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PARITÀ DI GENERE

Raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze

Nel mondo le donne rappresentano il 39% della forza lavoro, ma detengono solo il 27% delle posizioni manageriali. In Italia c’è stato un sensibile miglioramento registrato dal 2010 al 2017, grazie all’aumento della quota di donne negli organi decisionali e nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, ma la media Ue è ancora lontana.

Ai figli anche il cognome materno, ASviS: “Passo avanti per la parità di genere”

La Corte Costituzionale ha deciso che non sarà più automatica l’attribuzione del cognome del padre. GdL ASviS sul Goal 5: “Tocca ora al legislatore il compito di regolare alcuni aspetti, ma indietro non si torna”.   28/4/22

Dopo anni di attese, la Corte Costituzionale il 27 aprile si è pronunciata: da ora in poi non sarà più automatica l’attribuzione del cognome paterno ai figli, le norme che lo prevedono sono state giudicate illegittime.

Le donne italiane possono dunque dare ai propri figli il proprio cognome, un passo avanti in tema di diritti e parità di genere, come commenta Rosanna Oliva de Conciliis, presidente della Rete per la Parità, coordinatrice del Gruppo di Lavoro dell’ASviS sul Goal 5 dell’Agenda 2030: “Finalmente, dopo lunghi anni di battaglie è stata emessa una sentenza che prende in considerazione due esigenze che sembravano di difficile combinazione, riconoscere a figli e figlie entrambe le origini, materna e paterna, eliminando la discriminazione contro le madri e permettere anche scelte diverse ai genitori se d’accordo. È ora compito di Governo e Parlamento regolare gli aspetti connessi, come la possibilità, nel caso di cognomi composti da più parti, di utilizzarne solo una parte e la trasmissione del cognome alla generazione successiva. In Senato era iniziato l’iter per unificare in un testo i disegni di legge presentati. La sentenza della Corte sarà depositata nelle prossime settimane, pertanto è ancora necessario l’intervento del legislatore ma con un compito ridotto”.

I presidenti dell’ASviS Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini sottolineano che nel corso degli anni sono state diverse le associazioni che si sono spese per l’adozione di questa sentenza, tra cui Rete per la Parità, aderente dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Con questa sentenza la Corte ha deciso che, nel rispetto del principio di eguaglianza e nell’interesse dei figli e delle figlie, il cognome costituisce elemento fondamentale dell’identità personale. La nuova regola diventa dunque quella che attribuisce il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due.

Le norme censurate sono state dichiarate illegittime per il contrasto con gli articoli 2, 3 e 117- primo comma della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti umani.

“Per il cognome materno la Corte ha svolto il prezioso ruolo di Giudice delle leggi affidatogli dalla Costituzione e ha dichiarato illeggittimo l’obbligo del solo cognome paterno, anche nel rispetto delle indicazioni delle Corte di Strasburgo – continua Oliva de Conciliis – che ha condannato l’Italia nel 2014. Un obiettivo raggiunto grazie ai nostri padri e alle nostre madri costituenti che con tanta lungimiranza ci hanno lasciato il compito di realizzare un ordinamento rispettoso dei diritti civili ed esente da discriminazioni”.

Giovedì 28 Aprile 2022

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