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PARTNERSHIP PER GLI OBIETTIVI

Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

Nel 2018 in diminuzione del 2,7% gli aiuti pubblici verso i Paesi in via di sviluppo, rispetto al 2017. Dopo sei anni di aumento costante, nel 2018 la spesa per Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) in Italia è diminuita in modo significativo con una riduzione del 21,3% in termini reali rispetto al 2017, cifra destinata a scendere ancora stando alle previsioni della Legge di Bilancio 2019.

Articoli

Il nuovo punto di riferimento per gli aiuti pubblici allo sviluppo sono gli SDGs

di Adolfo Morrone, membro del segretariato Asvis

Il “Credit Reporting System” o CRS fornisce informazioni sui progetti di aiuto finanziati da ogni paese. Avviate dall’Ocse nuove ricerche per collegare CRS e SDGs e rendere l’Agenda 2030 il framework di riferimento per la valutazione dei risultati della cooperazione allo sviluppo.
Dicembre 2016

I Millenium Development Goals (MDGs) hanno rappresentato un accordo internazionale senza precedenti per perseguire l’eradicazione della povertà e il miglioramento sociale a livello globale. L'agenda 2030 presenta una visione che è allo stesso tempo più ampia, più olistica e più ambiziosa. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) mirano a completare gli MDGs proponendo obiettivi molto più ambiziosi come l’eliminazione della povertà estrema e la promozione del progresso in tutte le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: sociale, economico e ambientale.

Per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 sarà necessario mobilitare strumenti, risorse e partnership a tutti i livelli. Da questo punto di vista gli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) rimangono la risorsa di finanza pubblica più importante per stimolare programmi di sviluppo che possano contribuire all’eliminazione della povertà e allo sviluppo sostenibile. In uno scenario post-2015 ci sarà bisogno quindi di più APS ma soprattutto di aiuti pubblici migliori e più efficaci.

I criteri di ammissibilità di un paese per la concessione degli APS sono ancora basati fondamentalmente sul criterio della crescita economica e quindi, in ultima analisi, sul reddito nazionale lordo (RNL). Il dibattito post-2015 ha portato però a ripensare lo sviluppo come un processo multidimensionale e globale e quindi ha determinato un crescente consenso nella comunità scientifica e tra i policy maker sul fatto che classificare i paesi semplicemente in base al loro RNL è un criterio inadeguato per perseguire gli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

Il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile è infatti un'impresa molto più complessa della semplice crescita economica. Essa richiede non solo quest'ultima, ma anche conoscenze specifiche, le tecnologie, i giusti incentivi e le capacità istituzionali per cambiare il modo in cui viviamo, lavoriamo, produciamo, consumiamo e trattiamo il pianeta.

Sostenibilità e sviluppo si sono fino ad oggi in gran parte evoluti separatamente. L'agenda 2030 si propone di portare queste due agende a convergenza sulla base di una visione di sviluppo sostenibile che possa essere applicabile a tutti i paesi. Le sfide dell’Agenda 2030 che riguardano tutti ma che hanno un effetto estremamente più grande sulle persone più povere del mondo richiedono sostanziali ulteriori finanziamenti. Il modo in cui gli APS sono distribuiti e usati sarà importante per assicurare che il denaro pubblico sia usato efficacemente e in modo sostenibile.

Per questi motivi l’Ocse sta esplorando la possibilità che l’Agenda 2030 diventi il framework di riferimento per valutare i risultati della cooperazione allo sviluppo (1). A questo scopo anche le informazioni statistiche disponibili si devono adeguare per permettere il monitoraggio degli APS in funzione dei target SDGs. Il “Credit Reporting System” o CRS fornisce informazioni dettagliate sui singoli progetti di aiuto finanziati da ogni paese ed è la base statistica con cui l’Ocse valuta la cooperazione allo sviluppo. Il CRS prevede che i progetti siano classificati utilizzando un complesso sistema di codici - codici di settore (purpose codes) - che vengono utilizzati nel CRS per suddividere gli APS secondo un’articolazione funzionale e settoriale. Inoltre il CRS prevede anche dei markers che sono legati a precise politiche come ad esempio gli obiettivi della convenzione di Rio.

L’Ocse ha avviato delle attività di studio per adeguare il CRS alle sfide dell’Agenda 2030. In primo luogo sta studiando la possibilità di collegare i target SDGs ai codici di settore e ai markers che, pur essendo molto articolati, non sempre riescono ad essere attribuiti a target SDGs specifici. L’Ocse si è quindi impegnata in una revisione complessiva dei codici di settore e dei markers che verranno adeguati per corrispondere in modo più puntuale agli obiettivi dell’Agenda 2030.  Questo comporterà un lavoro di adattamento non solo delle classificazioni ma anche dei sistemi informativi. A questo scopo dal 2017 e sperimentalmente per tre anni l’Ocse ha richiesto ai paesi fornitori di APS di classificare i progetti utilizzando fino a 3 codici di settore invece del singolo codice previsto in precedenza. In questo modo progetti che impattano su più aspetti potranno essere monitorati in maniera più puntuale.

In aggiunta a questo lavoro sui codici di settore e sui markers l’Ocse ha anche richiesto che i progetti siano classificati tenendo conto dei target SDG su cui intendono avere l’impatto più rilevante. A partire dal 2017, quindi, si renderà disponibile una importante fonte informativa che permetterà di leggere la cooperazione allo sviluppo usando il framework degli SDGs che  è un framework che può essere usato anche per il processo di decisione politica ma che ha anche il vantaggio di permettere di costruire delle narrative attraenti per i cittadini.

Asvis ha già messo in evidenza nel suo primo rapporto la necessità di adottare gli SDGs come quadro concettuale per la scelta degli interventi e di assicurare la piena applicazione dei principi di efficienza e coerenza delle politiche per lo sviluppo adottati dalla comunità internazionale. Sarebbe quindi importante che su questo punto si sviluppasse una cooperazione tra Asvis, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per costruire una narrativa che legga i dati degli APS alla luce degli SDGs sia per i policy maker attraverso la relazione annuale al parlamento sulla cooperazione allo sviluppo sia per i cittadini pensando ad una reportistica adeguata da diffondere attraverso piattaforme open come Openaid.

 

NOTE:

1 -  OECD, 2016, An SDG-based results framework for development co-operation.

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