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PACE, GIUSTIZIA E ISTITUZIONI SOLIDE

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La percentuale mondiale di persone detenute senza essere condannate per un crimine è rimasta pressoché invariata nell'ultimo decennio: dal 32% nel 2003-2005 al 31% nel 2014-2016. In Italia, rimane molto elevata la durata media per l’espletamento dei procedimenti civili dei tribunali ordinari (445 giorni di media nel 2017).

Dall’Ue nuove raccomandazioni all’Italia per tutelare i diritti fondamentali

Il Consiglio dell’Ue raccomanda all’Italia di concentrarsi sulle politiche attive del mercato del lavoro, sostenere la partecipazione delle donne nel mondo del lavoro e migliorare le competenze, specialmente quelle digitali. 22/06/19

Al termine del semestre europeo, la Commissione europea pubblica le raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea ad ogni Stato membro, indicando le aree d’intervento prioritarie su cui agire per allineare le politiche economiche e di bilancio a livello europeo. Il semestre 2019 si chiude con una chiara indicazione: bisogna sostenere la transizione verso un’Europa più sociale come strumento chiave per l’accesso ai bisogni vitali di base.

Nel documento pubblicato il 5 giugno “Raccomandazione del Consiglio sul programma nazionale di riforma 2019 dell'Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2019 dell'Italia”, il Consiglio chiede all’Italia di intensificare gli sforzi per contrastare il lavoro sommerso; garantire che le politiche attive del mercato del lavoro e le politiche sociali siano efficacemente integrate e coinvolgano soprattutto i giovani e i gruppi vulnerabili; sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso una strategia globale, in particolare garantendo l'accesso a servizi di assistenza all'infanzia e a lungo termine di qualità; migliorare i risultati scolastici, anche mediante adeguati investimenti mirati, e promuovere il miglioramento delle competenze, in particolare rafforzando le competenze digitali.

Le raccomandazioni sono il frutto di una serie di osservazioni che inquadrano l’Italia sotto il profilo lavorativo, sociale e dell’istruzione.

Secondo le stime dell’Istat, l’economia sommersa o illegale nel 2016 ha rappresentato circa 210 miliardi di euro. Di questi circa il 37,2% è imputabile al lavoro nero. Particolarmente colpiti sono i migranti, le donne e i minori. Nel 2017 è diventato operativo il nuovo Ispettorato nazionale del lavoro che si è concentrato sul fenomeno del caporalato in agricoltura. Sono necessari, si sottolinea nella raccomandazione, ulteriori provvedimenti per affrontare e prevenire il lavoro sommerso e lo sfruttamento, per garantire equità e sicurezza delle condizioni di lavoro. Occorre garantire che le modalità di applicazione del reddito di cittadinanza massimizzino gli incentivi al lavoro regolare e trasformino il lavoro sommerso in occupazione regolare, sia attraverso un attento monitoraggio sia attraverso incentivi positivi.

Nel 2017 il 28,9% della popolazione italiana era a rischio povertà o esclusione sociale, percentuale superiore rispetto alla media Ue ferma al 22,4%. I lavoratori autonomi, che rappresentano il 20,8 % della forza lavoro (contro una media Ue del 13,7 %), sono generalmente meno tutelati contro i rischi sociali rispetto ai lavoratori dipendenti. Nel 2018 il piano di lotta alla povertà è stato sostituito dal reddito di cittadinanza, che mantiene un approccio di inclusione attiva, soggetta a determinate condizioni. Tuttavia, viene evidenziato nella raccomandazione, la riforma potrebbe risultare di difficile attuazione e costituire un onere considerevole per la pubblica amministrazione, gravando soprattutto sui servizi per l'impiego e i servizi sociali. La buona riuscita dipenderà dall'efficacia delle politiche volte a integrare le persone nel mercato del lavoro o nei percorsi di formazione, dalla disponibilità di servizi sociali personalizzati e dai controlli. In particolare, l'effettiva capacità di coinvolgere le persone più bisognose influirà sull'impatto del nuovo regime sulla riduzione della povertà e dell'esclusione sociale.

Il divario di genere nell’occupazione in Italia rimane uno dei più elevati dell'Ue e il tasso di occupazione delle donne è inferiore alla media Ue (53,1% contro il 67,4% nel 2018). Gli investimenti nei servizi di assistenza e nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro rimangono insufficienti, così come le misure volte a promuovere le pari opportunità e adeguate politiche in materia di equilibrio tra vita professionale e vita privata. La raccomandazione evidenzia la mancanza di una strategia organica per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Nonostante il congedo di paternità obbligatorio sia stato allungato, passando da quattro a cinque giorni, il sistema dei congedi parentali e i servizi di assistenza all’infanzia rimangono inadeguati  e poco sviluppati, ostacolando l'occupazione delle donne con figli o con familiari che necessitano di assistenza. Una maggiore partecipazione delle donne alla forza lavoro potrebbe favorire la crescita economica aumentando l’offerta di manodopera, alleviare la povertà e attenuare i rischi sociali e finanziari derivanti dall’invecchiamento della popolazione.

Secondo la Commissione europea la stagnante produttività dell’Italia è dovuta alle debolezze del sistema di istruzione e formazione e alla scarsità della domanda di competenze elevate. Il tasso di abbandono scolastico è superiore rispetto alla media Ue (14,5% contro 10,6% nel 2018), con un ampio divario territoriale a livello di risultati scolastici. Assumere e motivare maggiormente gli insegnati potrebbe contribuire a migliorare i risultati dell’apprendimento. Inoltre, gli stipendi degli insegnanti italiani rimangono bassi rispetto agli standard internazionali. Per quanto riguarda le competenze chiave e di base, gli studenti e gli adulti italiani ottengono risultati tra i peggiori dell’Ue. La partecipazione degli adulti all’apprendimento è molto limitata e in calo, in un contesto in cui il divario occupazionale tra lavoratori altamente qualificati e lavoratori scarsamente qualificati è tra i più elevati dell'Ue. È necessario, conclude il Consiglio, stimolare gli studi in campi attinenti ai settori ad alta intensità di conoscenza e rafforzare le competenze specifiche, come quelle digitali e finanziarie.

di Tommaso Tautonico

sabato 22 giugno 2019
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