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SALUTE E BENESSERE

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Dal 2005 al 2016 il 90% dei paesi meno sviluppati ha beneficiato di meno di un medico ogni 1.000 persone e oltre il 60% meno di tre infermieri o ostetriche. L’Italia si colloca tra i paesi più virtuosi per mortalità infantile, e dal 2004 è in costante diminuzione anche il tasso di mortalità tra 30-69 anni per tumori maligni, diabete mellito, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie croniche.

 

Dal Global Happiness Council la guida per la felicità e il benessere di tutti

I governi devono puntare sul benessere collettivo perché la sola crescita economica non basta. Molti Paesi ad alto reddito sono infelici e si diffondono nuove patologie legate all’ansia e allo stress. 14/2/2019

La ricerca della felicità non è un obiettivo da affidare solamente al cittadino o che può dipendere dall’acquisto di beni e servizi sul mercato; la felicità delle persone deve essere il fine ultimo di una politica orientata  a prosperità e benessere collettivo.

È scritto nero su bianco nella nuova versione del “Global Happiness Report and Wellbeing” che per l’occasione aggiunge la parola “wellbeing” (benessere) al titolo del documento pubblicato lo scorso anno

Lo studio, reso noto il 10 febbraio e redatto dal Global Happiness Council (Ghc), sostiene che la creazione di felicità e benessere dovrebbe essere in cima alla lista dei governi, delle aziende, delle scuole, dei sistemi sanitari e di ogni settore della società. 

Durante il secolo scorso era opinione diffusa che puntare sulla crescita economica potesse avere effetti positivi anche sull’umore delle persone. Si è pian piano scoperto, però, che a un aumento del Pil globale, arrivato nel 2018 a quota 135 migliaia di miliardi di dollari, non corrisponde un aumento di felicità e benessere. Questo è dovuto anche al fatto che il potere economico non si è distribuito in modo equo; basti pensare che 700 milioni di persone nel mondo, secondo dati della Banca Mondiale, vivono con appena 2 mila dollari a persona l’anno. 

Inoltre, grosse differenze permangono anche dal punto di vista sanitario: l’aspettativa di vita nei Paesi ricchi è intorno a 80 anni, mentre in quelli poveri si attesta sui 63 anni. 

Secondo l’indagine condotta dal Ghc, anche i Paesi diventati molto più ricchi negli ultimi anni non sperimentano livelli alti di felicità; anzi, in molti casi le cose sono peggiorate: la “sindrome del Paese ricco ma più infelice” è molto diffusa. 

La felicità non è una condizione che risente solamente dei beni materiali a disposizione, ma è influenzata ad esempio dalla salute fisica e mentale, da un ambiente sano, dal vivere in un contesto trasparente e affidabile, dalla libertà di poter perseguire i propri ideali per sentirsi realizzati. Tutti fattori che l’attuale modello economico non è in grado di generare. 

La crescita economica, sostiene infatti lo studio, accelerata dai processi di globalizzazione, ha saputo creare ricchezza ma non è stata in grado di redistribuirla alla popolazione; le crescenti disuguaglianze tra Paesi e all’intero degli stessi ne sono una prova. L’esistenza di paradisi fiscali ha facilitato il diffondersi della corruzione e hanno sottratto alla collettività miliardi di dollari. 

C’è poi la questione ambientale. Il modo scelto per produrre ricchezza sta finendo per distruggere quella del pianeta, alla base del benessere sociale, ma anche di quello economico; basti pensare agli effetti generati dei cambiamenti climatici, alla diffusione delle polveri sottili, al tasso di deforestazione e all’inquinamento in generale. 

Inoltre, si diffondono nuove forme di infelicità: dipendenze da fast food e da gioco d’azzardo, abuso di farmacie e sostanze tossiche, senza dimenticare che sempre più giovani soffrono di patologie quali ansia e depressione. 

Se fino ad adesso, però, c’erano diverse difficoltà nel trovare un modo adatto a misurare felicità e benessere, esistono ora diversi strumenti e ricerche in grado di fornire una chiara fotografia della situazione. 

Il rapporto mette in evidenza i diversi dati raccolti dalle migliori analisi condotte in tutto il mondo, come quella dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). 

Sono sempre di più governi che iniziano a studiare l'impatto delle politiche pubbliche sulla felicità dei loro residenti, grazie agli strumenti forniti della moderna scienza della psicologia, alcuni casi sono citati nello studio.

Un’attenzione particolare, ad esempio, dovrebbe essere indirizzata alle fasce della popolazione più svantaggiate: troppe persone che soffrono oggi di disturbi mentali non sono in grado di curarsi, neanche nei Paesi ad alto reddito. Alcune politiche dovrebbero poi promuovere nuove forme di benessere fisico tra i giovani studenti, un fatto che inciderebbe in modo positivo anche sul rendimento scolastico. 

Infine, il Global Happiness Council incita i governi a realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti dall’Agenda 2030. Perché gli SDGs, si legge nel rapporto, “rappresentano un quadro e una tabella di marcia per la felicità e il benessere globale”. 

 

di Ivan Manzo

giovedì 14 febbraio 2019
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