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SALUTE E BENESSERE

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Dal 2005 al 2016 il 90% dei paesi meno sviluppati ha beneficiato di meno di un medico ogni 1.000 persone e oltre il 60% meno di tre infermieri o ostetriche. L’Italia si colloca tra i paesi più virtuosi per mortalità infantile, e dal 2004 è in costante diminuzione anche il tasso di mortalità tra 30-69 anni per tumori maligni, diabete mellito, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie croniche.

 

Incontro sulle disuguaglianze di salute: come possono le politiche, anche non sanitarie, incidere sull'accesso al benessere?

Costruire un dialogo e un coordinamento politico tra tutti gli stakeholder italiani che si occupano delle disuguaglianze nel campo della salute, portando i temi della sostenibilità delle cure nell'agenda politica nazionale. Per riuscirci, medici e ricercatori si sono dati appuntamento giovedì 30 maggio all'Istituto superiore di sanità a Roma, per l'incontro “Disuguaglianze di salute: politiche sanitarie e non sanitarie” che è stato organizzato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal Comitato scientifico sul Goal 3 (salute e benessere) dell’ASviS.

L’idea centrale promossa dal convegno è stata che il settore sanitario riveste un ruolo importantissimo come promotore di equità e accesso al benessere in termini di salute anche per le politiche non sanitarie. Molti interventi, infatti, hanno affrontato temi non strettamente clinici che però hanno ripercussioni importanti sulle determinanti della salute pubblica e sulle loro differenze tra nazioni e anche all’interno di una stessa nazione. Per quanto nei Paesi dell’Unione europea ci siano segni di un miglioramento negli indicatori della salute pubblica, la forbice delle diseguaglianze continua a crescere.

L'unica strategia possibile è la collaborazione e l’integrazione tra i diversi settori delle politiche che condividono lo stesso obiettivo di “equità”, costruendo un vero e proprio “tavolo di consultazione strategica” permanente che dia la possibilità ai vari attori di mettere in comune le migliori esperienze, come ha sottolineato Carla Collicelli, dell'Istituto di tecnologie bio-mediche Cnr-Itb e membro del Segretariato dell’ASviS.

Una sanità non sostenibile colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione. “L'aspettativa di vita alla nascita per le donne più povere dell'Inghilterra è diminuita significativamente negli ultimi anni” ha spiegato Michael Marmot, della University College of London.

Per questa ragione, secondo il professore Giuseppe Costa dell'Università di Torino, le autorità si devono assumere “la responsabilità dei contesti che possano rendere più capaci le persone povere di risorse e di competenze per stare bene”. Per continuare ad avvicinarsi al Goal 3 dell'Agenda 2030 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e a tutte le età), secondo il professore occorre potenziare i censimenti sanitari, promuovere ambienti e stili di vita sani, migliorare lo stato di salute della popolazione immigrata e investire nella cooperazione.

Tra gli esempi delle buone pratiche, Carmen Borrell dell'Agenzia di salute pubblica di Barcellona ha illustrato il caso di Barcellona e della Catalogna, dove le autorità si sono dotate di uno specifico piano territoriale per stimolare le fasce più fragili della popolazione ad adottare uno stile di vita sano, migliorando così tutto il sistema sanitario.

Anche in Italia povertà e diseguaglianze nel sistema sanitario si sovrappongono. Giulio Cederna, di Save the Children e Maria Chiara Corti, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) hanno denunciato il fatto che i maggiori problemi riguardano soprattutto i bambini e gli anziani. Roberta Crialesi, dell’Istituto nazionale di statistica, ha ricordato che nel nostro Paese la povertà non permette al 6,8% dei malati italiani di ricevere una visita o un accertamento a domicilio.

Italia, Europa, ma anche America Latina: la dottoressa Rita Ferrelli, dell'Istituto superiore di sanità, ha raccontato alla platea l'azione della sua istituzione, insieme all'Unione europea, per raggiungere una maggiore sostenibilità nei sistemi sanitari di Messico, Costa Rica, Panama, Colombia, Ecuador, Perú, Cile, Paraguay e Uruguay.

Di particolare rilevanza è stata anche la presenza di Luciana Sinisi, dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che ha ricordato che la tutela ambientale è uno degli investimenti necessari per abbattere le differenze nel servizio sanitario nazionale. Infatti, “Le parti dell'Europa più a rischio di essere esposte ai problemi naturali sono anche le zone dove sono maggiori le diseguaglianze”.

di William Valentini

 

Guarda anche l’articolo “Politiche sanitarie e non sanitarie nelle diseguaglianze di salute. Il convegno dell’ASviS e dell’Iss”, a cura di Carla Collicelli (Crn-Itb e ASviS) e Mariaflavia Cascelli (ASviS) su quotidianosanità.it, e scopri dati e ulteriori riflessioni sul tema.

martedì 18 giugno 2019

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