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Siamo in ritardo. In vista della scadenza al 2020 di alcuni target sulla biodiversità, cosa è urgente fare?

di Luigi Di Marco, Consigliere Nazionale Aias, coordinatore Gruppo di lavoro 6-14-15 dell'ASviS

Il mainstreaming della biodiversità nelle politiche di governo a tutti i livelli e nella società, non è stato attuato nei primi otto anni utili al raggiungimento degli Aichi target. L’argomento è rimasto del tutto al di fuori delle preoccupazioni della politica e della generalità dei cittadini.
Gennaio 2019

Si è chiusa il 29 novembre ultimo scorso a Sharm El-Sheik la Cop 14 della Convenzione sulla diversità biologica (Cbd) particolarmente rilevante per la messa in pratica dell’Agenda 2030, vista la prossimità della scadenza al 2020 degli obiettivi fissati nel 2010 (i cosiddetti Aichi targets adottati con la Cop 10 della Cbd), diversi dei quali assegnati in prevalenza come targets dei Goals 14 e 15 con pari scadenza 2020, altri integrati nel Goal 12 con scadenza posticipata al 2030, ma tutti influenti di fatto sul raggiungimento anche degli altri SDGs. E ciò considerato il ruolo che la biodiversità quale sistema di supporto alla vita[1] svolge nel mettere a disposizione della specie umana le risorse necessarie e indispensabili per poter soddisfare diritti, e contribuire a pace e prosperità.

La possibilità di raggiungimento concreto dei targets al 2020 come riportato nello stesso documento finale adottato dalla Cop 14[2] è assai critica.

Nonostante le premesse all’apertura del decennio 2011-2020 erano tutte in favore di un forte impegno politico per la biodiversità: le Nazioni unite dedicano il decennio 2010-2020 espressamente alla biodiversità, l’Unione europea adotta una Strategia Europea sulla Biodiversità (lungimirante già dal titolo: biodiversità, la nostra assicurazione sulla vita[3]), l’Italia si dota di una sua strategia coerente con le precedenti già dal 2010[4].

Le preoccupazioni espresse dalla Cop 14 sulla mancata attuazione del piano strategico per la biodiversità 2011-2020 sono assolutamente valide anche per l’Italia. Così come anche l’ASviS riporta in tutte le edizioni del rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia trattando in particolare la disamina sullo stato d’attuazione dei Goals 6, 14 e 15. Pertanto le raccomandazioni della stessa Cop 14 hanno una valenza applicativa immediatamente utile anche per l’Ue e l’Italia. 

Alla scadenza del 31 dicembre 2020, ancora un tempo utile per portare a compimento dei risultati sussiste e non va sciupato, anche se ormai ridotto a soli due anni. E’ importante dunque cogliere le suggestioni che le risultanze della Cop 14 ci offrono per fare un bilancio, imparare dagli errori, riflettere su cosa non ha funzionato, predisporre azioni correttive nello sforzo di fare del nostro meglio per recuperare il tempo perduto,

Nonostante la coerenza e le finalità comuni, non sempre è facile ricollegare gli Aichi targets da raggiungere al 2020, con gli schemi logici della Strategia Ue e poi della Strategia Nazionale per la biodiversità. Di fatto le nostre strategie Ue e Nazionale non mettono ben a fuoco l’attenzione su quanto la Cop 10 della Cbd puntava in prima istanza, ovvero la necessità di agire sulle cause strutturali antropiche che determinano il fenomeno perdita di biodiversità.[5]

Il cosiddetto mainstreaming della biodiversità nelle politiche di governo a tutti i livelli e nella società, non si è di fatto attuato nei primi otto anni utili all’attuazione della strategia. Il dato di fatto è che l’argomento è rimasto del tutto al di fuori delle preoccupazioni della politica e della generalità dei cittadini, restando tema scientifico di nicchia noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori.

L’Aichi target n.1 in particolare prescriveva: al più tardi al 2020, tutte le persone devono avere consapevolezza del valore della biodiversità e dei passi da intraprendere per tutelarla e utilizzarla in maniera sostenibile.[6]

L’importanza di questo primo target è assolutamente capitale, per la potenzialità che lo stesso riveste per l’informazione ai cittadini, animando un opinione pubblica cosciente del tema, che sensibilizzi la politica richiedendo adeguata capacità interpretativa e concretezza nella messa in pratica, che influenzi il sistema economico-produttivo a integrare le preoccupazioni per la tutela della biodiversità nelle proprie strategie e nell’offerta di beni e servizi. Ripartire dall’Aichi target 1, come passaggio obbligato, per costruire una cultura diffusa a tutti i livelli sul valore della biodiversità,  rappresenta ancora la leva su cui lavorare per portare avanti tutti gli altri obiettivi relativi ai Goals 14, 15 biodiversità, e non solo. Ma se era ambizioso pensare di farlo in 10 anni, ora in 2 anni lo è ancora di più. Comunque poiché il tema resta attuale, non è  ancora troppo tardi per partire.

Per accelerare lo sviluppo del piano strategico 2011-2020, la prima delle raccomandazioni della Cop 14 è non a caso: dare più largo spazio alle scienze umane nell’attuazione delle strategie per la biodiversità, puntualizzando quanto di fatto già contenuto nel citato Aichi target 1. Se ci poniamo il problema della perdita di biodiversità, le scienze naturali ci aiutano a comprendere la dimensione del problema, ad approfondirlo, tenerlo sotto osservazione, ma le cause che sono di origine antropica vanno affrontate trasformando in maniera dirompente il rapporto di relazione che la specie umana ha con le risorse naturali. Quindi sono gli aspetti antropologici, di psicologia sociale, comportamentali e motivazionali, che vanno meglio conosciuti e analizzati, per poter pianificare nuove e più efficaci misure d’azione.

La Cop 14 invita a considerare nelle strategie nazionali, il lavoro svolto dalla Piattaforma intergovernativa per la biodiversità e i servizi ecosistemici (Ipbes) e i suoi rapporti pubblicati nel corso del 2018 con particolare riferimento ai rapporti regionali e al rapporto sulla Land degradation and restoration. Quest’ultimo strettamente collegato anche alla Convenzione sulla desertificazione (Unccd), all’Aichi target 15 , e al target 15.3 dell’Agenda 2030.

Grazie all’attività dell’Ipbes disponiamo di consolidate e aggiornate basi scientifiche, multidisciplinari, che ci possono facilitare fortemente nella pianificazione di politiche avanzate per la tutela della diversità biologica. 

Il framework concettuale dell’Ipbes illustrato in fig. 1 ben rappresenta in una semplice mappa concettuale come l’azione umana sia soggetto integrante di un sistema che lega risorse della natura con obiettivi di benessere e qualità della vita. Lo schema oltre a legare insieme le tematiche illustrate dai rapporti Ipbes, sviluppando in dettaglio gli argomenti trattati nei suoi blocchi tematici può rappresentare anche tutti gli SDGs, ed è pertanto un utile strumento alla visione sistemica e multidisciplinare, d’interesse anche per chi è impegnato nello sviluppo dell’Agenda 2030, partendo da una prospettiva sociale e/o economica.

 

 

L’Aichi target 2 prevede che al più tardi al 2020, i valori di biodiversità sono integrati nelle strategie e nei piani per lo sviluppo e per la riduzione della povertà, a livello nazionale e locale, e sono incorporati nei sistemi nazionali di contabilità e reporting. Lo stesso target corrisponde al 15.9 dell’Agenda 2030, così trascritto: entro il 2020, integrare i valori di ecosistema e di biodiversità nella pianificazione nazionale e locale, nei processi di sviluppo, nelle strategie di riduzione della povertà e account nella contabilità.

Anche questo è un target fondamentale per poter integrare finalmente biodiversità e servizi ecosistemici nei processi decisionali, e per poterne dare conto con misure di monitoraggio e rendicontazione ambientale. Aspetto non secondario è che il target prevedendo anche misure di riduzione della povertà, unisce di fatto tematiche sociali con tematiche ambientali, orientando la pubblica amministrazione all’adozione di atti di pianificazione coerenti con principi di sviluppo sostenibile, che qualora non considerati in concretezza, potrebbero determinare la non validità amministrativa degli stessi. Il target prefigura di fatto la produzione di una contabilità non finanziaria non solo da parte del governo nazionale, ma anche da parte di tutte le amministrazioni locali (regioni, città-metropolitane, province e comuni), contribuendo a quanto richiesto dalla Convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale e quanto previsto ai targets 16.7 e 16.10 dell’Agenda 2030.

Se c’è la buona volontà di farlo, i tempi sono ancora sufficienti per rispettare questo traguardo fissato al 2020, adottando un nuovo strumento normativo, eventualmente integrando gli strumenti di pianificazione finanziaria e di pianificazione del territorio, rafforzando i contenuti delle Valutazioni d’impatto ambientale (Via) e Valutazione ambientale strategica (Vas) prescritti dal D.Lgs 152/2006. Lo strumento normativo dovrà poi essere integrato da linee guida con individuate metodologie, indicatori, banche dati e modalità di misurazione e monitoraggio, per dare criteri omogenei tra le diverse amministrazioni, e la possibilità di condivisione-interscambio di dati e collaborazione anche verticale tra i diversi livelli di governance. Integrando così anche misure di monitoraggio per le strategie regionali di sviluppo sostenibile.

L’Aichi target 3 prevede al più tardi al 2020 l’eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente e lo sviluppo e l’applicazione d’incentivi per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità, argomento già ampiamente sostenuto dall’ASviS in tutte le edizioni del rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia [7].

Tra i sussidi dannosi per l’ambiente vanno anche considerati taluni dei sussidi europei per la produzione agricola, e richiede in merito una precisa posizione anche da parte dell’Italia per l’eliminazione degli stessi nella prossima Pac post 2020[8].

L’Aichi target 4 chiude il quadro delle misure indicate nel Goal strategico A : al più tardi al 2020, i governi, le imprese, gli stakeholder a tutti livelli hanno assunto impegni per mettere in pratica o hanno implementato piani per la produzione e il consumo sostenibile e hanno mantenuto l’impatto  nell’uso delle risorse naturali ben all’interno dei limiti di sicurezza ecologica. Questa misura è ben lontana da essere messa in pratica, e anzi, la stessa Agenda 2030 non la riporta più, ma la ritroviamo piuttosto integrata all’interno del Goal 12 con scadenze già rinviate al 2030 come nel target 12.2: entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile e l’uso efficiente delle risorse naturali.

Va riconosciuto che in merito, alcuni passi avanti sono stati fatti, ma in termini più di visione teorica piuttosto che non ancora in termini di concretezza. Il nuovo paradigma dell’economia circolare introdotto dall’Unione europea va in questa direzione, ma non ancora i targets che l’Ue si è data al 2030, poiché solo un economia circolare perfetta, in piena mimesi con i processi naturali e senza alcuna esternalità negativa, può contribuire a soddisfare quanto richiesto dal target 12.2. 

 

 

Scarica la tabella di confronto tra i target della Convenzione sulla diversità biologica e quelli dell'Agenda 2030

 


[1] ovvero la biodiversità intesa come planet’s life support system. Cfr Preambolo del documento  Updated assessment of progress towards selected Aichi Biodiversity targets and option to accelerate progress della CBD COP 14 - https://www.cbd.int/doc/c/3824/7957/5bb56cbf504e73b6f00282e9/cop-14-l-02-en.pdf

[2] ibid

[3] cfr. COM (2011) 244 final “Our life insurance, our natural capital: an EU biodiversity strategy to 2020”

[5] i 20 Aichi targets sono divisi in n.5 Strategic Goals, primo dei quali, il Goal strategico A è intitolato : Address the underlying causes of biodiversity loss by mainstreaming biodiversity across government and society . https://www.cbd.int/sp/targets/

[6] Nell’Agenda 2030 il un target ancora simile lo ritroviamo al Goal 12, target 8: Entro il 2030, fare in modo che le persone abbiano in tutto il mondo le informazioni rilevanti e la consapevolezza in tema di sviluppo sostenibile e stili di vita in armonia con la natura

[7] richiamando il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli introdotto dall’art.68 della Legge 221/2015.

[8] per un approfondimento del dibattito sul tema in sede UE cfr. http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2018/617501/IPOL_STU(2018)617501_EN.pdf

 

Aderenti

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