo dobbiamo ai nostri figli e al nostro pianeta ", ha affermato il segretario generale dell'Ocse Angel Gurría.

Gli indicatori che descrivono la situazione sono allineati con quanto stabilito dalle Nazioni Unite, tuttavia i dati disponibili hanno permesso un’attenta analisi solamente per 105 dei 169 Target in cui sono scomposti i 17 SDGs. In generale i Paesi Ocse risultano più avanti sui temi dello sviluppo sostenibile, basti pensare che rappresentano la porzione del mondo dove è maggiormente garantito l’accesso all’energia e alle varie forme tecnologie di comunicazione, e dove i tassi di mortalità infantile risultano i più bassi. Restano comunque diverse le noti dolenti che rendono difficile il percorso che porta al 2030. Un problema è dato dalle politiche che fino a ora sono state messe in campo per le disuguaglianze: c’è ancora tanto da fare per la parità nell’istruzione (in tutta l'Ocse, il 14% dei giovani non studia, non lavora e non si forma), per le “donne leadership” (in pratica i dati ci dicono che i posti manageriali sono ancora occupati per la grossa maggioranza dagli uomini, le donne detengono in media meno di un terzo dei seggi nei parlamenti nazionali), e per la lotta alla povertà (circa il 14% della popolazione Ocse vive in povertà relativa, ha difficoltà nella fruizione di determinati beni e servizi necessari a vivere una vita dignitosa).

È sugli SDGs 7 (energia pulita e accessibile), 11 (città e comunità sostenibili), 13 (lotta al cambiamento climatico) e 6 (acqua pulita e servizi igienico sanitari) che si registrano le prestazioni migliori. Lontani, invece, gli Obiettivi legati all’inclusività, SDGs 5 (parità di genere) e 10 (ridurre le disuguaglianze), e quelli relativi allo spreco di cibo e alla buona qualità delle istituzioni, SDGs 2 (sconfiggere la fame) e 16 (pace, giustizia e istituzioni solide).

Per quanto riguarda la biodiversità in generale, SDGs 14 (vita sott’acqua) e 15 (vita sulla terra), e la produzione sostenibile, SDG 12 (consumo e produzione responsabili), i dati sono incompleti o poco affidabili, un fattore che potrebbe rendere la valutazione, al momento abbastanza positiva, totalmente diversa una volta migliorata la rilevazione statistica nei settori.

Infine, se guardiamo all’Italia, dato che lo studio dedica anche un focus per ogni singola nazione dell’Organizzazione, il nostro Paese ha intrapreso su 12 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile un percorso che lascia ben sperare per il 2030. Ad esempio buone valutazioni vengono fornite su salute e benessere (SDG 3) e sull’accesso energia elettrica (SDG 7). Male invece sull’educazione (SDG 4), lotta alla povertà (SDG 1) e lavoro dignitoso e crescita economica equa e inclusiva (SDG 8). In generale, l’Italia ha molto da lavorare per mettersi al passo con l’Agenda.

 

di Ivan Manzo

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