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Diversi i progressi fatti su scala globale: si è passati dai 9,8 milioni di bambini sotto i cinque anni che hanno perso la vita nel 2000, ai 5,4 milioni del 2017. In Italia, dopo il trend di forte diminuzione avvenuto fino al 2016, il tasso di mortalità per incidente stradale nel 2017 è tornato ad aumentare.

 

Rapporto Svimez: al Sud quasi 500mila persone in più a rischio povertà

Nel Mezzogiorno solo un giovane su tre è occupato e la dispersione scolastica è del 16,6%. Caro energia e inflazione rischiano di ampliare il divario territoriale. Pnrr e transizione ecologica le opportunità per il Paese.  2/12/2022

Nel 2023 il Pil meridionale si potrebbe contrarre fino a -0,4%, mentre il dato medio italiano dovrebbe attestarsi intorno a +0,5%. Sono le conseguenze della guerra in Ucraina e dell’inflazione che interrompono la crescita economica del 2021 diffusa sul territorio nazionale. Si rischia così di ampliare il divario fra il Nord e il Sud del Paese. È quanto emerge dal Rapporto Svimez 2022, realizzato dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) e presentato il 28 novembre alla Camera dei deputati.

Emergenza povertà. A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, il Rapporto stima che oltre 760mila nuove persone saranno a rischio povertà assoluta nel 2023, di cui 500mila solo nel Mezzogiorno. Sono quindi necessarie misure a sostegno delle persone più vulnerabili per mitigare l’impatto del caro energia. Occorre inoltre considerare i working poor, cioè le persone che, pur lavorando, si trovano in condizione di povertà: a livello nazionale sono il 13% delle persone occupate, percentuale che sale al 20% nel Sud Italia. È da notare come le retribuzioni lorde unitarie siano cresciute di poco meno del 9% tra il 2008 e il 2021, rispetto a una media del 27% nell’Unione europea.


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Disoccupazione giovanile e femminile. Nonostante nel 2022 l’Italia sia tornata ai livelli occupazionali pre-pandemia, sussistono ancora significativi divari generazionali e di genere, in particolare nelle Regioni del Sud. Nel 2021, a livello nazionale, il tasso di occupazione giovanile si è attestato attorno al 41%, con 15 punti in meno della media europea, mentre nel Mezzogiorno è stato del 29,8%. Sono circa tre milioni i giovani under 35 Neet (Not in education, employment or training) che non lavorano né studiano, di cui 1,7 milioni sono donne e 1,6 milioni sono meridionali. Le donne, inoltre, sono spesso costrette a dimettersi per l’impossibilità di conciliare il lavoro con le attività di cura, situazione complicata dalla carenza di servizi nel Sud, sottolinea il Rapporto.


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Scuola disuguale. In ambito educativo il principale divario tra Nord e Sud riguarda l’offerta del tempo prolungato: nel Sud Italia, ad esempio, le scuole dell’infanzia offrono il tempo prolungato solo al 4,8% delle bambine e dei bambini. Per le scuole primarie la percentuale sale al 18,7%, un dato lontano dalla media nazionale del 48,5%. Il 79% degli alunni e delle alunne delle scuole primarie statali nel Mezzogiorno inoltre non beneficia di alcun servizio mensa e il 66% frequenta una scuola priva di palestre. Anche per quanto riguarda la dispersione scolastica sono evidenti le differenze territoriali: nel 2021 il tasso di abbandono nel Mezzogiorno è stato del 16,6% a fronte del 10,4% delle regioni del Centro-Nord.


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Un Paese sempre più anziano. Il Rapporto considera il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione come una delle sfide principali che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni. Nel 2070 tutto il Paese sarà meno popolato e più vecchio, con il Sud che da area più giovane diventerà la più invecchiata. Tra le cause, l’emigrazione verso il Nord: dal 2002 al 2020, ad esempio, sono state quasi due milioni e 500mila le persone che hanno lasciato il Sud Italia, di cui la metà sono giovani in molti casi laureati.


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Il Rapporto sottolinea quindi la necessità di introdurre misure di sostegno alla natalità e politiche attive del lavoro, in particolare per l’occupazione giovanile e femminile, per garantire la crescita del Paese. Occorre inoltre cogliere le opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), dalla transizione ecologica e digitale che, se opportunamente indirizzate, possono contribuire allo sviluppo economico del Mezzogiorno.

Consulta il Rapporto

 

Di Maddalena Binda

Venerdì 02 Dicembre 2022

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