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Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Dagli ultimi dati aggiornati al 2021, risulta che sulle otto milioni conosciute, un milione di specie animali e vegetali è a rischio estinzione. L'attività antropica ha velocizzato di mille volte il tasso naturale di estinzione. Continua il declino della biodiversità italiana a causa di problemi irrisolti, come il degrado e il consumo del suolo. 

Un’agricoltura sostenibile genera benefici per 10mila miliardi di dollari l’anno

Uno studio sui costi “nascosti” dei sistemi alimentari avverte che di questo passo 640 milioni di persone in più al 2050 saranno denutrite. Occorre rimodulare gli incentivi che promuovono pratiche distruttive della natura.[VIDEO6/2/24

martedì 6 febbraio 2024
Tempo di lettura: min

Il sistema agroalimentare rappresenta un tema parecchio sentito dall’opinione pubblica, soprattutto in quest’ultimo periodo animato dalla “protesta dei trattori” che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Europa. Tra le richieste dei manifestanti troviamo, per esempio, l’annullamento del “green corridor” accusato di facilitare l’importazione di prodotti da Paesi che non rispettano le norme fito-sanitarie europee.

Proprio sul tema alimentare è stata pubblicata nei scorsi giorni la più completa analisi economica del suo genere. La ricerca “The economics of the food system transformation”, pubblicata il 31 gennaio dal “Food system economics comission”, sostiene che il passaggio verso un sistema alimentare globale più sostenibile potrebbe generare fino 10mila miliardi di dollari all'anno di benefici migliorando, al contempo, la salute umana e l’attività di lotta alla crisi climatica.

Secondo lo studio gli attuali sistemi alimentari distruggono più valore di quanto ne creino a causa delle esternalità negative che alimentano. Si tratta di costi ambientali e sanitari “nascosti” che vengono generati per le logiche di profitto di breve termine.

"Questa analisi fornisce una prima cifra sulle opportunità economiche regionali e globali nella trasformazione dei sistemi alimentari”, ha dichiarato Steven Lord dell'Environmental change institute dell'università di Oxford, tra gli autori dello studio. “Sebbene non sia facile, la trasformazione è conveniente su scala globale, dato che i costi del non fare nulla rappresentano un considerevole rischio economico".

Per come sono concepiti, oggi i sistemi alimentari contribuiscono al 30% delle emissioni globali di gas serra. Il rilascio di gas climalteranti dal settore agricolo alimenta un circolo vizioso: fa aumentare le temperature, e così facendo si potenziano proprio quegli eventi estremi che impattano gravemente sulle colture, sia in termini di qualità sia di quantità. Inoltre, lo studio rileva che continuando con il “business as usual” andremo incontro a enormi problemi di sicurezza alimentare. Per fare un paio di esempi, di questo passo entro il 2050 circa 640 milioni di persone saranno sottopeso mentre il 70% di persone in più rischia di essere in una condizione di obesità. Un elemento che determina anche un forte squilibrio tra quantità di risorse e distribuzione di queste.



Come rendere sostenibile il sistema alimentare

Come detto da Johan Rockström del Potsdam institute for climate impact research, altro autore dello studio, "il sistema alimentare globale ha tra le sue mani il futuro dell'umanità sulla Terra". Per rendere questo futuro più prospero e inclusivo l’analisi avanza una serie di proposte per riorientare il sistema alimentare. Si tratta di una missione politicamente impegnativa ma capace di portare benessere diffuso e vantaggi economici per ogni individuo.

Tra le proposte troviamo la rimodulazione degli incentivi fiscali, dato che come sono concepiti partecipano a rendere distruttive le pratiche basate sulla monocultura su larga scala, rea di utilizzare non solo troppi fertilizzanti e pesticidi, ma anche di attivare lesive pratiche di disboscamento. Per questo motivo gli incentivi finanziari dovrebbero essere indirizzati verso piccoli agricoltori in grado di trasformare le fattorie in “serbatoi” di carbonio utili all’assorbimento dei gas serra, dando così sempre più spazio alla fauna selvatica.

Altro elemento chiave è dato dalla trasformazione degli stili di vita. Una dieta maggiormente focalizzata sui prodotti vegetali sarebbe infatti un toccasana anche per la natura. Non vanno poi dimenticati gli investimenti da dedicare a nuove tecnologie efficienti sia per la produzione e sia per il taglio delle emissioni.

Grazie a una maggiore sicurezza alimentare, il Rapporto afferma che la denutrizione potrebbe essere eradicata entro il 2050, con 174 milioni di morti premature evitate e 400 milioni di lavoratori agricoli in grado di guadagnare un reddito sufficiente a vivere una vita dignitosa.


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La transizione proposta contribuirebbe in maniera notevole a limitare il riscaldamento globale a 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali (obiettivo dell’Accordo di Parigi, definito dalla comunità scientifica come soglia di sicurezza), e a dimezzare le perdite di azoto in agricoltura.

Complessivamente, si stima che i costi della trasformazione siano compresi tra lo 0,2% e lo 0,4% del Pil globale annuo. Una cifra nettamente inferiore ai costi che invece subiremo senza l’adozione di nuove politiche agricole.

Infine, lo studio ha stimato i costi nascosti del cibo, inclusi quelli legati ai cambiamenti climatici, alla salute umana, alla mancata nutrizione e alle perdite di risorse naturali. Si parla di 15mila miliardi di dollari l’anno.

Scarica il Rapporto

 

Fonte copertina: parilovv, da 123rf.com

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