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LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

Nel 2018 il tasso globale di disoccupazione è sceso al 5%. In Italia i giovani disoccupati che non studiano né si formano (Neet) hanno raggiunto i livelli più alti dell’Ue. Inoltre, permangono fortissime differenze territoriali, con le regioni del Mezzogiorno ben distanti da quelle del Centro e del Nord in termini di output economico e di occupazione.

Giovannini: anche in economia, come per l’ambiente, rischiamo di superare i limiti planetari

Nonostante i nuovi indirizzi europei, non siamo sulla strada dello sviluppo sostenibile. La pandemia ha messo in evidenza tutte le nostre debolezze e accentuato lo scontro tra “i figli del Pil e i figli dell’Antropocene”. 2/12/20

“Il Recovery fund non esiste, si chiama Next generation Eu”. Invitato al webinar promosso dalla federazione provinciale del Partito democratico di Siracusa, il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini ha parlato della misura messa a punto dalla Commissione europea per “rimbalzare avanti” dopo la pandemia. “Stiamo assistendo ad un uso improprio del linguaggio che alimenta illusioni”. C’è infatti una differenza sostanziale: “Se pensiamo che con il piano si possa finanziare qualcosa che funziona a idrocarburi siamo fuori strada. Non è più sostenibile avere 60 mila morti all’anno per malattie legate alla qualità dell’aria, occorre seguire la Commissione europea in una rivoluzione dalla quale non si può tornare indietro”.

Giovannini ha ricordato che la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen ha il merito di aver compiuto un vero “salto culturale” rispetto al passato, integrando e applicando i 17 goal e 169 target contenuti nell’Agenda 2030 delle Nazioni unite nelle politiche europee per avviare la fase di ricostruzione economica dopo i mesi più difficili della pandemia. Tuttavia, nonostante questo nuovo approccio, l’Europa e l’Italia non sono ancora sulla strada di uno sviluppo sostenibile. Le proiezioni per quest’anno dell’ASviS segnalano un arretramento per ben nove Goal su 17, al quale ha contributo anche la crisi pandemica ancora in corso, mentre rimane ancora troppo alto il livello di disuguaglianza in tutta l’Unione.

Per misurare quanto siamo vicini ai limiti planetari (uno dei problemi più gravi di questo secolo) si può osservare la frequenza dei fenomeni estremi. Ma il ragionamento, secondo Giovannini, non può fermarsi qui. Oggi “dobbiamo chiederci se lo stesso non valga anche in economia”, e dobbiamo ragionare sulle scelte da fare in futuro, ovvero se scegliere tra soluzioni ad alto o a basso rischio economico e ambientale. “Questi temi erano all’ordine del giorno un anno fa al World economic forum di Davos”. Tuttavia il Covid ha rimescolato tutto “mettendo in luce le nostre fragilità, dovute al fatto che non abbiamo un sistema costruito per risolvere queste situazioni”.  A livello globale, infatti, lo shock della pandemia ha avuto un impatto negativo sul capitale sociale, sul capitale umano e su quello economico. Per questo la ripresa deve necessariamente ripristinare gli stock di capitale bruciato con la crisi. È necessario, dunque, seguire l’Agenda 2030 con una visione sistemica. Tenendo a mente che “il modo in cui noi organizziamo la produzione ha un impatto sul benessere delle persone e produce scarti fisici e umani”, ha ribadito Giovannini, citando l’enciclica Laudato si’ del Pontefice.

“Dobbiamo sapere che le nostre scelte hanno generato un sistema poco resiliente” che rischia di sfilacciare il tessuto del Paese. “È evidente che i giovani sono molto più preoccupati dagli adulti. O sono sotto l’influsso di alcuni influencer che esagerano, o forse sono gli adulti, anche gli esperti, anche quelli che occupano posizioni apicali, a non capire le minacce che la crescita indiscriminata e tutte le crisi che abbiamo ignorato finora hanno generato. “Quello che abbiamo davanti è lo scontro tra i figli del Pil e i figli dell’antropocene”.La risposta non può essere quella di  non occuparsene, accumulando debito che immancabilmente andrà a pesare sulle spalle delle prossime generazioni, senza fare le scelte adeguate per mettersi su un percorso di sviluppo sostenibile”.  

di William Valentini

Mercoledì 02 Dicembre 2020
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