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PARITÀ DI GENERE

Raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment (maggiore forza, autostima e consapevolezza) di tutte le donne e le ragazze

Nel mondo le donne rappresentano il 39% della forza lavoro, ma detengono solo il 27% delle posizioni manageriali. In Italia c’è stato un sensibile miglioramento registrato dal 2010 al 2017, grazie all’aumento della quota di donne negli organi decisionali e nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, ma la media Ue è ancora lontana.

Alta sostenibilità: non più solo il cognome paterno, la svolta della Consulta

La decisione della Corte rappresenta un passo avanti sui diritti civili delle donne. Se ne è discusso su Radio Radicale nella rubrica ASviS condotta da Viettone, ospiti Catizone, Magi e Oliva de Conciliis. [VIDEO]   2/5/22

Il 27 aprile la Corte costituzionale ha stabilito che da ora in poi non sarà più automatica l’attribuzione del cognome paterno ai figli, visto che le norme che lo prevedevano sono state giudicate illegittime. Quali i possibili risvolti su diritti e parità di genere? Se ne è discusso durante l’ultima puntata di “Alta sostenibilità”, andata in onda su Radio Radicale il 2 maggio e condotta da Elis Viettone.

Ospiti della trasmissione: Rosanna Oliva de Conciliis (coordinatrice gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5, presidente di Rete per la parità), Riccardo Magi (deputato, presidente +Europa), Andrea Catizone (avvocata, giurista, specializzata in diritto di famiglia, della persona e dei minori).

Rosanna Oliva de Conciliis, coordinatrice del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5, Parità di genere, e presidente di Rete per la parità

“Si tratta di una svolta importantissima, non è una questione formale”, ha esordito Oliva de Conciliis, “la decisione è stata presa non soltanto per evitare discriminazioni ma anche per tutelare l’identità personale, come previsto dall'articolo 2 della Costituzione, e l’attribuzione del solo cognome paterno ledeva questa identità. È dunque una enorme vittoria per quanto riguarda il progresso delle donne in Italia. De Conciliis, che nel 1960 vinse un ricorso presso la Corte Costituzionale che di fatto aprì i concorsi pubblici anche alle donne, ha aggiunto: “Occorre però sanare la discriminazione nei confronti dei genitori che abbiano un cognome composto da due o tre parti. Dal 2016, se i genitori sono d’accordo possono aggiungere il cognome della madre. Tuttavia molte coppie hanno dovuto rinunciare per evitare che i figli avessero un cognome composto, appunto, da più parti. Si tratta spesso di cittadini provenienti dall’estero. Se la sentenza non chiarirà questo aspetto, sarà necessario un intervento del governo”.

Riccardo Magi, deputato e presidente di +Europa

Per Magi “anche stavolta la politica arriva tardi su questioni legate ai diritti. Non bisogna avere paura di dare priorità a questioni che magari possono avere meno ricadute in termini elettorali. Il Parlamento avrebbe infatti dovuto legiferare prima su questo punto, dato che erano arrivate diverse sollecitazioni sia dalla Corte e sia dalla giurisprudenza nazionale ed europea. Basti pensare che le prime proposte di legge sul tema sono state presentata più di 40 anni fa. Restano comunque diversi aspetti su cui occorre comunque legiferare. Per esempio, occorre capire cosa avviene quando non c’è l’accordo tra genitori sull’ordine del cognome e cosa avviene nella trasmissione dei cognomi alle generazioni future, e poi c’è la questione della retroattività. L’incostituzionalità dichiarata è retroattiva e va dunque governato quello che potrebbe essere un caos: bisognerà comprendere come i cittadini interpreteranno la cosa e cosa faranno in relazione alla possibilità di modificare il proprio cognome”.

Andrea Catizone, avvocata e giurista, specializzata in diritto di famiglia, della persona e dei minori

“Questa è una sentenza trasformativa, che non demanda formalmente al Parlamento il compito di legiferare ma che tuttavia rischia di creare un vuoto di regolamentazione che non può essere lasciato al caso”, ha infine dichiarato Catizone. “Nome e cognome fanno parte dell’identità di una persona, diritti fondamentali su cui non si può che avere una legge chiara. La decisione si inserisce in un percorso di riconoscimento del ruolo delle donne. Sappiamo bene che tutto quello che non viene nominato non viene riconosciuto, e dunque non esiste. L’identità materna entra finalmente nelle vite delle figlie e dei figli. Bisogna ora stabilire dei principi di omogeneità e uniformità nell’ambito dello stesso nucleo familiare, per dare continuità al riconoscimento della persona. Inoltre la sentenza ci dice che c’è bisogno di tanta politica nel nostro Paese, e che le norme incidono profondamente sulla nostra vita”.

 

di Ivan Manzo

 

 

 

RIASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA – Alta sostenibilità - Non più solo il cognome paterno, la svolta della Corte Costituzionale sui diritti civili delle donne

 Vai all'archivio delle puntate di Alta sostenibilità, la trasmissione di ASviS a cura di Valeria Manieri, Ruggero Po ed Elis Viettone, in onda il lunedì dalle 12:30 alle 13:00 su Radio Radicale.

Lunedì 02 Maggio 2022

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