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VITA SOTT'ACQUA

Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

La quota globale degli stock ittici marini entro livelli biologicamente sostenibili è diminuita dal 90% nel 1974 al 69% nel 2013. Inoltre, circa il 35% delle catture mondiali si spreca a causa della mancanza di attrezzature adeguate. In Italia, persiste una grave carenza di raccolta dati e di monitoraggio che non permette di mettere a fuoco la gravità della situazione riguardo gli ecosistemi marini.

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All’Hlpf si ribadisce l’importanza dell’uso sostenibile delle risorse marine e oceaniche

a cura di Giulia D'Agata, Segretariato ASviS

La forte interconnessione tra l’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030 e gli aspetti economici, sociali e ambientali globali accresce la necessità di agire celermente sulla salvaguardia dei mari e degli oceani.
Luglio-Agosto 2017

“Eradicare la povertà e promuovere la prosperità in un mondo in continua evoluzione" è stato l’argomento centrale su cui si è concentrato l’High Level Political Forum (Hlpf) 2017 e che ha dato luogo ad una profonda analisi sulla trasversalità di alcuni SDGs [1] la cui interconnessione e interazione è stata ritenuta fondamentale per la discussione sul tema.

L’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030 dell’Onu riguarda la conservazione e l’utilizzo in modo durevole degli oceani, dei mari e delle risorse marine per uno sviluppo sostenibile, ma la sua attuazione non produce effetti positivi esclusivamente in questo ambito.

La riduzione dell'inquinamento e la valorizzazione degli stock ittici sani e produttivi aumenta la resilienza ecosistemica costiera e marina e contribuisce al miglioramento della qualità dell'acqua dolce (SDG 6), alla sicurezza alimentare (SDG 2) e al miglioramento della salute e del benessere umano (SDG 3). Contribuisce inoltre al lavoro dignitoso e alla crescita economica (SDG 8), perché l'occupazione in settori quali la pesca e il turismo dipendono direttamente dal mare pulito. Il 90% del commercio internazionale, inoltre, è trasportato via mare. La crescita economica futura sarà fortemente sostenuta dall'espansione dell'economia oceanica ("blue economy"), che dovrebbe svilupparsi più velocemente della sua controparte terrestre.

Parallelamente, il ritardo sull’attuazione dell’Obiettivo 14 e dei suoi Target sta contribuendo al collasso di molte economie basate ancora sul commercio ittico (con conseguenti ripercussioni negative a livello sociale), nonché alle irreparabili perdite di carattere ambientale.

Come già era stato ribadito durante la Ocean Conference dell’Onu tenutasi a giugno, è diventata sempre più urgente la necessità di mettere da parte le logiche di breve periodo che comportano, invece, catastrofi di lungo periodo.

Ridurre e prevenire qualsiasi forma d’inquinamento marino è in cima agli obiettivi da raggiungere data la vastità degli ambiti in cui questo problema produce esternalità negative. Ancora oggi, la limitata presenza o la mancanza di impianti di trattamento delle acque reflue e il crescente afflusso di materie plastiche nei sistemi costieri confinanti con le grandi aree urbane, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, rimane una minaccia significativa.

A causa di questa situazione, aggravata anche dalle attività estrattive, gli ecosistemi marini in generale e gli ecosistemi costieri in particolare hanno perso tra il 19 e il 35% degli habitat dei fondali come “i prati” di mare, le barriere coralline e le mangrovie. Inoltre, la mancata azione sul cambiamento climatico e sui relativi cambiamenti nell'atmosfera avrà gravi implicazioni per l'oceano. Sono stati rilevati eventi graduali di riscaldamento, che stanno provocando un aumento dei livelli del mare e una loro maggiore acidità con conseguente de-ossigenazione. A livello globale, il pH dell'oceano è già diminuito del 30% rispetto ai tempi pre-industriali, mentre oltre il 90% dell'eccesso di calore antropico è stato accumulato nell'oceano. Eventi anomali di riscaldamento del mare influenzano in modo significativo le risorse marine e gli habitat vulnerabili. Questi impatti saranno di lunga durata anche se le tendenze attuali di emissioni di CO2 venissero invertite. Vediamo quindi l’urgenza dell’azione. Agire oggi è già agire in ritardo. Tergiversare sulla tutela delle risorse marine vuol dire condannare gli Stati emergenti e i Paesi in via di sviluppo ad una radicalizzazione ancora più profonda del loro stato di povertà.

Il valore del mercato mondiale delle risorse marine è stimato a 3mila milioni di dollari all'anno, circa il 5% del Pil mondiale. La produzione ittica globale è stata relativamente stabile negli ultimi 20 anni ricevendo sovvenzioni per la pesca pari a 35 miliardi di dollari in tutto il mondo, di cui 20 miliardi sono classificati come contributo alla pesca eccessiva. Attualmente, infatti, il 31% degli stock ittici marini sfruttati è in avanzo rispetto al consumo, mentre la percentuale relativa agli anni’70 non arrivava al 10%.  

Il problema dell’accesso sicuro alle risorse sta danneggiando, inoltre, le piccole industrie di pesca artigianale (Ssf, dall'inglese small-scale fisheries) anche se rappresentano una grande percentuale di lavoro a tempo pieno o part-time (di cui il 50% dei lavoratori sono donne) nei Paesi in via di sviluppo. Questa situazione ha un grave risvolto sociale connesso alla riduzione della fame nel mondo e della povertà in quanto oltre il 90% del pescato effettuato dalle Ssf è destinato al consumo umano locale.

Da tutti questi dati affatto incoraggianti, l’Hlpf ha cercato di trarre una spinta affinché le azioni di tutela non continuino a tardare. Nel documento di revisione riguardo l’Obiettivo 14 sono state aggiunte, a questo proposito, delle raccomandazioni cosicché non venissero tralasciate importanti questioni.

È innanzitutto indispensabile che vengano sviluppate nuove metodologie per la raccolta di alcune forme di plastica (come le micro-plastiche) e che si avviino gli interventi cross-settoriali per ridurre queste forme di inquinamento negli oceani.

Data l’importanza dei cambiamenti climatici per l’equilibrio ecosistemico, viene incoraggiata la promozione di attività che consentano ai Paesi di rispettare gli impegni assunti nell'ambito dell'accordo di Parigi. Viene promossa, inoltre, l'integrazione tra gli stati per il monitoraggio e la ricerca sugli effetti che i cambiamenti climatici hanno sugli ecosistemi marini per una migliore informazione globale e soprattutto dei responsabili politici.

Dal punto di vista economico è necessario che lo sfruttamento delle risorse ittiche venga costantemente monitorato cominciando a valorizzare nelle statistiche anche la capacità degli ecosistemi di un territorio. Inoltre, azioni di lotta contro la pesca illegale e non regolamentata potrebbero condurre ad una diminuzione delle perdite sul capitale delle risorse marine e oceaniche pari a 23,5 miliardi di dollari.

Le azioni di tutela e salvaguardia dei mari e degli oceani devono essere assolutamente supportate dall’investimento derivante dalla cooperazione e il coordinamento internazionale. Inoltre, sarà necessario il lavoro sulla formalizzazione dei confini marittimi e il sostegno ai Paesi, alle organizzazioni regionali di gestione della pesca e ad altri meccanismi di governance per continuare ad attuare le linee guida internazionali per la gestione delle acque profonde. Si dovrà trovare, inoltre, la collaborazione per creare un accordo giuridicamente vincolante a livello internazionale per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità marina di aree al di fuori della giurisdizione nazionale. Queste iniziative aumenterebbero la capacità degli Stati di esercitare i loro diritti nella realizzazione dei loro profitti nel rispetto degli obblighi internazionali.

Infine, la ricerca scientifica in quest’ambito viene largamente promossa in quanto è essenziale per prevedere le conseguenze dei cambiamenti sulle vite umane. L’utilizzo di tecnologie avanzate deve essere messo al servizio dell’intera umanità affinché sia possibile trovare soluzioni e/o mitigare gli effetti negativi che le attività antropiche stanno inducendo sulle risorse marine e oceaniche. Saranno necessari, dunque, una collaborazione scientifica internazionale e interdisciplinare congiunta al trasferimento di tecnologie e un quadro internazionale per riempire le lacune tecnologiche e conoscitive.

La riflessione finale riguardo la tutela dell’ambiente acquatico rispecchia le parole del Segretario Generale dell’Onu António Guterres all’apertura della Ocean Conference di giugno: “Conservare i nostri oceani e usarli in maniera sostenibile è conservare la vita stessa”.

 


[1] SDG 1 Sconfiggere la povertà; SDG 2  Sconfiggere la fame; SDG 3 Salute e benessere per tutti; SDG 5 Parità di genere; SDG 9 Innovazione e infrastrutture; SDG 14 Flora e fauna acquatica; SDG 17 Partnership per gli obiettivi. 

 

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