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Nel mondo la quota di energia da fonti rinnovabili è arrivata al 17,5% dei consumi finali. In Italia capofila del consumo di energia pulita sono la Valle d’Aosta (89%) e le province autonome di Trento (45%) e Bolzano (66%), mentre la media nazionale si attesta ancora al 17%.

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“Il tempo del creato” non confonde sostenibilità con decrescita

di Gianni Bottalico, Segretariato ASviS

Papa Francesco ha ribadito la necessità di cancellare il debito dei Paesi più fragili, occorre ripensare tutto secondo gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile.
9 settembre 2020

Dallo scorso primo settembre, Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, al quattro ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, i cattolici, in spirito ecumenico, celebrano “Il tempo del creato”. Nel messaggio per la Giornata del primo settembre Papa Francesco è tornato a chiedere la cancellazione del “debito dei Paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche”. Nel contempo il pontefice ha ribadito che vanno tolti “dalle nostre economie aspetti non essenziali e nocivi, e dare vita a modalità fruttuose di commercio, produzione e trasporto dei beni”. L’appello, dunque, ispirato alla visione cristiana del Creato e dell’Uomo a cui è data in custodia la terra, non lascia dubbi riguardo al fatto che la risposta agli attuali squilibri economici, sociali, ambientali vada ricercata nella sostenibilità e non in una decrescita ad esclusivo vantaggio di pochissimi e a detrimento del resto dell’umanità. Un pensiero che il Papa ha esplicitato anche nell’Udienza generale del 26 agosto, precedente la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, con parole ferme ed inequivocabili, affermando che il sars-cov-2 “è un virus che viene da un’economia malata. Dobbiamo dirlo semplicemente: l’economia è malata. Si è ammalata. È il frutto di una crescita economica iniqua - questa è la malattia: il frutto di una crescita economica iniqua - che prescinde dai valori umani fondamentali. Nel mondo di oggi, pochi ricchissimi possiedono più di tutto il resto dell’umanità. Ripeto questo perché ci farà pensare: pochi ricchissimi, un gruppetto, possiedono più di tutto il resto dell’umanità. Questa è statistica pura. È un’ingiustizia che grida al cielo!”.

La sfida che sta di fronte al mondo non può esser quella di ricacciare le aree più sviluppate del pianeta in una condizione di povertà endemica delle masse, riducendone i salari, l’istruzione, la qualità del vivere e dell’abitare, la mobilità e in definitiva la libertà. In tal modo si avrebbe una sorta di riproposizione post litteram dell’Unione Sovietica dove una ristrettissima nomenklatura che non si faceva mancare nulla, predicava la giustizia sociale e la fratellanza universale a una massa che, per causa di questa dirigenza, viveva nella mancanza dell’essenziale per vivere.

In questa prospettiva credo emerga l’importanza di ripensare tutto secondo gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile. In particolare in due ambiti, quello dell’innovazione e quello dell’economia e della finanza.

Occorre monitorare le applicazioni delle tecnologie digitali in tutti i campi in modo che queste siano realmente al servizio di uno sviluppo diffuso e non funzionino invece come meri strumenti di concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di una cerchia sempre più esigua di individui e come strumenti di una sorveglianza slegata da oggettive necessità ma funzionale all’abuso di potere di pochissimi sulle libertà dei cittadini. Il digitale, una tecnologia ormai obsoleta che ben presto verrà soppiantata da quella quantistica, non è neutro, come tutti gli strumenti esige di essere regolato e orientato a finalità di bene comune, di esser messo al servizio della sostenibilità.

L’altro ambito nel quale si avverte l’urgenza di un cambiamento in direzione della sostenibilità è quello economico-finanziario. Già nel 2015 il Pontefice nell’enciclica Laudato Si’ denunciava il fatto che dopo la crisi finanziaria del 2008 non vi sia stata una “reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo”. In tal modo ci si espone a nuove e più gravi crisi finanziarie e non si fermano quei meccanismi che portano a rovinare i cicli della natura e la coesione sociale in nome di un profitto sempre più drogato dall’illusione di fare i soldi dai soldi e non tramite un onesto lavoro. Solo tornando a regolare il sistema finanziario, a separare il credito all’economia reale dalle attività speculative, ad avere banche centrali che si preoccupino dell’interesse comune e non solo di quello di chi è troppo grande per poter fallire, si potrà invertire la tendenza a uno sfruttamento dell’Uomo, del lavoro e della natura insostenibile e iniquo.

Non di decrescita c’è bisogno ma di cambiamento del modello di sviluppo, in modo armonioso, capace di generare nuovo benessere diffuso, una robusta ed estesa classe media, senza la quale non può esservi un reale progresso ma solo l’aumento di nuove e sempre più inaccettabili disuguaglianze.

 


Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.it. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. 

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