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La percentuale mondiale di persone detenute senza essere condannate per un crimine è rimasta pressoché invariata nell'ultimo decennio: dal 32% nel 2003-2005 al 31% nel 2014-2016. In Italia, rimane molto elevata la durata media per l’espletamento dei procedimenti civili dei tribunali ordinari (445 giorni di media nel 2017).

Maltrattamento all’infanzia: il Mezzogiorno è indietro per cura e prevenzione

La povertà economica, relazionale ed educativa è il maggior fattore di rischio per il maltrattamento minorile. Campania, Sicilia, Calabria e Puglia sono le regioni più critiche. L’Emilia Romagna quella più virtuosa. 5/6/2019

È un Italia spaccata in due quella fotografata dalla seconda edizione dell’ “Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia” realizzata da Cesvi, l’organizzazione italiana laica e indipendente nata per fronteggiare le più gravi crisi umanitarie e per realizzare progetti di lotta alla povertà e di sviluppo sostenibile. L’Indice è il risultato dell’aggregazione di 64 indicatori, classificati in sei capacità (cura di sè e degli altri, vivere una vita sana, vivere una vita sicura, lavorare, acquisire conoscenza e sapere, accedere alle risorse e ai servizi) inerenti ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio delle diverse regioni.

I fattori di rischio sono stati selezionati considerando una autorevole fonte in Europa circa la prevenzione sul maltrattamento all’infanzia: lo “European report on oreventing child maltreatment”, dell’Ufficio regionale europeo della Organizzazione mondiale della sanità. Gli indicatori dei servizi invece sono per la maggior parte riconducibili all’attività dei servizi sociali comunali.

L’analisi determina una classifica decrescente tra le regioni italiane, a partire da quelle che presentano sia minori rischi di maltrattamento per l’infanzia sia un sistema di politiche e servizi territoriali adeguati.
Incrociando i fattori di rischio e i servizi offerti, il Rapporto Cesvi ha prodotto una matrice territoriale che consente di valutare il posizionamento delle varie regioni rispetto a quattro raggruppamenti: regioni a elevata criticità, reattive, virtuose e stabili. Le prime combinano una situazione territoriale particolarmente difficile sia per i fattori di rischio che per i servizi; le regioni reattive sono caratterizzate da un fattore ambientale critico ma con un’offerta dinamica di servizi dedicati; le regioni virtuose presentano bassi fattori di rischio e un buon livello di servizi sul territorio; infine le regioni stabili sono  quelle che a fronte di criticità ambientali e sociali basse rispondono con un sistema di servizi più basso della media nazionale.

Anche nel 2019 la Campania chiude la classifica, preceduta da Sicilia, Calabria e Puglia. Queste regioni, assieme a Sardegna, Basilicata e Abruzzo, sono classificate ad“elevata criticità”. Le regioni “reattive” sono Molise, Umbria e Sardegna .
In cima alla classifica c’è l’Emilia Romagna, con la maggiore capacità di fronteggiare il problema del maltrattamento infantile sia in termini di contesto ambientale che di servizi. Seguono Trentino Alto Adige e Veneto. Anche Val d’Aosta, Liguria, Toscana, Friuli Venezia Giulia si collocano tra le regioni “virtuose”. Lombardia e Piemonte sono le uniche due  regioni “stabili”.

Il maltrattamento sui bambini, si legge nel rapporto, rappresenta un disagio del mondo adulto di carattere multidimensionale: i fattori di rischio appartengono alla sfera personale, relazionale, sociale ed economica. Prevenire il maltrattamento in modo efficace significa essere consapevoli di questa complessità, che coinvolge molte capacità degli adulti. Tra queste, la povertà, intesa come il livello più critico della capacità di accedere alle risorse e ai servizi, è un aspetto fondamentale da affrontare.
In Italia un milione e 208mila minori vivono in una situazione di povertà assoluta. La situazione peggiore si riscontra al Sud dove, secondo i dati Istat, si trovano tre città, Napoli, Palermo e Catania, contraddistinte da una maggiore vulnerabilità sia a livello sociale che materiale.

“È stato dimostrato che il maltrattamento avviene trasversalmente in tutte le classi sociali; tuttavia la condizione economica della famiglia può avere un effetto diretto, ad esempio per la mancanza di denaro necessario per rispondere ai bisogni di base dei minori, o un effetto indiretto, aumentando la situazione di stress dei genitori” dichiara Daniele Barbone, amministratore delegato di Cesvi. “Inoltre povertà materiale e povertà educativa sono strettamente correlate: nelle famiglie in cui si fatica ad arrivare a fine mese è difficile, per esempio, riuscire a partecipare ad attività culturali e ricreative”, conclude Barbone.

L’indice individua quattro ambiti strategici su cui intervenire per promuovere politiche di prevenzione e cura al maltrattamento minorile: costruire un sistema informativo, superare le differenze territoriali, introdurre politiche specifiche e integrate, fare prevenzione investendo in capitale umano con un’ottica di medio-lungo termine.

Questa edizione dell’Indice conferma i limiti di disponibilità di dati sia per quanto riguarda la rappresentazione dei fattori di rischio, sia per quanto concerne la rilevazione delle politiche e dei servizi. La costruzione di un sistema informativo nazionale sul tema del maltrattamento all’infanzia necessita di una solida regia che, afferma il rapporto, dovrebbe essere condotta dall’Osservatorio nazionale sull’infanzia e l’adolescenza. È necessario affrontare con determinazione e nuovi sistemi di governance le differenze territoriali. L’indice, pur evidenziando le profonde differenze tra Nord e Sud, suggerisce l’importanza dell’istituzione di un gruppo di lavoro tematico nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, in grado di valutare l’impatto delle politiche nazionali sul territorio. È opportuno sviluppare norme, atti e procedure dedicate alla sicurezza dei bambini, e allo stesso tempo, politiche e interventi che influiscano sui fattori di rischio. Infine, conclude l’Indice, occorre costruire politiche a medio e lungo termine che sappiano rispettare i tempi degli investimenti in capitale umano. I cambiamenti evidenziati rispetto alla passata edizione riflettono dinamiche sociali profonde, che vanno accompagnate sia con cure immediate, ma soprattutto richiedono investimenti costanti sul futuro dei bambini e dei genitori.

 

di Tommaso Tautonico

mercoledì 05 giugno 2019
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