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Come costruire forme di prossimità vincendo il pericolo della distanza sociale?

Di Walter Magnoni, professore di etica sociale presso la facoltà di economia dell’Università Cattolica di Milano, e Patrizia Giangualano, Indipendent director - Governance and sustainability advisor

Nell’enciclica “Fratelli tutti”, farsi prossimi diviene un nuovo modo di fare politica, collaborare per un bene comune, ascoltare per dialogare, perdonare imparando dal male e dal bene del passato, condurre azioni comuni di carità nell’incontro tra le religioni.
26 novembre 2020

Mentre il mondo intero combatte la pandemia, ecco che Papa Francesco pubblica un’enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale. “Un umile apporto alla riflessione – scrive il Pontefice – affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e amicizia sociale che non si limiti alle parole” (FT 6).

Leggiamo queste parole e la mente corre subito al libro di Gioele dove il profeta afferma: “i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni” (Gl 3,1). Di fronte a un mondo in affanno il Papa continua a sognare, ma non da solo perché: “da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui quello che vedi non c’è; i sogni si costruiscono insieme. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!” (FT 8).

Il testo è lungo e potrebbe scoraggiare il lettore non avvezzo a certe letture, ma è come un viaggio. Noi che amiamo camminare sui monti sappiamo che ogni cammino ha tratti nel bosco dove la luce filtra meno e poi all’improvviso ecco aprirsi spazi immensi. Oppure sentieri che riservano sorprese dopo qualche tornante. Questa è l’enciclica “Fratelli tutti”, un cammino dentro il pensiero sociale di Papa Francesco.

Per non perdere la traccia i sentieri hanno dei segni che aiutano il viandante nel suo cammino. Il “segno” che conduce nella scoperta dell’enciclica è la prossimità. Farsi prossimo, come il buon samaritano di cui narra Gesù nella famosa parabola. Non è un caso che questo testo sia riportato per intero e tutto il secondo capitolo si perda a commentare il brano biblico. La prossimità è in effetti uno dei segreti per costruire trame di fraternità.

Ma andiamo con ordine. Nel primo capitolo il Pontefice sente il bisogno di sostare sulle tendenze del mondo attuale che ostacolano lo sviluppo della fraternità. Così ci vengono narrati sogni che vanno in frantumi, come quello di un’Europa unita (FT 10). Questo perché “il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno” (FT 11). Può essere pericoloso perdere il senso della storia e per questo nel settimo capitolo troviamo un fondamentale passaggio sull’importanza della memoria.

Individualismo, ingiustizie, violenze e altri mali portano al mancato riconoscimento della dignità delle persone. Il cammino verso la fraternità chiede strade comuni, perché “nessuno si salva da solo” (FT 32) e solo attraverso un “noi” è possibile togliere le ombre che hanno distrutto i sogni.

Il punto di partenza – mai scontato – è ancora una volta l’ascolto che si fa dialogo, conversazione pacata e discussione appassionata. Questa è un’arte da recuperare dentro una comunicazione frenetica che alimenta forme di aggressività e distrugge le persone.

L’ascolto chiede prossimità e allora il buon samaritano diviene icona di cura per ciò che è fragile e stile di attenzione all’altro che supera l’indifferenza. Come costruire forme di prossimità nel tempo del Covid-19?

Bisogna andare oltre il mondo dei soci dove le relazioni sono solo per interesse. Papa Francesco fa sua la riflessione del filosofo francese Paul Ricoeur che già negli anni ’60 del secolo scorso rifletteva sulla distinzione tra socio e prossimo nei rapporti. Non possiamo immaginare le relazioni solo per interesse, cosa che accade quando si è appunto soci.

Occorre risignificare la parola “prossimo” e su questo vale la pena di ricordare che già Benedetto XVI nella Caritas in veritate chiedeva che la carità innervasse non solo le micro-relazioni ma anche la macro-relazioni.  

Se si perde il principio della gratuità, la fraternità è in pericolo. Forse l’appello diviene interrogativo per ciascuno di noi: come sono le mie relazioni? Cerco gli altri solo per interesse o so essere capace di gesti gratuiti e senza secondi fini? Sono in grado di superare i miei interessi personali per il bene comune?

Quando la sfida è grande e urgente bisogna agire insieme, cercare obiettivi e valori comuni. Per questo è indispensabile portare avanti iniziative di sviluppo coinvolgendo sempre di più tutti gli attori: i governi, la società, gli organismi internazionali e le realtà del settore privato. Il Papa chiede un cambio di prospettiva radicale non solo a livello interpersonale ma anche nelle relazioni internazionali.   

Uno dei luoghi dove la prossimità è sempre in pericolo è quello del rapporto coi migranti: “quando il prossimo è una persona migrante si aggiungono delle sfide complesse” (FT 129). Nel quarto capitolo la riflessione pone al centro proprio coloro che per necessità debbono lasciare le loro terre. L’incontro tra culture può diventare un dono reciproco. “L’aiuto reciproco tra Paesi va a beneficio di tutti. […] Oggi o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (FT 137).

La richiesta è quella di una maggiore collaborazione tra Paesi per uno sviluppo solidale di tutti i popoli. Sono certo degne di nota le considerazioni del nesso tra globale e locale: “Bisogna guardare al globale, che ci riscatta dalla meschinità casalinga. […] Al tempo stesso bisogna assumere cordialmente la dimensione locale, perché possiede qualcosa che il globale non ha: essere lievito, arricchire, avviare dispositivi di sussidiarietà” (FT 142). L’elogio della cultura locale, dello spirito del vicinato è fondamentale per evitare il rischio di una globalizzazione che vorrebbe omologare tutto col rischio di perdere la ricchezza di tante tradizioni.

Come in altre occasioni (“World economic forum”) il Papa ha evidenziato, risulta fondamentale creare le giuste condizioni per consentire a ogni persona di vivere in maniera dignitosa nel proprio Paese e sul mondo imprenditoriale cadono le responsabilità di sviluppare partnership di lungo termine con i Paesi che forniscono risorse e ospitano gli impianti produttivi.

Il Papa fa un appello all’importanza del multilateralismo nell’affrontare i temi caldi e le situazioni di crisi. La giustizia deve riconoscere e rispettare i diritti sociali e quelli dei popoli assicurando a tutti assistenza e progresso in una logica di solidarietà che implica “responsabilità delle fragilità degli altri”. A questo si ispirano la missione di molte aziende che cercano di riflettere nei loro modelli di sviluppo le alleanze per lo sviluppo locale.

La sfida della prossimità tocca anche l’ambito della politica. La “migliore politica” è precisamente quella che non cede ai populismi e ascolta la parola del popolo. Una politica che si fa “prossima” alla gente riconoscendo che la forza della democrazia è precisamente la possibilità del popolo di partecipare alle scelte del Paese. “I gruppi populisti chiusi deformano la parola popolo, poiché in realtà ciò di cui parlano non è un vero popolo. Infatti la categoria di popolo è aperta” (FT 160). Il popolo per essere capace di contribuire al bene della società ha però bisogno di avere un lavoro. Ecco perché giustamente l’accento è posto su un punto chiave: “il grande tema è il lavoro” (FT 162). La politica non può rinunciare all’obiettivo di assicurare ad ogni persona un modo di contribuire alla società con proprie risorse e impegno non solo per la sopravvivenza ma anche per la crescita personale e la corresponsabilità nel miglioramento del mondo.  

Il lavoro è tema caro a Papa Francesco e d’altro canto tutti noi ci rendiamo conto che senza lavoro manca la possibilità di una vita dignitosa. Il Covid rende la questione lavorativa ancora più problematica e in taluni casi addirittura drammatica. Sarà necessario l’impegno di tutti per sostenere il lavoro. La politica può e deve svolgere la sua parte contribuendo a generare una nuova mentalità in grado di trasformare sfera economica e sociale in sana convivenza.   

Nel quinto capitolo troviamo una bozza della “politica di cui c’è bisogno” (FT 177-179). La richiesta alle istituzioni è quella d’immaginare risposte strutturali per andare alla radice dei problemi. L’anziano che deve attraversare un fiume può essere aiutato dal gesto di carità di un singolo, il politico compirà la sua azione caritatevoli costruendo il ponte (si legga il finale di FT 186).

Il Papa sogna una politica che dia spazio alla tenerezza, che è ancora una volta una delle declinazioni della prossimità. Insomma il sogno del Papa è quello di una politica che si avvicini al popolo e si prenda cura dei più fragili, in primis attraverso politiche per il lavoro.

Se prossimità, come già accennato è dialogo, alla ricerca della verità il Papa dedica il sesto capitolo. Si suggerisce lo stile della gentilezza, per superare l’abitudine a screditare l’avversario e la mancanza di rispetto per gli interlocutori. Non è un cammino semplice, le insidie sono molte. Per questo la via della fraternità deve sempre essere “segnata” dalla prossimità. Ma la vicinanza può facilmente generare screzi e conflitti dove ci si fa male. Ecco allora le parole da meditare sul perdono e la memoria. Sono passi del settimo capitolo da leggere lentamente. Troviamo scritto: “il perdono non implica il dimenticare” (FT 250). La memoria appare decisiva per andare avanti nella storia. Ma allora se non si dimentica come si fa a perdonare? “Quanti perdonano davvero non dimenticano, ma rinunciano ad essere dominati dalla stessa forza distruttiva che ha fatto loro del male” (FT 251).

Il Pontefice richiama la memoria del male e richiama fatti terribili come la Shoah, i bombardamenti atomici a Hiroshima e Nagasaki, le persecuzioni, il traffico di schiavi, i massacri etnici. Ma aggiunge anche “fa molto bene fare memoria del bene” (FT 249). Questa riflessione sul perdono e la memoria va nella direzione della giustizia riparativa, peraltro già presente in alcuni luoghi. Il tema è di grande attualità e chiede d’immaginare percorsi per renderlo concreto, magari a partire da quelli già in atto.

Infine, l’Enciclica chiama in causa il dialogo tra le religioni. La cosa non sorprende se si pensa che uno dei motivi ispiratori del testo fu proprio l’incontro di Abu Dhabi dove il Papa e il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb firmarono un importante documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune (4 febbraio 2019). Le religioni hanno la possibilità di attuare insieme prassi di carità per sostenere la dignità di ogni uomo. Insomma è l’invito a fare qualcosa di concreto per prendersi cura dei più fragili, attraverso azioni comuni di carità.

Da cornice di questo percorso troviamo figure di Santi: san Francesco che ispira il titolo stesso dell’enciclica è che ha vissuto una prossimità con tutti, dai più poveri al Sultano e Charles de Foucauld citato per ultimo vero artefice della fraternità universale. Questi santi, insieme a grandi uomini non cattolici come Martin Luther King, Desmond Tutu e il Mahatma Gandhi, hanno vissuto un reale tentativo di costruzione di trame di fraternità.

Pare che il percorso, ben tracciato dalla “prossimità”, ci conduca a contemplare immagini di fraternità che passano da nuovi legami sociali, basati sulla tenerezza e sulla gentilezza, che imparando l’arte dell’ascolto portano ad apprezzare ogni persona e considerarla degna di essere rispettata nei suoi diritti fondamentali, in particolare nel diritto al lavoro. Prossimità che può diventare un nuovo modo di fare politica, libero dalla brama del potere e in grado d’immaginare forme di servizio per fare crescere il bene comune. Prossimità che diviene perdono, per ripartire senza dimenticare il male, ma anche aiutata dalla memoria del bene. Infine prossimità tra le religioni per una carità spiccia che parta da chi è più in difficoltà, proprio come fece il buon samaritano. Tutto questo perché il sogno diventi realtà!

Infine, non dimentichiamo che questo tempo di pandemia chiede ancora di più prassi di prossimità per evitare che solitudine e isolamento uccidano l’anima dei più fragili.

 


Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.it. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. 

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