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ACQUA PULITA E SERVIZI IGIENICO-SANITARI

Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie

Nel mondo, 785 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. Dal 2014 è cresciuto il numero di famiglie italiane che denunciano l’inefficienza del sistema di gestione dell’acqua (10%), con prestazioni migliori al Nord Italia rispetto al Centro e al Mezzogiorno.

L’Italia e il Goal 6: investire in infrastrutture e garantire il diritto all’acqua

Il Rapporto ASviS suggerisce la creazione di un piano di finanziamento per il rispristino degli ecosistemi naturali nell’ambito del Pnrr. Il 45% delle famiglie italiane ritiene più sicura l’acqua in bottiglia. [VIDEO] 13/11/20

Le politiche per il Goal 6: a che punto siamo

Nell’ultimo anno, anche a causa della pandemia, non sono stati approvati atti normativi rilevanti per l’attuazione del Goal 6, e la Legge di bilancio 2020 (approvata a fine 2019), pur avendo diverse misure destinate al Green deal che possono contribuire a un miglioramento generale dei Target ambientali, non contiene focus sull’acqua.

D’altra parte, le misure di finanziamento previste per gli enti pubblici e i soggetti privati mancano di un impegno specifico sull’argomento, nonostante il nostro sia un Paese a forte rischio idrogeologico e per questo motivo, anche alla luce dell’emergenza climatica, andrebbero salvaguardati e ripristinati gli ecosistemi di acqua dolce. Non sono stati poi previsti stanziamenti per far fronte alle diverse procedure di infrazione per mancato rispetto della Direttiva 91/271/Cee concernente il trattamento delle acque reflue urbane.

Per quanto riguarda il Target 6.4 (“entro il 2030 aumentare sostanzialmente l’efficienza idrica da utilizzare in tutti i settori e assicurare prelievi e fornitura di acqua dolce per affrontare la scarsità d’acqua e ridurre in modo sostanziale il numero delle persone che soffrono di scarsità d’acqua”), un aiuto può arrivare dai fondi destinati dalla Legge di bilancio 2020 per il finanziamento di linee di intervento già avviate in passato, per esempio il Piano nazionale idrico e il Fondo per il rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello Stato e lo sviluppo del Paese. Tuttavia, per rendere più efficaci queste misure bisogna formare i funzionari pubblici e i professionisti coinvolti nei processi di pianificazione e attuazione degli interventi, anche in vista del “Piano di ripresa e resilienza” (Pnrr) italiano che verrà finanziato dal Next Generation Eu.

Sul piano europeo, la Direttiva sulla qualità delle acque destinate al consumo umano mira a garantire un livello elevato di protezione dell’ambiente e della salute umana dagli effetti nocivi della contaminazione dell’acqua potabile e introduce un approccio basato sul rischio per il monitoraggio delle acque. In base a questa Direttiva, è auspicabile la definizione di un quadro normativo nazionale sulla gestione dell’intero ciclo idrico. A tal proposito è opportuno ricordare che, secondo i dati dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa), l’Italia si posiziona al quinto posto in Europa, dopo Austria, Svezia, Irlanda e Ungheria, per la qualità dell’acqua del rubinetto ma, nonostante la buona performance, il 29% delle famiglie italiane non si fida a berla e il 45% reputa più sicura l’acqua in bottiglia.

Un secondo livello di criticità attiene il mancato adeguamento (previsto entro il 2020) alla Direttiva comunitaria del trattamento delle acque reflue di diverse città italiane (74 aree urbane) che comporta un esborso di oltre 30 milioni di euro ogni sei mesi per sanzioni inflitte dalla Commissione europea. A questo si ricollega anche la recente emanazione del Regolamento UE 2020/741 del 25 maggio 2020, che definisce le prescrizioni e i requisiti minimi qualitativi per il riutilizzo delle acque reflue a scopo irriguo, al fine di limitare lo stress idrico e ridurre gli inquinanti scaricati nei corpi idrici ricettori.

Da una prima valutazione di tipo qualitativo, infine, sembra le misure adottate a seguito della crisi sanitaria abbiano impattato sia sul livello sia sulla composizione dei consumi idrici, facendo aumentare in particolare i consumi delle utenze domestiche da un lato e ridurre quelli delle utenze commerciali, artigianali e industriali durante il periodo di chiusura. Inoltre preoccupa la gestione dei dispositivi di protezione individuale che, in assenza di normative ad hoc, potrebbero generare un forte impatto sull’ambiente e sul buono stato della falde acquifere e delle acque reflue.

Leggi tutti gli sviluppi normativi sul Goal 6

 

L’Europa e il Goal 6

 

Per il Goal 6, il valore massimo dell’indice composito a livello europeo[1] è ottenuto dal Regno Unito, quello minimo dalla Grecia, con una differenza di oltre 28 punti. I Paesi che presentano il peggioramento più ampio tra il 2010 e il 2018 (Repubblica Ceca, Spagna, Italia e Grecia) mostrano un aumento dell’indice di sfruttamento idrico, che misura i prelievi di acqua rispetto al totale delle risorse idriche rinnovabili. Tale andamento rappresenta un forte rischio per i Paesi del sud Europa (Italia, Spagna e Grecia), a fronte dei cambiamenti climatici in atto.

 

L'Italia e il Goal 6

Tra il 2010 e il 2014 l’indicatore composito italiano[2] mostra un andamento altalenante, con un peggioramento dal 2015 al 2017 e una successiva stabilizzazione. Il peggioramento è dovuto alla crescita dell’indice di sfruttamento idrico (prelievi idrici per tutti gli usi rispetto alle risorse idriche disponibili), più che raddoppiato in sette anni (dal 6,7% nel 2010 al 15,7% nel 2017). L’incremento dell’indice di sfruttamento idrico è influenzato dall’incidenza dei periodi di particolare siccità, che causano contestualmente l’incremento dei prelievi in alcuni settori (per esempio, per l’irrigazione) e la ridotta disponibilità nei corpi idrici. Questa tendenza, unita alla bassa efficienza del sistema idrico nazionale, mette in grave pericolo la sostenibilità idrica del nostro Paese, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.

Per quanto riguarda il Target del Goal 6 dell’Agenda 2030 in scadenza al 2020, il 6.6 (“proteggere e ripristinare gli ecosistemi legati all’acqua, tra cui montagne, foreste, zone umide, fiumi, falde acquifere e laghi”), l’Italia appare lontana dal conseguimento dell’obiettivo. Non è stato possibile individuare un indicatore a livello europeo ma solo a livello nazionale, il quale segnala che le zone umide di importanza internazionale sono aumentate del 5% nel periodo 2013-2018. Inoltre, relativamente allo stato delle acque si segnala che, nella Comunicazione del 26 febbraio 2019, la Commissione europea ha raccomandato all’Italia di impegnarsi per il “miglioramento degli aspetti relativi a misurazione e armonizzazione dei relativi criteri, programmazione degli interventi, definizione degli strumenti finanziari, misure per fronteggiare estrazioni illegali, insufficienza delle misure relative alla qualità delle acque reflue, gestione della siccità”.

 

Le proposte dell’ASviS su “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari”

 

  • Applicare l’approccio “bottle to bottle” (ovvero il riciclo delle bottiglie in Pet vuote per produrre nuove bottiglie), nell’ottica dell’economia circolare, per la riduzione della produzione di nuova plastica per liquidi, in attuazione degli obiettivi della Direttiva Ue 2019/904;
  • Il Pnrr deve prevedere il finanziamento di un Piano nazionale di ripristino dei sistemi naturali, in linea con gli obiettivi della decade per il rispristino degli ecosistemi avviata dalla Nazioni unite, destinando a tale scopo almeno il 10% dei fondi europei assegnati al nostro Paese;
  • Garantire il diritto all’acqua mediante l’approvazione della legge attuativa dell’esito referendario del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua;
  • Prevedere nel Pnrr l’attuazione delle opere necessarie per ripristinare efficienti sistemi di distribuzione dell’acqua che ne garantiscono la potabilità e che ne minimizzino l’annoso problema delle perdite di rete, favorendo una minore concorrenza tra i differenti usi idrici (civile, industriale, agricolo).
  • Investire sulle reti di collettamento delle acque reflue per conseguire la conformità di tutti i sistemi di depurazione e azzerare l’inquinamento, nel rispetto della Direttiva europea 91/271/Cee sul trattamento delle acque reflue, per la mancata osservazione della quale pendono sull’Italia diverse procedure d’infrazione.

 

Guarda tutte le proposte dell’ASviS su “Capitale naturale e qualità dell’ambiente”

 

[1] La lista completa degli indicatori di base sui quali sono costruiti gli indicatori compositi europei è consultabile qui.

[2] La lista completa degli indicatori di base sui quali sono costruiti gli indicatori compositi nazionali è consultabile qui. Per il Goal 6 non è stato possibile valutare l’effetto della crisi, come indicato dalla dicitura "NV" del grafico.

 

a cura di Ivan Manzo

 


Il Rapporto ASviS 2020 “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, presentato l’8 ottobre in occasione dell’evento di chiusura del Festival dello Sviluppo Sostenibile, valuta i progressi rispetto ai 17 Goal dell’Agenda 2030 e avanza proposte concrete, condivise dagli esperti delle 270 organizzazioni aderenti all’Alleanza, per portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile a livello ambientale, sociale, economico e istituzionale.

 

Leggi tutti gli articoli dell'iniziativa “Un Goal al giorno”:

L’Italia e il Goal 1: contro l’impoverimento serve una strategia integrata

L’Italia e il Goal 2: innovare il sistema food e tutelare le fasce deboli

L'Italia e il Goal 3: contro le pandemie creare un ecosistema globale del benessere

L’Italia e il Goal 4: stop al deficit di apprendimento aggravato dalla pandemia

L’Italia e il Goal 5: c’è bisogno di un Piano nazionale e di una Policy di genere

L’Italia e il Goal 6: investire in infrastrutture e garantire il diritto all’acqua

L’Italia e il Goal 7: rinnovabili unico settore energetico non intaccato dalla crisi

L’Italia e il Goal 8: tra i peggiori in Ue, quadro allarmante aggravato da crisi

L’Italia e il Goal 9: necessaria la digitalizzazione per ogni settore produttivo

L’Italia e il Goal 10: investire su infanzia, territori e coinvolgimento dei lavoratori

L’Italia e il Goal 11: aumentano abusivismo edilizio e sovraffollamento abitativo

L’Italia e il Goal 12: bene l’economia circolare, migliora il riciclo dei rifiuti

L’Italia e il Goal 13: necessario adeguare gli obiettivi nazionali ai target Ue

L’Italia e il Goal 14: forti ritardi nel recepimento delle politiche Ue per i mari

L’Italia e il Goal 15: serve un Piano nazionale di ripristino dei sistemi naturali

L’Italia e il Goal 16: disciplinare comunicazione online, servono equità e rispetto

L’Italia e il Goal 17: male l’Aps e meno importazioni da Paesi in via di sviluppo

Venerdì 13 Novembre 2020

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