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Nel mondo sono 750 milioni gli adulti analfabeti, due terzi dei quali sono donne. In Italia permangono forti disuguaglianze tra le regioni, dovute al divario del Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, evidente per la quota di laureati tra i 30-34 anni (21,6% nel Mezzogiorno, rispetto alla media nazionale del 26,9%) e per l'uscita precoce dal sistema di formazione che si attesta al 18,5% rispetto alla media italiana del 14%.

Notizie

Rete #educAzioni: ecco come e perché investire sull’educazione dell’infanzia

In Italia calano gli iscritti alle scuole per i bambini 3-5 anni e l’accesso ai nidi è garantito solo al 25% di quelli sotto i tre anni. Fondamentale ampliare l’offerta educativa con il fondo Next Generation Eu. 17/12/20

L’Alleanza per l’Infanzia, in collaborazione con la rete #educAzioni, di cui anche l’ASviS fa parte, ha formulato una proposta di ampliamento, rafforzamento e integrazione dell’offerta educativa per i bambini tra gli zero e i sei anni di età, a cui dedicare una quota significativa del fondo Next Generation Eu.

Il documento diffuso l’11 dicembre dall’Alleanza, dal titolo “Investire nell’infanzia: prendersi cura del futuro a partire dal presente”, spiega che la situazione italiana dell’offerta formativa rivolta ai bambini tra gli zero e i tre anni è carente, dal momento che il livello di copertura tra asili nido privati, pubblici e convenzionati è sufficiente soltanto per il 25% dei bambini contro la soglia minima del 33% stabilita dall’Unione europea, rimarcando forti squilibri territoriali (Nord/Sud, ma anche grandi/piccoli comuni) e persistenti disuguaglianze sociali di accesso.

Nel Sud Italia, infatti, si riscontrano livelli più alti di povertà minorile e di esclusione scolastica rispetto al Nord, il tempo pieno non è assicurato come nel resto del Paese ed è molto diffuso il fenomeno dei bambini “anticipatari” che frequentano la scuola dell’infanzia prima di aver compiuto tre anni, a causa dell’elevato costo dei nidi privati. Inoltre, un bambino senza la cittadinanza italiana su cinque non frequenta la scuola a fronte di quasi il 95% dei bambini che ce l’hanno, rilevando una forte spaccatura nel funzionamento dell’intero sistema di istruzione italiano.

Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia rivolte ai bambini tra i tre e i cinque anni, nel settore pubblico sono state chiuse 635 scuole tra il 2010 e il 2019, di cui 316 soltanto nell’ultimo quinquennio, e il numero degli iscritti totali nel 2019 si è ridotto in modo significativo, passando dal 96% del 2010 all’89%.

Investire in educazione nella fascia di età 0-6 anni, a partire dai nidi - spiega il documento - è una leva importante per trasformare il futuro della società italiana”, poiché ha tre ricadute positive, determinando:

- l’aumento dell’integrazione, del benessere e delle competenze dei bambini con effetti di lungo periodo;

- il benessere della famiglia, favorendo la scelta di fecondità per chi lavora e la partecipazione dei genitori al mondo del lavoro (soprattutto femminile) con conseguente riduzione del gender gap (in termini di equilibrio dei ruoli nella coppia) e con ricadute positive sul contenimento della povertà infantile (materiale ed educativa);

- la coesione sociale, l’aumento dei livelli di benessere economico per le famiglie e lo sviluppo economico della comunità, grazie all’aumento dei posti di lavoro nel settore dell’educazione dell’infanzia.

La proposta elaborata dalla rete #educAzioni per raggiungere i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) anche nel campo dell’educazione per l’infanzia e per garantire a tutti i bambini gli stessi diritti all’istruzione in termini di universalità e gratuità, prevede un piano triennale in cui l’investimento consenta: 

- una copertura pubblica di almeno il 33% dei bambini sotto i tre anni in ciascuna regione, assicurando la gratuità di accesso;

- una copertura della scuola dell’infanzia del 95% in tutte le regioni per i bambini tra i tre e i cinque anni, assicurando il tempo pieno e la parziale gratuità del servizio di mensa scolastica, come suggerito dall’Autorità Garante per l’Infanzia, favorendo così anche l’integrazione dei bambini di cittadinanza non italiana;

- il mantenimento e l’innalzamento delle professionalità richieste a chi lavora in questo campo garantendo condizioni di lavoro adeguate a livello contrattuale e salariale;

- l’attuazione dei Poli per l’infanzia, previsti dal Dlg. 65/2017 come ambito di coordinamento di tutti i servizi educativi per la fascia 0-6 anni, collocando al loro interno anche i Centri per bambini e famiglie.

Il documento stima che un tale investimento, realizzato in tre anni grazie ai fondi del Next Generation Eu che sostengono anche le spese infrastrutturali, porterebbe all’assunzione di 42.600 lavoratori a tempo pieno nei nidi, con un rapporto di uno a sette educatori per bambino, e 60.000 con un rapporto di uno a cinque, preferibile in termini di qualità dell’interazione; mentre con l’ampliamento del tempo pieno in tutte le regioni italiane, si prevede un incremento di 4.751 insegnanti.

“La qualità dell’educazione per l’infanzia ha un forte significato preventivo” - conclude il documento - perché consente al sistema neuro-psicologico dei bambini, nel loro cosiddetto “periodo sensibile”, di “strutturarsi meglio, in termini cognitivi, socio-emotivi e relazionali, sviluppando la capacità della resilienza”, con effetti di lungo periodo.

 

di Viola Brancatella

 

Giovedì 17 Dicembre 2020

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