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Le risorse naturali hanno subito dagli anni ‘50 del secolo scorso un declino senza precedenti nella storia umana. Una specie su otto è a rischio estinzione. Per l’Italia la tendenza è estremamente negativa, causata dal netto peggioramento degli indicatori elementari relativi alla frammentazione del territorio e al consumo di suolo.

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Clima: per l’opinione pubblica mondiale si tratta di un’emergenza non rinviabile

Il più grande sondaggio fatto fino a ora sul riscaldamento globale, veicolato tramite app di giochi mobile, rivela il bisogno diffuso di politiche a favore del clima. Arrestare la deforestazione è la priorità per gli intervistati.  24/02/21

Il 27 gennaio sono stati pubblicati i risultati di quello che viene definito “il più grande sondaggio mai realizzato sui cambiamenti climatici”. Condotto dal 7 ottobre al 4 dicembre 2020 e basato su un ampio campione proveniente da 50 diversi Paesi (che coprono il 56% della popolazione mondiale), hanno preso parte al “Peoples’ Climate Vote” di Undp (United nations development programme) circa un milione e 200mila persone, compresi i giovani di età inferiore ai 18 anni.

I risultati del sondaggio, raccolti ed elaborati da analisti dell'Università di Oxford, sono stati divisi per età, sesso e livello di istruzione. Agli intervistati è stato chiesto se il cambiamento climatico fosse un'emergenza globale, e se fossero in qualche modo disposti a sostenere 18 politiche attive per il clima, accorpate in sei aree di azione: economia, energia, trasporti, cibo e agricoltura, natura, e protezione delle persone. Le domande del sondaggio erano ispirate agli SDGs dell’Agenda 2030 dell’Onu.

Ne è emerso un quadro totalmente a favore delle politiche di contrasto al riscaldamento globale. Per esempio, in otto dei dieci Paesi (tra quelli presenti nel sondaggio) che possiedono le più alte emissioni climalteranti dal settore energetico, la maggioranza degli intervistati ha sostenuto che bisogna spingere sulle energie rinnovabili. Risultato simile per quattro dei cinque Paesi dove si hanno le maggiori emissioni in seguito al “cambio d’uso del suolo” (per esempio a causa della deforestazione): la maggioranza si è detta favorevole ad arrestare il degrado e il consumo di territorio. Inoltre, in nove Paesi su dieci, dove si registra il più alto tasso di urbanizzazione, gli intervistati chiedono l’elettrificazione della mobilità pubblica e privata, e un maggior uso di mezzi ecocompatibili come le biciclette.

"I risultati del sondaggio illustrano chiaramente che viene richiesta un’azione urgente per il clima”, ha sottolineato Achim Steiner di Undp, “inoltre, lo studio mostra come le persone ritengano che sono i responsabili politici che devono adottare immediate misure a tutela dell’equilibrio climatico. Dall'agricoltura sostenibile alla protezione della natura, fino all'investimento in una ripresa verde dal Covid-19, l'indagine porta la voce delle persone in prima linea nel dibattito sul clima”.

Al fine di includere un pubblico variegato, raggiungendo quanti più giovani possibile (che in genere sono un target di riferimento poco accessibile per i sondaggi), il quesito è stato diffuso attraverso piattaforme di giochi su mobile. In merito a questo esperimento, Stephen Fischer del dipartimento di sociologia presso l’Università di Oxford ha dichiarato: “Il più grande sondaggio mai condotto sull'opinione pubblica sui cambiamenti climatici ci ha mostrato che le reti di gioco mobile non solo possono raggiungere molte persone, ma possono offrire anche un campione molto rappresentativo. Abbiamo ricevuto un ‘tesoro’ di risultati mai visto prima, il riconoscimento dell'emergenza climatica è parecchio più diffuso di quanto si pensasse”.

In generale, tra le politiche che hanno ricevuto parere più favorevole da parte degli intervistati, al primo posto con il 54% di “sostegno pubblico” troviamo la conservazione del suolo e delle foreste, al secondo la transizione all’energia rinnovabile (53%), al terzo l’agricoltura sostenibile (52%) e, al quarto, gli investimenti green da indirizzare alle imprese e alla creazione di nuovi posti di lavoro (50%).

Lo studio ha inoltre mostrato un diretto collegamento tra livello di istruzione e desiderio di azione sul clima. Le persone che hanno frequentato l’università o le scuole superiori ritengono la crisi climatica maggiormente importante, e questo sia in Paesi a basso reddito come il Buthan e il Congo, sia nei Paesi ricchi, per esempio Francia e Giappone.

Infine, i giovani sono stati più propensi a dire che il cambiamento climatico rappresenta una vera e propria emergenza, anche se le differenze rispetto ad altri gruppi non sono state poi così sostanziali. Hanno infatti ritenuto l’aumento della temperatura un’emergenza il 65% delle persone comprese tra 18 e 35 anni, il 66% di quelle comprese tra i 36 e i 59 anni, e il 58% degli intervistati con oltre 60 anni.

di Ivan Manzo

 

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Mercoledì 24 Febbraio 2021

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