per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

SALUTE E BENESSERE

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Diversi i progressi fatti su scala globale: si è passati dai 9,8 milioni di bambini sotto i cinque anni che hanno perso la vita nel 2000, ai 5,4 milioni del 2017. In Italia, dopo il trend di forte diminuzione avvenuto fino al 2016, il tasso di mortalità per incidente stradale nel 2017 è tornato ad aumentare.

 

Articoli

Il Goal 3 all’Hlpf: alcuni passi in avanti per salute e benessere, ma serve una maggiore collaborazione multisettoriale

a cura di Flavia Belladonna e Carla Collicelli, Segretariato ASviS

Nonostante i progressi, persistono forti disuguaglianze sul piano sanitario, all’interno e tra i Paesi, e occorre intervenire soprattutto per la salute di donne e ragazze, con un’azione congiunta. Preoccupano le nuove sfide, come la resistenza agli anti-microbiotici, e la salute mentale dei cittadini.
Luglio-Agosto 2017

L’High-Level Political Forum (Hlpf) di quest’anno, tenutosi a New York tra il 10 e il 19 luglio, ha approfondito lo stato di attuazione di sei Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs - Sustainable Development Goals) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, tra cui il Goal 3: “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età”.

I Target del terzo Obiettivo affrontano i temi della salute riproduttiva (mortalità neonatale, mortalità materna e servizi di assistenza per la pianificazione famigliare), delle malattie (trasmissibili e non) e la salute mentale, dei rischi di morte legati agli incidenti stradali e l’inquinamento, della prevenzione e il trattamento di abuso da sostanze, della copertura sanitaria e l’accesso ai servizi sanitari e, infine, della cooperazione allo sviluppo.

Come tutti gli SDGs, anche il Goal 3 è correlato con gli altri Obiettivi dell’Agenda 2030. In particolare, il 2.2 (eliminare tutte le forme di malnutrizione), 4.1 (istruzione primaria e secondaria libera, equa e di qualità), 5.2 (eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze), 5.3 (eliminare tutte le pratiche nocive e le mutilazioni dei genitali femminili), 5.6 (accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi), 6.1 (accesso all'acqua potabile), 6.2 (accesso ai servizi igienico-sanitari e di igiene), 9.5 (potenziare la ricerca scientifica e aumentare il numero dei lavoratori dei settori ricerca e sviluppo), 10.3 (garantire a tutti pari opportunità e ridurre le disuguaglianze di risultato), 11.6 (qualità dell'aria e gestione dei rifiuti), 13.1 (resilienza ai disastri naturali) e 16.1 (ridurre la violenza e i tassi di mortalità connessi).

Queste interconnessioni confermano che i progressi in ambito sanitario saranno raggiunti solo se si ottengono progressi in altri settori connessi. È stato proprio questo il tema al centro delle discussioni sul Goal 3 all’Hlpf.

Riguardo all’attuazione degli SDGs, una delle novità è l’evidente correlazione tra gli Obiettivi. Ed è proprio questa correlazione che deve essere incoraggiata tra gli enti settoriali nei nostri Paesi impegnati nell’Agenda per lo sviluppo sostenibile, perché non riusciremo a raggiungere alcun risultato se non smettiamo di lavorare a compartimenti stagni all’interno del sistema di sviluppo dell’Onu. E se le politiche settoriali e nazionali non lavorassero in maniera separata, si otterrebbero maggiori risultati. Il successo dell’Agenda sarà possibile solo attraverso un’azione congiunta della comunità”, ha affermato Laura Flores, rappresentante permanente del Panama presso l’Onu. Flores, che ha evidenziato come 14 dei 17 SDGs abbiano legami diretti con la salute, ha chiesto che vengano istituiti quanto prima degli enti settoriali a livello nazionale che si dedichino proprio alle correlazioni tra gli SDGs.

Nel corso della sessione del 12 luglio relativa al Goal 3, presieduta da Nabeel Munir, vice-presidente del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, e moderata da Nata Menabde, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ciascuno dei rappresentanti dei Paesi, degli stakeholder e di altri importanti gruppi ha ribadito l’importanza di uno specifico aspetto del terzo Obiettivo da affrontare.

Innanzitutto è emerso che la presenza di sistemi sanitari deboli rimane un ostacolo in molti Paesi, causando una carenza di copertura anche per i servizi di base e una preparazione inadeguata in caso di crisi ed emergenze sanitarie. L’Ue ha condiviso il suo impegno nel supportare i Paesi partner per la costruzione di sistemi sanitari resilienti. Un altro aspetto affrontato nel corso della sessione è stato quello della salute dei migranti. Le popolazioni migranti, spesso esposte a maggiori rischi per la salute, hanno in gran parte uno scarso accesso ai servizi sanitari. Il Sudan ha messo in rilievo le sfide delle minacce per la salute ai confini, mentre una rappresentanza di indigeni ha sottolineato la necessità di garantire la disaggregazione dei dati su base razziale e servizi sanitari non discriminatori. Dall’incontro è emerso che le disuguaglianze nell'accesso esistono all'interno dei Paesi a causa di disparità a livello di reddito, caratteristiche della popolazione, luogo, esperienza di conflitti o catastrofi umanitarie, età e sesso. Occorre fornire un'assistenza di qualità più regolare per proteggere e rispettare i diritti e la dignità di tutti, in particolare delle donne e le ragazze. Quest’ultimo, quello dell’importanza del Goal 5 sulla parità di genere, è stato uno dei temi maggiormente ribaditi dai partecipanti. Ad esempio, il Kenya ha sostenuto l’importanza di garantire contesti lavorativi di supporto alle madri lavoratrici per promuovere l’allattamento al seno e quindi la salute dei bambini, mentre le unioni sindacali e dei lavoratori, la Nigeria e i Paesi Bassi hanno ribadito l’urgenza di garantire salute e benessere per tutte le donne e le ragazze. La violenza contro le donne e le ragazze rafforza infatti le disuguaglianze di genere nella salute e l'accesso ai servizi.

L’autonomia delle donne, ragazze e adolescenti di prendere liberamente delle decisioni per la propria salute e diritto sessuale spesso si trova a dover far fronte alle regole sociali. Di conseguenza, non possono accedere alle informazioni necessarie per prendere decisioni sulla propria salute. […] Sebbene siano stati fatti significativi passi avanti, il progresso è ancora troppo lento in settori critici come la violenza contro le donne e le ragazze, tra cui il matrimonio precoce e il matrimonio forzato e la mutilazione genitale femminile. […] In questo contesto, la realizzazione degli Obiettivi 3 e 5, in particolare l'accesso universale alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi, è fondamentale per lo sviluppo sostenibile e un presupposto per il progresso di tutti gli altri SDGs”, ha affermato il rappresentante dei Paesi Bassi.

Il tasso di mortalità materna, pari a 216 per 100mila nati vivi in tutto il mondo nel 2015, vale a dire che oltre 300mila donne e ragazze sono morte a causa di complicanze durante la gravidanza o il parto, richiederà una fortissima accelerazione nel raggiungimento del target 3.1 (“ridurre il tasso di mortalità materna globale a meno di 70 per 100.000 nati vivi”), di un tasso annuo di riduzione di almeno il 7,3%, che è più del triplo di quanto è stato raggiunto tra il 1990 e il 2015. Le complicanze in gravidanza sono la principale causa di morte tra le ragazze adolescenti nei Paesi in via di sviluppo (seconda causa a livello mondiale). La maggior parte delle morti materne è evitabile, poiché si conoscono già gli interventi sanitari necessari, pertanto è fondamentale aumentare l'accesso delle donne e delle ragazze in gravidanza a cure e servizi contraccettivi di qualità prima, durante e dopo il parto.

L’adozione di un approccio basato sulla difesa dei diritti umani è un requisito fondamentale per migliorare il benessere e la dignità di tutti. Secondo i partecipanti, è fondamentale investire in partenariati multi-stakeholder per rimuovere le barriere che impediscono l’uguaglianza nei servizi sanitari. Senza affrontare il problema della violenza nei confronti di donne e ragazze, ad esempio, sarà impossibile raggiungere obiettivi sanitari quali l'eliminazione dell’Hiv/Aids, l'accesso universale a salute e diritti sessuali e riproduttivi, o riduzioni significative della mortalità materna.

Un altro importante tema di cui si è discusso nel corso della sessione è stato quello delle sfide emergenti.Tra le problematiche emergenti, che rappresentano attualmente la principale sfida per la salute, l’invecchiamento della popolazione e le disabilità, la resistenza agli anti-microbiotici, il cambiamento climatico, il degrado ambientale e l’inquinamento, la salute mentale, la migrazione e l’urbanizzazione”, ha affermato Laura Flores. Le minacce emergenti come la resistenza agli anti-microbiotici, particolarmente evidenziata ad esempio dalla Svizzera, non sono state esplicitamente incluse nell’Agenda del 2030, ma mettono in pericolo non solo i passi avanti compiuti nel campo delle malattie infettive e del Goal 3, ma anche di altri SDGs, come quelli relativi all’ambiente, l’agricoltura, l’acqua e la crescita economica. Se il problema non viene affrontato, ha affermato Flores, “secondo le stime si potrebbero raggiungere a livello globale costi fino a 100mila miliardi di dollari entro il 2050”.

Tra le sfide emergenti che preoccupano maggiormente, la salute mentale. Nel 2015, si sono registrati circa 800mila morti per suicidi, rappresentando la seconda causa principale di morte da lesioni dopo quella per incidenti stradali, e secondo le attuali stime i problemi relativi alla salute mentale interesseranno una persona su quattro nel corso della vita. I tassi più alti di mortalità per suicidio si sono registrati nella regione europea (14,1 per 100mila), mentre i più bassi nella regione del Mediterraneo orientale (3,8 per 100mila). Nonostante l'impatto delle condizioni di salute mentale sulle persone, le famiglie e le comunità, non ci sono sufficienti investimenti di risorse finanziarie e umane nel settore della salute mentale. La spesa annua globale per la salute mentale è inferiore a 2 dollari a persona e a meno di 0,25 dollari a persona nei Paesi a basso reddito.  Migliorare la salute mentale richiede un approccio multisettoriale, un insieme di risposte del governo e dell'intera società.

Ma le notizie che arrivano dal vertice internazionale non sono tutte negative. Complessivamente, per la salute si sono registrati alcuni significativi passi avanti. Francesca Perucci, della Divisione Statistica dell’Onu, ha evidenziato come, anche se i tassi di crescita devono aumentare, si sia registrata una riduzione della mortalità materna e una migliore sopravvivenza infantile. Il rischio per i bambini di morire prima del compimento dei cinque anni è stato ridotto del 44% dal 2000, raggiungendo i 43 morti per 1000 nati vivi nel 2015, ma permangono fortissime disparità tra i Paesi del tasso di mortalità dei bambini sotto i cinque anni, con variazioni dai 2 ai 157 morti per 1000 nati vivi. L’Azerbaijan ha affermato che gli stanziamenti per l’assistenza sanitaria sono aumentati di 18 volte tra il 2000 e il 2015. Grazie al successo dei programmi nazionali di Hiv, il tasso di incidenza dell'Hiv nei bambini sotto i 15 anni è diminuito del 59%, tuttavia sono ancora 150mila i bambini nati con l'Hiv nel 2015. Nello stesso anno, il tasso di incidenza della malaria è stato di 91 per 1000 persone a rischio, con una diminuzione del 41% a livello mondiale tra il 2000 e il 2015. Il rischio di morire a causa delle quattro principali malattie non trasmissibili (malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche e tumori) tra i 30 ei 70 anni è diminuito dal 23% del 2000 al 19% nel 2015. Si è registrato un leggero aumento della percentuale di donne in età riproduttiva, sposate o in unione, con accesso a metodi di pianificazione familiare moderni, passando dal 74,5% nel 2000 al 76,7% nel 2017. Il progresso è stato sostanziale nei Paesi meno sviluppati, dove la domanda soddisfatta con tali metodi è aumentata dal 39,3% nel 2000 al 57,1% nel 2017. Il tasso di mortalità da avvelenamento accidentale è diminuito del 33% tra il 2000 e il 2015, ma causa ancora 108mila morti ogni anno. La convenzione quadro dell'Oms sul controllo del tabacco è stata ratificata da 180 parti che rappresentano il 90% della popolazione mondiale e più dell'80% delle parti ha adottato nuove leggi o rafforzato le regolamentazioni esistenti in materia di controllo del tabacco.

Nonostante i passi in avanti che sono stati compiuti, dai dati emerge che resta ancora molto da fare, e in particolare per alcuni target e aspetti la strada è ancora lunga e incerta. Relativamente all’abuso di sostanze, secondo le stime il consumo mondiale di alcol al 2016 è di 6,4 litri di alcol puro per persona sopra i 15 anni, con un aumento nelle regioni del Pacifico occidentale e del Sud-Est asiatico. Tuttavia, i dati disponibili sono inadeguati e sono necessari ulteriori lavori per migliorare la misurazione della copertura del trattamento per i disturbi dell'uso di alcol e droga.

A livello di dati persistono gravi mancanze anche relativamente ad alcuni dati disaggregati, ad esempio per alcuni Paesi non si ha la disponibilità di dati sulla mortalità materna delle ragazze al di sotto dei 15 anni di età, rendendo la sfida ancora più complessa. Ma il problema del monitoraggio dei dati non interessa solo i singoli target. Infatti, nonostante gli indicatori del Goal 3 siano in gran parte chiari e tangibili, con una buona disponibilità di dati, è ancora aperto il dibattito sul modo migliore per valutare il successo nel raggiungimento dell'Obiettivo stesso, ad esempio, se utilizzare come misura la “speranza di vita" o la "speranza di vita in salute" (Healthy life expectancy).

Male anche per il target 3.6 (“entro il 2020, dimezzare il numero di decessi a livello mondiale e le lesioni da incidenti stradali): le ferite stradali rimangono la causa principale di morte tra le persone di età compresa tra i 15 ei 29 anni e nessuna regione è sulla strada giusta per il raggiungimento del target entro il 2020.

Relativamente all’occupazione nel settore, gli operatori sanitari sono distribuiti in modo irregolare in tutto il mondo, con uno squilibrio a sfavore proprio per i Paesi che ne hanno più bisogno. Secondo i dati del periodo 2005-2015, circa il 40% dei Paesi aveva meno di 1 medico per 1000 persone e quasi la metà di tutti i Paesi aveva meno di 3 infermieri/ostetriche per 1000 abitanti. Occorre investire nell’occupazione in ambito sanitario (inclusa quella dei migranti) per garantire adeguatamente la salute della popolazione, con uguale accesso per tutti ai servizi sanitari. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono fornire un prezioso supporto per chi lavora in ambito sanitario, ad esempio per seguire protocolli di trattamento stabiliti, eseguire diagnosi a distanza, consultare altri esperti, inviare promemoria ai pazienti o condividere buone pratiche con altri esperti del settore.

Progressi, dunque, ma anche nuove sfide e problemi irrisolti che rendono il futuro incerto. L’unica certezza rimane la necessità di unire le forze in tutti i settori e collaborare per migliorare la salute dei cittadini di tutto il mondo. Come ribadito da Michael Myers, della Rockefeller Foundation, “dobbiamo operare secondo un approccio multisettoriale. Sappiamo che questa è un’opportunità che ci viene offerta dagli SDGs, perché è impossibile raggiungere gli Obiettivi di un’area sola senza coinvolgere anche gli altri settori”.

Guarda il video della sessione dell’Hlpf sul Goal 3

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale