Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Guterres: l’Hlpf deve monitorare i progressi sugli SDGs, invece stiamo arretrando

La pandemia ha bloccato i passi avanti sugli Obiettivi dell’Agenda 2030, bisogna intervenire subito per tornare sulla strada verso una transizione sostenibile, secondo il Forum Onu. I Goal possono essere una guida per i Governi. 21/7/21

Si è chiusa il 15 luglio la sesta edizione del High-level political forum on sustainable development (Hlpf). Il Forum, che è stato creato in seno alle Nazioni unite nel 2012, ha il compito di monitorare l’attuazione globale degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) previsti dall’Agenda 2030. Si riunisce ogni anno nell’ambito del Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite (Ecosoc) e ogni quattro anni a livello di Capi di Stato e di governo, sotto il Segretariato delle Nazioni unite. Per la prima volta, quest’anno, il Forum che si è tenuto tra il 6 e il 15 luglio ha avuto una modalità ibrida e si è svolto in forma sia virtuale sia in presenza, presso la sede Onu a New York, rispetto all’edizione 2020 che era stata interamente on-line.

L’edizione di quest’anno. La nuova edizione, che ha visto la partecipazione di nove Capi di Stato o di governo, di oltre 100 tra primi ministri, ministri e vice-ministri e di quasi 200 relatori e relatrici provenienti dalle amministrazioni locali e dalla società civile, era dedicata alle strategie per rispondere alla pandemia da Covid-19 avviando una ripresa sostenibile e resiliente, in grado di garantire il raggiungimento degli Obiettivi previsti dall’Agenda 2030 grazie a un percorso efficace e inclusivo, che tenga conto della dimensione economica e sociale, oltre che ambientale, della sostenibilità.

Gli effetti della pandemia e la ripartenza. La realtà rimane ancora lontana dalle intenzioni: “Mentre il Forum deve valutare i progressi rispetto all’Agenda, dobbiamo affrontare i fatti: più che realizzare progressi, ci stiamo allontanando dai Goal” ha ammesso amaramente lo stesso Segretario generale dell’Onu Guterres, nel discorso con cui ha aperto il segmento ministeriale del Forum, il 13 luglio. Però, forse proprio per questo, “Dobbiamo rinnovare la nostra determinazione per costruire una ripresa dalla pandemia che sia forte, sostenibile e inclusiva. Dobbiamo adottare azioni decisive comuni per sconfiggere la crisi climatica e tenere fede alle promesse dell’Agenda 2030”, sempre nelle parole di Guterres. In realtà, i delegati di molti Paesi non hanno mancato di ricordare i tragici effetti della pandemia: aumento dei tassi di povertà, della fame, caduta del numero di bambini scolarizzati, perdita di posti di lavoro, aumento dell’indebitamento, crescita delle disuguaglianze e maggiori violazioni dei diritti umani. Al tempo stesso, però, non sono mancate le indicazioni su come combattere la crisi: negli oltre 270 tra eventi, eventi speciali, panel e incontri è emerso un chiaro invito ai governanti. Occorre rafforzare i sistemi di protezione sociale, sostenere l’agricoltura sostenibile, promuovere la digitalizzazione delle economie, creare nuovi strumenti per la ristrutturazione e la riduzione dell’indebitamento, favorire la creazione di solide partnership tra il settore privato, la società civile, il settore pubblico e la comunità internazionale.

Il Sustainable development Goals report 2021. Mentre il Forum non ha mancato di ricordare il carattere interdipendente degli SDGs, ha analizzato il Rapporto sui singoli Obiettivi di sviluppo sostenibile che è stato presentato ai delegati il primo giorno di apertura dei lavori. Il quadro generale che ne emerge è preoccupante: la crisi pandemica ha fermato e a volte capovolto i risultati raggiunti dopo decenni di sforzi: il tasso globale di povertà estrema è tornato a crescere per la prima volta dopo 20 anni. Questo significa che centinaia di milioni di persone si sono trovate a dover affrontare fame e povertà estrema. Sono peggiorati benessere e livelli di apprendimento dei bambini, mentre le donne sono state colpite duramente dalla disoccupazione e hanno visto aumentare il carico del lavoro di cura. D’altra parte si sono intensificate le disuguaglianze, sia all’interno, sia tra Paesi diversi: se infatti rimane generalmente vero che i più poveri hanno maggiori probabilità di contrarre il virus, è anche vero che, mentre nel Nord America e in Europa circa 68 individui ogni 100 risultano vaccinati, nell’Africa sub-sahariana il numero crolla sotto una media di due individui (il dato è riferito a metà giugno 2021). E tutto questo avviene mentre persistono inquinamento e crisi climatica, e la biodiversità viene seriamente minacciata. Infatti, nonostante una temporanea riduzione delle emissioni dovuta al lockdown, la concentrazione dei principali gas-serra ha ripreso a salire. Nel mondo, ogni minuto vengono acquistati un milione di bottiglie di plastica, e ogni anno si buttano via 5 trilioni di buste di plastica mono-uso.


SCOPRI DI PIU' SUL RAPPORTO ONU 2021 SUGLI OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE


Davanti a un quadro e a cifre così preoccupanti, ci vuole un certo sforzo per trovare le indicazioni per superare la crisi. Queste, secondo il Rapporto, vanno cercate nella resilienza, nell’adattabilità che governanti, settore privato, accademici e comunità hanno mostrato, mettendo a punto risposte veloci, originali e creative, e creando nuove forme di collaborazione. Tra febbraio e dicembre del 2020 si possono contare 1.600 nuove misure di protezione sociale messe in campo dai Paesi in tutto il mondo, mentre gli scienziati hanno lavorato insieme, collaborando per trovare nuovi vaccini salva-vita, e la pandemia ha accelerato la digitalizzazione di vaste parti dell’economia. Secondo il Rapporto, i 17 Goal per lo sviluppo sostenibile possono rappresentare una guida per i Paesi e i loro governi, indicando le strategie più opportune per correggere le vulnerabilità che sono emerse durante la pandemia. Oltre a rafforzare i sistemi di protezione sociale, come si è detto, si tratta di privilegiare i servizi pubblici (sanità, istruzione, acqua e servizi sanitari, in primo luogo) e di favorire gli investimenti nella ricerca, nell’innovazione e nella raccolta dati. Devono essere privilegiati anche agli investimenti nel campo delle energie e dei sistemi di produzione industriale puliti. In generale, il Rapporto dedica particolare attenzione alle politiche dei Paesi a maggiore vulnerabilità: quelli africani, quelli più arretrati o senza accesso al mare, oppure alle piccole isole in via di sviluppo. Proprio con riferimento ai problemi specifici di questi Paesi – e anche di alcuni Paesi a medio reddito – il Rapporto sottolinea l’importanza di una riforma del sistema finanziario internazionale.

La presentazione delle voluntary national review. Come di consueto, nell’ambito del Forum i Paesi possono presentare un Rapporto nazionale volontario, in cui illustrano e valutano il proprio stato di avanzamento verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Quest’anno, ben 44 Paesi – tra cui San Marino - hanno redatto e presentato il proprio Rapporto, alcuni per la seconda o la terza volta. L’Italia, che aveva presentato la sua prima voluntary national review nel 2017, non è tra questi: il prossimo rapporto italiano è previsto per il 2022.

La dichiarazione ministeriale. Alla fine dei lavori, i delegati al Forum hanno approvato per acclamazione una dichiarazione ministeriale che riprende i temi principali del Rapporto. Prima, però, hanno respinto tre emendamenti presentati dalla Federazione russa, rispettivamente su cambiamenti climatici, parità di genere e biodiversità. Hanno anche votato contro una proposta presentata da Israele con cui si voleva cancellare dalla dichiarazione finale un paragrafo a favore del diritto alla auto-determinazione per i popoli sotto occupazione coloniale o straniera.

 

di William Valentini

Mercoledì 21 Luglio 2021

Aderenti