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ACQUA PULITA E SERVIZI IGIENICO-SANITARI

Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie

Nel mondo, 785 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. Dal 2014 è cresciuto il numero di famiglie italiane che denunciano l’inefficienza del sistema di gestione dell’acqua (10%), con prestazioni migliori al Nord Italia rispetto al Centro e al Mezzogiorno.

Articoli

Accesso all’acqua per tutti: l’attualità della Laudato si'

di Cinzia Thomareizis del Segretario comitato italiano contratto mondiale acqua (Cicma)

Con Aqua fons vitae, che sancisce una continuità con l’enciclica Laudato si' di Papa Francesco, viene ribadito che servono strade di attuazione concrete per la tutela ecologica, anche a partire da una nuova visione dell’acqua in quanto “elemento fondamentale col quale costruire ponti e relazioni tra popoli, comunità, paesi”
22 maggio 2020

Con l’enciclica Laudato si', Papa Francesco proponeva di “entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune” nella ricerca di uno sviluppo sostenibile integrale. A cinque anni dalla sua pubblicazione che si celebra proprio in questo mese di maggio, il tema è particolarmente attuale di fronte a una pandemia che ci ha colto impreparati, nonostante il moltiplicarsi di studi che da anni evidenziano le connessioni tra l’azione antropica distruttiva sull’ambiente e il rischio di diffusione di nuovi virus, che non possiamo più trascurare.

È tempo quindi di rileggere la Laudato sì per coglierne di nuovo il messaggio profondo - tutto è in relazione - che la rende più che mai attuale: “non ci sarà una relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia”.

A molti è parso in questi anni che la Laudato si' abbia costituito e continui ad essere il documento più avanzato su cui costruire un programma politico e sociale per la salvaguardia della vita umana e del nostro pianeta. Ma questa proposta è rimasta purtroppo priva di concretizzazione da parte della comunità internazionale. La sua portata innovatrice nella complessità della questione ecologica è ancora oggi in grado di indicarci con precisione la strada: di fronte alla sfida della cura del pianeta e della salute delle persone, il paradigma economico e tecnologico su cui abbiamo impostato il modello di sviluppo deve lasciarsi contaminare da una visione antropologica rinnovata in cui le diverse competenze sociali, economiche, politiche, tecniche siano nutrite da un principio etico e spirituale che metta al centro il valore dell’intera comunità di vita.

“Come potevamo pensare di vivere sani in un ambiente malato?” chiede oggi Papa Francesco.
Il rischio della diffusione di nuovi virus rende oggi più urgente che mai lo sviluppo di un approccio integrato sulla salute che tuteli insieme persone, animali e ambiente, secondo il paradigma sempre più condiviso One world, one health: uno solo il pianeta, una sola la salute. Ma è bene ricordare che i fondamenti di questa visione erano già delineati dalla Laudato si' attraverso la proposta di «una nuova solidarietà universale» tra persone e beni naturali.

Oggi in termini di salute, il diritto della persona e il diritto della natura sono inscindibili. Parlare di diritto all’acqua, di cui quest’anno ricorrono i 10 anni del suo riconoscimento da parte delle Nazioni unite (Ris. 64/92, luglio 2010), oggi significa impegnarsi anche nella difesa dei diritti dell’acqua. Se l’emergenza sanitaria evidenzia, da una parte, che l’acqua potabile non è un bene di consumo ma un bene fondamentale per tutelare la nostra salute, ci richiama anche a declinare nella pratica i diritti dell’acqua che sono strettamente connessi al nostro diritto di avere accesso a questa risorsa naturale. Questo significa: la salvaguardia del suo ciclo naturale e degli ecosistemi; la riduzione dell’inquinamento individuando e agendo sulle cause che lo determinano e non solo sulla base del principio «chi inquina, paga», che di fatto riconosce il diritto di inquinare e circoscrive in termini economici la questione della riconversione dei sistemi di produzione; la riduzione dello sfruttamento idrico (dighe, miniere, fracking); il contrasto all’accaparramento di bacini sotterranei e sorgenti da parte delle imprese produttrici di acque minerali e bibite; la riduzione della plastica legata al consumo di acqua; la promozione della gestione pubblica del servizio idrico; il consumo di cibo e beni a minore indice di acqua virtuale utilizzata per la produzione, cioè con minore impatto ambientale.

Dobbiamo fare attenzione a non ridurre a un «sogno» irrealizzabile la conversione ecologica globale a cui l’umanità è chiamata dall’Enciclica, lasciando in secondo piano l’invito a un cambiamento di rotta verso un nuovo modello di giustizia rivolto anche alle future generazioni che ascolti “tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

 

Aqua fons vitae: analisi e proposte sull’acqua
L’esperienza del Covid-19 ha evidenziato con forza l’urgenza di questa conversione che necessita di concrete proposte di attuazione. Su questo percorso si colloca il documento Aqua fons vitae – Orientamenti sull’acqua: simbolo del grido dei poveri e del grido della terra, pubblicato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale nello scorso mese di marzo.

Dopo cinque anni dalla Laudato si' e alla luce delle piste di lavoro che l’Enciclica indicava, il Vaticano torna dunque ad approfondire il tema della cura delle risorse naturali, focalizzando l’attenzione sull’acqua come l’elemento trasversale che influisce sul raggiungimento del bene comune della famiglia umana. Il documento, che non ha avuto molta risonanza nei media nazionali, assume una particolare rilevanza in questa fase storica in cui il valore igienico-sanitario dell’acqua sta emergendo anche nei paesi che non soffrono di scarsità idrica o di mancato accesso ad acqua di buona qualità, per il ruolo fondamentale che essa svolge nella prevenzione dalle pandemie. Ma è soprattutto rilevante per lo sforzo di analisi delle sfide, per l’approfondimento delle criticità e per la concretezza delle proposte che avanza sia a livello di advocacy che a livello di attuazione locale, su cui la Chiesa è chiamata a impegnarsi.

È anche importante sottolineare che Aqua fons vitae è il risultato finale di un ampia consultazione tra il Dicastero e diversi stakeholders istituzionali, accademici e della società civile, tra cui il Contratto Mondiale sull’Acqua, coi quali ha avviato un percorso di confronto sul tema dell’acqua a partire dal Convegno “Governing common good: access to drinking water for all” del novembre 2018 e proseguito nel corso del 2019.  

Sono molti i pronunciamenti importanti che il documento fa propri, in riferimento a discorsi di Papa Francesco, della Laudato sì e delle consultazioni con la società civile.

In primo luogo viene accolto il riconoscimento dell’acqua come un bene comune e un diritto umano universale, condizione per l’esercizio di altri diritti, di cui si sottolinea un progresso ancora troppo lento per la sua realizzazione. Con riferimento all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare dell’Obiettivo 6 (Accesso all’acqua), si esprime la preoccupazione per il possibile mancato raggiungimento di questo impegno da parte degli Stati e della Comunità internazionale.

Una seconda importante riflessione riguarda il multiforme valore dell’acqua (religioso, socio-culturale ed estetico, istituzionale e per la pace) e in particolare il suo controverso valore economico, di cui si accetta l’utilità solo per contrastare l’impatto negativo sull’ambiente, riaffermando il principio che “gli interessi economici non devono essere elevati sopra il bene comune”. Viene affrontato anche il tema della gestione delle risorse idriche e della privatizzazione, con la condanna di una visione dell’acqua come merce e l’affermazione del principio che non è opportuno attribuire “valore economico all’acqua attraverso il sistema tariffario se questo impedisce l’accesso all’acqua come diritto all’acqua da bere e non stimola un risparmio idrico”.

Interessante anche il richiamo ad alcuni principi del Protocollo internazionale per il diritto umano all’acqua, proposto dal Cicma in merito al ruolo primario dello Stato come garante del diritto umano all’acqua e alle risorse per il bene comune, anche quando la gestione è delegata ai privati, esplicitando che “la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto e intoccabile, ma subordinato al diritto ad un uso comune”.

Il Dicastero, con Aqua fons vitae, riconosce anche il quantitativo minimo vitale quantificato dall’Oms in 50/100 litri per giorno come riferimento per i Governi per garantire la dignità della vita e della salute umana.  Questo riconoscimento è in accordo con quanto proposto dal Contratto mondiale dell’acqua nella campagna per un Protocollo internazionale per il diritto umano all’acqua e sostenuto dal Rapporto ASviS 2018 nelle proposte di implementazione della Strategia Nazionale in riferimento all’impegno dell’Italia a livello di cooperazione internazionale, dove si specifica che il diritto umano consiste nell’accesso per tutti a un quantitativo minimo vitale gratuito al giorno di acqua di buona qualità, i cui costi di erogazione siano a carico della fiscalità generale e di un sistema tariffario progressivo per fasce di consumo che tuteli le fasce più deboli e promuova il risparmio idrico. La visione sostenuta da ASviS e Cicma integra quella del Goal 6 dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile Onu, che riduce il diritto umano al diritto di accesso a un prezzo sostenibile.

Il documento del Dicastero inoltre denuncia con chiarezza la frammentazione delle politiche sull’acqua, i pericoli per la salute a causa dell’accesso inadeguato ai servizi igienici, l’eccessivo uso della plastica, l’inquinamento delle risorse idriche e degli oceani, i rischi per le comunità vulnerabili, in particolare per donne e bambini. Rispetto a queste criticità avanza molte proposte concrete che la Chiesa può sviluppare a livello locale, dimostrando attenzione rispetto ad alcune istanze proposte nel percorso di confronto con la società civile.

Monasteri, scuole, mense, oratori e centri sanitari gestiti da strutture ecclesiali possono mettere in pratica un cambiamento attraverso diverse azioni: “garantire l’accesso all’acqua in tutte le Chiese e le istituzioni religiose locali; abbandonare il più possibile l'uso di bottiglie di plastica monouso e contribuire alla raccolta differenziata dei rifiuti; creazione di punti di accesso pubblico all'acqua; informare i cittadini sui diritti di cui godono in un determinato paese, in particolare il diritto umano all’acqua potabile sicura, aiutandoli, a trovare giustizia nel caso in cui l'accesso è violato; sollecitare l'adozione di strumenti di solidarietà per garantire la copertura dei costi di accesso all'acqua per famiglie povere; promuovere la partecipazione dei cittadini”. E molto altro.

“Esiste un forte legame tra ecologie sociali, umane, economiche, culturali e ambientali”, afferma Aqua fons vitae in continuità con la Laudato si': l’appello per un’ecologia integrale deve trovare strade di attuazione concrete anche a partire da una nuova visione dell’acqua in quanto “elemento fondamentale col quale costruire ponti e relazioni tra popoli, comunità, paesi” e per un nuovo modello di vita che tuteli la salute delle persone e del Pianeta.  L’augurio è che la difesa dell’acqua fonte di vita e diritto umano diventi un impegno comune a tutti coloro che sono impegnati a sostenere gli SDGs dell’Agenda 2030.

 

Segretario Comitato Italiano Contratto Mondiale Acqua (CICMA) Onlus - Milano

www.contrattoacqua.it  - www.waterhumanrighttreaty.org

Laudato si' -  (24  Maggio 2015) - http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html                                                                                          

Aqua fons vitae- (30 Marzo 2020) -  http://www.humandevelopment.va/it/news/aqua-fons-vitae-online-il-documento-del-dicastero.html

 


Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.it. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. 

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