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Unicef: la povertà alimentare infantile non è affare solo dei poveri

1 bambino su 4 sotto i 5 anni vive in grave povertà alimentare, un fenomeno che nel 54% dei casi interessa le famiglie dei ceti medio-alti e che ha effetti anche sullo sviluppo cognitivo. Cause, conseguenze e possibili azioni.  13/6/24

giovedì 13 giugno 2024
Tempo di lettura: min

Conflitti, crisi climatiche e disuguaglianze crescenti, aumento dei prezzi dei cibi, diffusione di alimenti non salutari e pratiche alimentari inadeguate condannano milioni di bambini alla povertà alimentare ogni giorno, mettendo a rischio la loro crescita e il loro sviluppo. Per raggiungere il Goal 2 "Sconfiggere la fame" dell'Agenda 2030, è indispensabile un impegno globale per combattere la povertà alimentare infantile, un fenomeno che non riguarda solo i più poveri.

Questo è il messaggio che l’analisi dell’Unicef intende diffondere con il rapporto “Child Food Poverty: Nutrition Deprivation in Early Childhood lanciato il 6 giugno, che per la prima volta analizza cause e conseguenze della privazione alimentare fra i più piccoli al mondo in circa 100 Paesi e tra i vari gruppi di reddito. Un attento esame dello stato, delle tendenze, delle disuguaglianze e dei fattori determinanti della povertà alimentare infantile nella prima infanzia, compreso il loro impatto.

Le analisi si basano sul database globale dell'Unicef, contenente dati provenienti da 670 sondaggi nazionali rappresentativi condotti in 137 Paesi e territori: il 90% di tutti i bambini piccoli a livello globale.


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SUL GOAL 2 "SCONFIGGERE LA FAME" 


La povertà alimentare infantile grave in numeri

A livello globale, il 27% dei bambini sotto i cinque anni, pari a 181 milioni, vive in condizioni di povertà alimentare grave. La maggior parte di questi bambini si trova in Asia meridionale e Africa subsahariana, che ospitano oltre due terzi (68%) dei bambini affetti. Venti Paesi rappresentano quasi due terzi (65%) del totale dei bambini in povertà alimentare grave.

 

L’impatto delle crisi globali e i progressi lenti, ma possibili

 I progressi verso l'eliminazione della povertà alimentare infantile grave ci sono stati, ma molto lenti: nei 64 Paesi che hanno dati sugli andamenti, la percentuale è scesa dal 34% nel 2012 al 31% nel 2022; la situazione è rimasta invariata in 32 Paesi, è peggiorata in 11 ed è migliorata in 21.

Solo l'Africa occidentale e centrale ha mostrato un miglioramento significativo, passando dal 42% al 32%, dimostrando che la riduzione è possibile con le giuste misure. Tuttavia, la pandemia di Covid-19, la guerra in Ucraina e i conflitti e shock climatici locali hanno aggravato la situazione, con un bambino su tre nei Paesi fragili che vive in povertà alimentare grave, raggiungendo picchi del 49% in Afghanistan, 63% in Somalia e 90% nella Striscia di Gaza.

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Cause ed effetti della povertà alimentare

L'Unicef identifica tre principali cause della povertà alimentare infantile grave: ambienti alimentari sfavorevoli, pratiche di alimentazione inadeguate nella prima infanzia e povertà di reddito delle famiglie. I sistemi alimentari, sanitari e di protezione sociale spesso non garantiscono il diritto dei bambini a una buona alimentazione.

 La povertà alimentare non è un fenomeno che riguarda solo i più poveri, colpisce infatti sia le famiglie meno abbienti che quelle più ricche: il 46% dei bambini in povertà alimentare grave proviene dai due quintili di ricchezza più bassi e il 54% da famiglie di ceto medio e alto. La maggior parte di questi bambini riceve solo latte materno, prodotti lattiero-caseari o alimenti ricchi di amido, con meno del 10% che consuma frutta e verdura e meno del 5% che consuma proteine animali. Cibi e bevande non salutari sono sempre più comuni nelle loro diete, a causa di sistemi alimentari che non riescono a fornire ai bambini opzioni nutrienti, sicure e accessibili, l'incapacità delle famiglie di permettersi alimenti nutrienti e l'incapacità dei genitori di adottare e sostenere pratiche positive di alimentazione dei bambini. In molti contesti, gli alimenti ultra-lavorati e le bevande zuccherate, a basso costo e poveri di nutrienti, sono commercializzati in modo aggressivo e per i genitori e le famiglie e rappresentano la nuova normalità per l'alimentazione dei bambini.

La povertà alimentare infantile è particolarmente dannosa nella prima infanzia, causando gravi problemi di sopravvivenza, crescita e sviluppo cognitivo. Le conseguenze possono durare tutta la vita: i bambini malnutriti ottengono risultati scolastici peggiori e guadagnano meno da adulti, perpetuando un ciclo di povertà per loro e le loro famiglie.

Il fenomeno è strettamente legato alla malnutrizione: nei Paesi con alta prevalenza di arresto della crescita, un bambino su tre soffre di povertà alimentare grave, rispetto a uno su nove nei Paesi con bassa prevalenza. Nei Paesi con alta prevalenza di deperimento, il 35% dei bambini vive in povertà alimentare grave, rispetto al 14% nei Paesi con bassa prevalenza.

L’agenda per eliminare la povertà alimentare infantile grave

I Paesi che sono riusciti a ridurre la povertà alimentare infantile grave, come ad esempio il Burkina Faso che tra il 2010 e il 2021 l’ha dimezzata (dal 67% al 32%), condividono alcuni fattori di successo. Hanno migliorato l'offerta di cibi nutrienti e rafforzato gli ambienti alimentari, ampliato la copertura e la qualità dei servizi nutrizionali per i bambini piccoli e protetto le famiglie povere dalla povertà di reddito. Un forte impegno politico per la nutrizione infantile e una governance efficace – inclusi piani multisettoriali, coordinamento e monitoraggio robusto dei progressi – sono stati cruciali per questi successi.

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Secondo l’Unicef, per porre fine alla povertà alimentare infantile grave è necessaria un'azione coordinata nei contesti di sviluppo e umanitari:

  • priorità politica: ridurre la povertà alimentare infantile deve essere un obiettivo centrale con scadenze definite;
  • trasformare i sistemi alimentari: rendere i cibi nutrienti e salutari accessibili e desiderabili, e garantire il rispetto delle regolamentazioni da parte dell'industria alimentare;
  • utilizzare i sistemi sanitari: fornire servizi nutrizionali essenziali, con particolare attenzione ai bambini più vulnerabili;
  • attivare i sistemi di protezione sociale: affrontare la povertà economica con trasferimenti sociali (in denaro, cibi e buoni) per rispondere ai bisogni nutrizionali dei bambini;
  • rafforzare i sistemi di dati: monitorare la povertà alimentare infantile, identificare le cause e valutare i progressi.

Per garantire la libertà dalla povertà alimentare infantile, tutti i settori devono impegnarsi in una risposta coraggiosa e collaborativa, mantenendosi reciprocamente responsabili degli obiettivi.

Scarica il Rapporto

 

di Monica Sozzi

 

Fonte copertina: kurgu128, da 123rf.com

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