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PARTNERSHIP PER GLI OBIETTIVI

Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

I flussi netti globali di Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nel 2018 sono stati di 149 miliardi di dollari, in calo del 2,7% in termini reali rispetto al 2017, con una quota ancora più in calo per i Paesi più bisognosi. Peggiora la performance dell’Italia che, nel 2018, ha erogato in Aps circa 4.200 milioni di euro, con un calo del 21,3% rispetto al 2017. Questa cifra rappresenta lo 0,24% del Reddito nazionale lordo (Rnl), allontanandosi dall’impegno assunto a raggiungere nel 2020 lo 0,30 Aps/Rnl. 

L’Agenda 2030 e le politiche nazionali: un’analisi della gestione degli SDGs

Il network indipendente Esdn fa il punto sui meccanismi di governance degli Obiettivi di sviluppo sostenibile nei Paesi europei. I governi sono ormai pienamente investiti della materia, ma occorre coinvolgere di più i parlamenti. 23/1/20

Fornire una panoramica sull’attuale gestione degli Obiettivi dell’Agenda 2030, questo è lo scopo del rapporto quadrimestrale “The implementation of the 2030 Agenda and SDGs at the national level in Europe – Taking stock of governance mechanisms" redatto a dicembre dall'European sustainable development network (Esdn), una piattaforma pan-europea nata per creare un collegamento tra le persone incaricate di ideare e gestire le politiche per lo sviluppo sostenibile dell’Ue. La ricerca si basa sui risultati di un sondaggio che è stato condotto in più di 30 Paesi europei tra i funzionari di governo incaricati di individuare le strategie e i processi finalizzati all’adozione degli impegni dell’Agenda 2030.

Ne emerge un quadro abbastanza incoraggiante. Allo stato attuale - il sondaggio è stato condotto tra agosto e settembre 2019 - quasi tutti i Paesi europei hanno definito, o stanno preparando, un proprio piano nazionale, o un documento strategico, per avviare l’adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) contenuti nell'Agenda 2030. Per gli autori del Rapporto si tratta di un chiaro segnale dell’importanza che viene attribuita agli SDGs e dell’impegno delle istituzioni su questo fronte.

Se, però, i governi sono oramai più attenti ai temi dello sviluppo sostenibile, rimangono ancora ampie possibilità per coinvolgere più strettamente i parlamenti su questi aspetti. Solo nella metà dei 32 Paesi analizzati, infatti, i parlamenti risultano essere pienamente investiti della materia. Le risposte del sondaggio indicano proprio nelle assemblee legislative, che sono espressione della volontà popolare, l’elemento-chiave per mantenere alta la priorità degli SDGs in ogni politica o progetto. Senza contare che il coinvolgimento dei parlamenti garantirebbe un maggiore coordinamento tra politiche governative e SDGs, che per loro natura sono multiformi e ricadono sotto le competenze di più ministeri. In questo senso, la maggior parte dei funzionari coinvolti nel sondaggio concorda nell’indicare nell’Agenda 2030 uno strumento particolarmente efficace per ancorare i temi dello sviluppo sostenibile nelle politiche nazionali, diffondendo l’idea che è necessaria un’azione globale che coinvolga tutti i livelli delle istituzioni, nonché della società.

Pur con riferimento all’impostazione comune delineata dall’Agenda 2030, il sondaggio sottolinea come i Paesi europei procedano a inserire gli SDGs nelle politiche nazionali in modi molto diversi tra loro. La maggior parte di essi investe della materia il proprio ministro degli Esteri, almeno per quanto riguarda gli aspetti rilevanti sul fronte esterno, anche come riflesso del fatto che la stessa Agenda 2030 nasce all’interno delle Nazioni unite. Si fa sempre più diffusa, però, la pratica di assegnare parti importanti delle politiche per lo sviluppo sostenibile a un ministro dell’Ambiente appositamente istituito, o anche a uffici speciali, spesso sotto la presidenza del Consiglio, proprio a testimoniare la crescente centralità di questi temi. Molti funzionari, inoltre, segnalano il crescente coinvolgimento anche del ministro dell’Economia, spesso chiamato ad armonizzare le singole politiche e ad inserire le iniziative entro i piani di spesa dei ministeri. Quasi tutti i Paesi considerati (27 su 32) hanno anche provveduto a creare organismi di coordinamento inter-ministeriali, gruppi di lavoro e sistemi di reti per coordinare gli interventi.

Infine, si segnala l’importanza del coinvolgimento dei giovani intorno ai temi della sostenibilità e la necessità di formulare ogni progetto con riguardo ai bisogni delle generazioni future.

 

di William Valentini

Giovedì 23 Gennaio 2020
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