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A livello globale crescono le imprese dei settori ad alta e media tecnologia, che rappresentano il 45% del valore totale della produzione. In Italia migliorano gli indicatori relativi alla diffusione della banda larga, all’utilizzo di internet, al tasso di ricercatori e alla quota di merci trasportate su ferrovia.

Evento ASviS–Ferpi: fondamentale dotare le imprese di una policy sui diritti umani

Un modello di business per dirsi sostenibile deve esserlo lungo tutta la filiera produttiva, garantendo innanzitutto il rispetto dei diritti umani. È quanto emerso dal secondo incontro del ciclo “Comunicare la sostenibilità”. 24/3/21

I diritti umani non rappresentano un’ideale astratto o filosofico, ma riguardano la vita di tutti i giorni; conoscerli e sapere come difenderli è un qualcosa che ci riguarda da molto vicino. Ancora oggi nel mondo, però, i diritti umani sono continuamente minacciati.

Questo l’argomento di dibattito del secondo incontro del ciclo “Comunicare la sostenibilità” organizzato da ASviS e Ferpi, dal titolo “La policy sui diritti umani”, che ha visto l’adesione di centinaia di persone provenienti dal mondo della comunicazione e delle imprese. L’appuntamento, che si è tenuto online il 23 marzo, ha fornito diversi spunti di riflessione sui programmi e le linee d’azione da dedicare al rispetto dei diritti umani in senso assoluto: dal lavoro forzato alle violazioni all’interno della filiera di fornitura, dalle discriminazioni di genere fino alla violazione della privacy e della libertà d’espressione.

Ad aprire il dibattito, moderato dalla presidente di Ferpi Rossella Sobrero e dal consigliere nazionale di Ferpi Sergio Vazzoler, è stato il presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini che ha dichiarato: “I diritti umani sono centrali per il conseguimento dell’Agenda 2030, sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli più avanzati come l’Italia. Le imprese, per dirsi veramente sostenibili, devono esserlo lungo tutta la filiera produttiva, altrimenti si rischia di cadere in una mera operazione di immagine. Inoltre, con catene di fornitura lunghe e interconnesse, è facile correre il rischio di operare con attori che non seguono pratiche accettabili secondo la normativa italiana. Molte imprese hanno avviato un percorso virtuoso. La sostenibilità è un investimento e, soprattutto, conviene dato che, come l’Istat ha rilevato, le aziende che adottano un modello sostenibile ne ricevono un guadagno in termini di produttività: del 15% le grandissime, del 10% le grandi, del 5% le medie. La rendicontazione non finanziaria stimola le imprese a riflettere sui rapporti con i loro stakeholder, dai dipendenti ai consumatori, dalle comunità locali al rispetto dell’ambiente, e consente anche di presentarsi in modo più credibile sui mercati finanziari. Attualmente il vincolo riguarda solo le imprese con più di 500 dipendenti, ma l’ASviS chiede da tempo che questa soglia venga abbassata, nell’interesse stesso delle imprese, magari con procedure semplificate”.

Anche Rossella Sobrero si è poi soffermata sull’importante connubio imprese-diritti, sottolineando quanto ci sia ancora molto da fare: “Purtroppo ci sono ancora imprese che non ritengono importante dotarsi di una policy sui diritti umani e quindi non affrontano il percorso necessario per creare questo strumento che invece è importante, soprattutto quando è frutto di un processo trasversale che coinvolge diverse funzioni aziendali come risorse umane, acquisti e risk management. Ma per fortuna cresce il numero delle imprese che sono consapevoli di quanto sia ampio il perimetro occupato dal tema dei diritti umani e di quanti possono essere i rischi che derivano da un suo mancato presidio.”

Anche la pandemia ha inciso fortemente sul raggiungimento di determinanti obiettivi che si legano fortemente con la questione dei diritti. Una panoramica della situazione, in tempo di Covid-19, l’ha offerta Marcella Mallen, presidente di Prioritalia e coordinatrice del Gruppo di lavoro sul Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) dell’ASviS, durante il suo intervento: “Gli Stati membri riconoscono che non ci può essere sviluppo senza pace, dunque i conflitti nel mondo rappresentano una minaccia per l’adozione dell’Agenda 2030. La pandemia ha avuto un impatto negativo sulla democrazia e sulla libertà di informazione in ogni Paese. Nelle democrazie più deboli e negli Stati autoritari c’è stato un uso pretestuoso delle limitazioni della libertà per via del virus. Ma la pandemia ha anche alimentato la forbice della disuguaglianza, che per la prima volta aumenterà simultaneamente in quasi tutti i Paesi del mondo. Inoltre ci saranno problemi in relazione alla lotta alla fame nel mondo, e nel garantire il diritto all’educazione”.

Davide Fiedler, del World business council for sustainable development, ha invece descritto in che modo la sua organizzazione si batte per un mondo sostenibile. “Lavoriamo su vari livelli di sostenibilità. Abbiamo una visione sociale, economica e ambientale della sostenibilità”, ha affermato Fiedler, “Abbiamo provato a semplificare il tema della sostenibilità in tre grossi temi: crisi climatica, disuguaglianze e perdita di biodiversità. Al giorno d’oggi è facile comunicare un incidente relativo ai diritti umani grazie ai social, e questo sicuramente ha fatto accrescere l’interesse sul tema. Spesso abbiamo visto però aziende che usano gli SDGs come adesivi, serve maggiore serietà quando si parla di sviluppo sostenibile. L’approccio ai diritti umani delle aziende può aiutare moltissimo l’attuazione dell’Agenda 2030”.

Hanno inoltre partecipato all’evento Daniele Salvaggio (presidente della Commissione aggiornamento e specializzazione professionale di Ferpi), Alessandra Cantù (Sustainability metrics & performance index analysis) che ha presentato l’esperienza di Tim, ed Eleonora Giada Pessina (Group sustainability officer) che ha raccontato l’approccio di Pirelli al tema.

L’ultima parte dell’evento formativo è stata dedicata a come si imposta una Policy sui diritti umani: sono state condivise con i partecipanti alcune indicazioni su come scrivere il documento e su come promuoverlo presso gli stakeholder.

Il ciclo di incontri, che ha l’obiettivo di fornire conoscenze e competenze specifiche ai professionisti della comunicazione e ai manager della sostenibilità, prevede un terzo e ultimo appuntamento il 26 maggio 2021 con un focus sulla policy “Diversity&inclusion”.

 

Leggi anche “Sostenibilità: serve un cambio di paradigma anche nella comunicazione delle aziende

Leggi il Comunicato stampa sull'evento

di Ivan Manzo

 

Mercoledì 24 Marzo 2021
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