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PARTNERSHIP PER GLI OBIETTIVI

Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

I flussi netti globali di Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nel 2018 sono stati di 149 miliardi di dollari, in calo del 2,7% in termini reali rispetto al 2017, con una quota ancora più in calo per i Paesi più bisognosi. Peggiora la performance dell’Italia che, nel 2018, ha erogato in Aps circa 4.200 milioni di euro, con un calo del 21,3% rispetto al 2017. Questa cifra rappresenta lo 0,24% del Reddito nazionale lordo (Rnl), allontanandosi dall’impegno assunto a raggiungere nel 2020 lo 0,30 Aps/Rnl. 

Consiglio europeo: la Ue diventi pioniere dello sviluppo sostenibile

Le conclusioni del vertice europeo sottolineano la necessità di istituzioni democratiche ed efficaci per promuovere gli SDGs. Bene i goal di salute e lavoro, male la ricerca e la biodiversità. 17/12/19 

Il Consiglio europeo, già protagonista in questi ultimi giorni del dibattito sull’approvazione del Green Deal, piano per ridurre le emissioni a zero entro il 2050, proposto dalla Commissione Europea (e terminato con l’approvazione alla quasi unanimità del piano da parte del Consiglio, Polonia esclusa), ha pubblicato il 10 dicembre un documento che riunisce le conclusioni principali sul percorso che l’Unione europea deve compiere per attuare gli obiettivi dell'Agenda 2030. Queste risoluzioni sottolineano la necessità di accelerare il processo, sia all’interno dell'Ue che in altre parti del mondo, tramite un multilateralismo efficace e un sistema basato su regole efficienti.

“Il Consiglio, ribadendo le conclusioni del giugno 2017, sottolinea che il buon governo, lo stato di diritto, la democrazia e le istituzioni responsabili sono prerequisiti per società pacifiche e inclusive e, come tali, sono intrinsecamente legate alla sostenibilità”. I capi di governo della Ue confermano dunque la necessità di un approccio olistico all’Agenda 2030 e a questo proposito incoraggiano gli Stati membri ad aumentare il livello di ambizione delle loro risposte nazionali, integrando proattivamente gli SDGs all’interno di strumenti, politiche, strategie e quadri finanziari nazionali. Il Consiglio ha inoltre ricordato la necessità di dare atto alle conclusioni dell'ottobre 2019 sulla Carta dei diritti fondamentali, sottolineando che la realizzazione dei diritti è una condizione preliminare per il raggiungimento degli SDGs. “Il Consiglio ribadisce inoltre la necessità di rafforzare la dimensione sociale per promuovere l'inclusione” si legge nelle conclusioni. Il Consiglio evidenzia dunque l’importanza di “raggiungere l’uguaglianza in tutte le sue forme, in particolare la parità di genere, istruzione di alta qualità e transizione socialmente equa, che salvaguardino i diritti sociali e i valori comuni Ue”.

Il Consiglio dedica inoltre particolare attenzione al ruolo di monitoraggio e approfondimento svolto dai report, dichiarando la necessità di uno sviluppo continuo di indicatori, nonché quella di revisione e miglioramento dei dati, tenendo conto del contesto ma anche di dati specifici per ogni Paese, nonché degli indicatori per misurare i target dell’Agenda 2030 concordati a livello Onu.

Tra questi documenti, uno dei più significativi è stato il Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU context 2019, relazione di monitoraggio di Eurostat su politiche nazionali e comunitarie, documento chiave per misurare i progressi dell'Unione verso il 2030. Come questo, altri documenti pubblicati da servizi e agenzie della Commissione (come l'Agenzia dell'Ue per i diritti fondamentali e l'Agenzia europea dell'ambiente) forniscono strumenti di interpretazione fondamentali. Sulla base di tali relazioni e dati, il Consiglio rileva due trend importanti. Il primo è che l'Unione nel suo complesso ha compiuto progressi significativi nel miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini membri negli ultimi cinque anni: la salute effettiva e percepita sono infatte migliorate, la povertà e l'esclusione sociale sono state ridotte e la qualità della vita nelle città è in crescita. Nonostante i buoni progressi a livello aggregato, però, permangono notevoli disparità tra Stati membri, regioni e intere comunità, che devono essere colmate il prima possibile. Il secondo denominatore rilevato è la crescita costante del Pil dell’Unione, accompagnata da aumenti degli investimenti e dell'occupazione (e dal conseguente calo della disoccupazione). La spesa interna lorda in ricerca e sviluppo è invece cresciuta molto lentamente e il numero dei brevetti registrato dal 2013 è in continuo ribasso.

Per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse naturali, il traguardo è invece ancora lontano. Il consumo di materiali ed energia, nonché la generazione di rifiuti non minerali continua ad aumentare, nonostante le migliorie nell'utilizzo “circolare” e nel riciclaggio dei materiali stessi. La biodiversità diminuisce, ed è probabile che l'Unione non raggiunga 23 dei 30 obiettivi ambientali contenuti nel Settimo programma d'azione per l'ambiente, compresi quelli relativi agli obiettivi globali di Aichi. “Una parte significativa degli impatti ambientali negativi si materializza al di fuori del panorama europeo, attraverso effetti di ricaduta collegati ai nostri modelli di consumo” avverte il Consiglio. Le emissioni di gas a effetto serra dell'Unione sono diminuite del 23% rispetto ai livelli del 1990 e l'intensità energetica e di risorse è migliorata, portando l'Europa sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi per il 2020. “Nonostante questi progressi, il raggiungimento degli attuali goal climatici per il 2030, in particolare per quanto riguarda l'efficienza energetica, è incerto”. Le emissioni di gas a effetto serra prodotte dai trasporti sono infatti aumentate, e l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale in questo settore non verrà probabilmente raggiunto entro il 2020, poiché passaggi significativi al trasporto sostenibile sono ancora molto lontani dal realizzarsi.  

 

di Flavio Natale

Martedì 17 Dicembre 2019
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