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IMPRESE, INNOVAZIONE E INFRASTRUTTURE

Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

A livello globale crescono le imprese dei settori ad alta e media tecnologia, che rappresentano il 45% del valore totale della produzione. In Italia migliorano gli indicatori relativi alla diffusione della banda larga, all’utilizzo di internet, al tasso di ricercatori e alla quota di merci trasportate su ferrovia.

Evento sul Goal 9: "non esiste vera innovazione senza innovazione sociale"

Digitalizzazione, infrastrutture di rete, cultura digitale: sono le tematiche affrontate nel convegno nazionale del Festival sul nono Obiettivo. La pandemia ha rivelato la necessità di una digitalizzazione nazionale, ora serve un “salto di qualità”. 25/9/20

“Un futuro migliore è possibile e ASviS vuole esserne il promotore”: con queste parole si è aperto il programma del convegno del Goal 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) dal titolo "Innovazione nel mondo delle imprese e delle infrastrutture", tenuto all’Auditorium Macro il 24 settembre. Fondazione Lars Magnus Ericsson, Stars & cows, in collaborazione con il Gruppo di lavoro 9 dell’ASviS e Invitalia – Infratel Italia, hanno organizzato l’iniziativa con lo scopo di sensibilizzare la cittadinanza su tematiche cruciali quali digitalizzazione, trasporti, manifattura 4.0 e cultura digitale, settori indispensabili per assicurare al Paese un futuro sostenibile. 

Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, ha aperto il convegno con una domanda: di cosa parliamo quando parliamo di innovazione. Oltre a discutere di sviluppo infrastrutturale, tecnologico, territoriale, c’è infatti la necessità di considerare “un’innovazione sociale”, concetto in Italia non ancora consolidato. “Non c’è innovazione vera senza innovazione sociale” ricorda Giovannini, “non solo perché la tecnologia ha modificato radicalmente le interazioni, ma perché questo sta cambiando profondamente la società”.

Ha seguito, poi, l’intervento di Cesare Avenia, presidente della Fondazione Lars Magnus Ericsson, il quale ha ricordato che per mettere in atto azioni esponenziali per il clima bisogna promuovere due tipi di innovazione: digitale e green.

“Prima facevamo fatica a fare capire la necessità della digitalizzazione”, ha ricordato Avenia, sottolineando il marcato cambio di passo che ha implicato l’ondata pandemica, rispetto a un periodo in cui l’innovazione non era nell’agenda di tutti. “Dobbiamo giocare una partita virtuosa, che si può vincere solo se riusciamo a comprendere la necessità del Paese di modernizzarsi a livello operativo. Se non abbiamo le competenze di base, qualsiasi investimento andrà a cozzare contro un sistema vecchio”.

Avenia ha richiesto poi a tutto il Paese di fare un “salto di qualità”, possibile grazie a infrastrutture di rete, un rapido sviluppo del 5G, e un taglio definitivo ai “lacci” burocratici e territoriali che impediscono la diffusione di una rete internet in tutta Italia. Il presidente della Fondazione Ericsson ha chiesto infine di dare fiducia all’innovazione e di abbracciare la cultura digitale (ormai essenziale) poiché “il futuro sarà fatto non di persone contro macchine, ma di individui che useranno la tecnologia per migliorare la propria esistenza”.

Marco Bellezza, amministratore delegato di Infratel (Infrastrutture e telecomunicazioni per l’Italia) ha ricordato che azioni in questo senso sono state compiute, ma ancora troppo a rilento. Portando l’esempio del “Piano banda ultra larga” (piano nazionale che si occupa di portare la rete dove gli operatori delle telecomunicazioni non sono interessati a intervenire), l’amministratore delegato ha ricordato i numerosi ostacoli che il Piano ha subito, sia a livello amministrativo che territoriale, e che ne hanno ritardato la messa in atto.

“Nel corso di questi mesi, però” ha aggiunto Bellezza, “abbiamo avviato una serie di iniziative volte a semplificare l’attività di controllo, e una delle novità più significative è il collaudo da remoto, che ha permesso una velocizzazione dell’attività e un abbattimento delle emissioni”.

Il convegno è poi proseguito con tre tavole rotonde, coordinatore da Luca De Biase, giornalista e professore.

La prima tavola ha riguardato la Manifattura 4.0, con due interventi. Il primo, a cura di Gabriel Scozzaro, Ceo e Co-Founder della start up di tutori ortopedici Holey, che, alla domanda sulla natura della Manifattura 4.0, ha risposto che si tratta di “un nuovo paradigma, dove la fabbrica è parte integrante del processo produttivo, diventando così in grado di produrre solo in base alle richieste, dunque just in time e on demand”. “In questo modo” ha proseguito Scozzaro, “avremo una contrazione degli sprechi, in termini di risorse economiche, tempistiche e materiale di scarto”.

Alberto Sangiovanni Vincentelli, professore presso la Uc Berkeley, ha avvertito invece sulla necessità, nel campo digitalizzazione come nell’elettrificazione della mobilità, di “considerare la sostenibilità nel suo complesso”. “Bisogna tenere conto di tutto il processo produttivo” ha proseguito il professore, ricordando la grossa richiesta di energia elettrica che comporterà l’elettrificazione della mobilità a industrie che sono, già di per sé, molto inquinanti. “Solo se alcune imprese riusciranno a collezionare il CO2 che producono converrà, dal punto di vista ambientale, avere motori elettrici” ha dichiarato Vincentelli.

La seconda tavola rotonda, su trasporti e mobilità, ha visto invece l’intervento di Simone Paloni, studente dell’università Unimore e membro del Taac Project (Training for automotive companies creation), che ha illustrato le peculiarità del progetto, centrato sulla guida autonoma e sul futuro del settore automobilistico. Il discorso è stato poi approfondito da Marko Bertogna, professore presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, che ha avvertito quanto, specialmente in questo settore, ci sia un gran bisogno di investimenti, per creare “tutto il panorama di expertise di cui abbiamo bisogno”. Alla domanda sul futuro del settore automotive, Bertogna ha risposto che i progetti di maggiore successo si sono per ora svolti in autostrada, dove il comportamento degli altri veicoli è maggiormente predicibile, mentre per portare la guida autonoma nelle strade urbane ci vorrà ancora del tempo.

La terza e ultima tavola rotonda si è focalizzata sul tema dell’educazione e istruzione digitale. Francesca Chianello, assessor specialist presso Eggup, ha parlato del cosiddetto Smart coach for students, strumento in grado di supportare i ragazzi nelle scelte da compiere nel futuro, attraverso un questionario online capace di delineare la personalità e indirizzare il singolo individuo verso il lavoro a lui più adatto. Cristina Pozzi, Co-founder e Ceo di Impactscool, ha ripreso lo stesso tema, ricordando che l’obiettivo di Impactscool è “da un lato portare il futuro nella scuola, e dall’altro portare la scuola nel futuro”. “Noi siamo partiti da un presupposto” ha proseguito Pozzi, “capire cosa serva al sistema educativo per stare al passo con i tempi, e abbiamo capito che questo sistema deve garantire strumenti per comprendere il presente e il futuro”. Per fare questo servono una serie di competenze, che vanno dalla formazione dei docenti (fornendo strumenti digitali a loro e agli studenti) alla diffusione delle tecnologie emergenti all’interno delle scuole, favorendo un progresso orientato a influenzare il futuro.

Mirella Liuzzi, sottosegretaria allo Sviluppo Economico, ha chiuso il convegno affermando di essere “fiduciosa sulle opportunità che l’innovazione possa dare in numerosi settori strategici”. Liuzzi ha inoltre ricordato che il governo ha avviato diversi programmi sulle tecnologie emergenti: dal piano per portare la fibra ottica in tutta Italia, a quello per diffondere il 5G, ai progressi compiuti nel campo delle blockchains, nel contesto di una “Transizione X.0”, orientata a un cambiamento perpetuo.

 

di Flavio Natale

 

Venerdì 25 Settembre 2020

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