Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Niccolò Gori Sassoli.
Scopri di più sull'ASviS per l'Agenda 2030

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Dal Rapporto Mims tecnologie e proposte per decarbonizzare i trasporti

Quello della mobilità è uno dei settori più inquinanti nel nostro Paese, quali direttrici seguire per andare verso la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030? Elettrificazione opzione più promettente per molti settori.  28/4/22

“L’elettrificazione dei veicoli comporta una rilevante riduzione delle emissioni con una limitata realizzazione di nuove energie rinnovabili. Basti pensare che, già con il mix energetico attuale, la sostituzione dei veicoli a combustione interna con veicoli elettrici comporterebbe per l’Italia la riduzione delle emissioni del trasporto leggero su strada del 50%”. È uno dei messaggi che emerge dal rapporto “La decarbonizzazione dei trasporti. Evidenze scientifiche e proposte di policy”, presentato il 22 aprile dal ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims).

Obiettivi. Il documento, elaborato dalla Struttura transizione ecologica della mobilità e delle infrastrutture (Stemi), affronta il tema centrale della scelta delle migliori tecnologie di trasporto ai fini della decarbonizzazione, con l’obiettivo di delineare i passaggi che porteranno, nei prossimi anni, alla riduzione delle emissioni inquinanti nel settore.

Il Rapporto intende fornire una base conoscitiva solida per consentire ai ministeri competenti di sviluppare azioni e politiche efficienti per il raggiungimento degli obiettivi generali di riduzione delle emissioni. Inoltre, lo studio si inserisce nel quadro internazionale contribuendo al raggiungimento dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile e al processo legislativo europeo Fit for 55, che fissa una riduzione del 55% delle emissioni climalteranti entro il 2030, nel rispetto dell’Accordo di Parigi siglato nel 2015. Infatti, l’analisi riportata nel documento “concerne il tema della mobilità, le scelte tecnologiche e non-tecnologiche necessarie a raggiungere i target stabiliti di emissioni e la loro articolazione proposta nel pacchetto FF55”.

Trasporti settore cardine della strategia di riduzione delle emissioni. La pubblicazione del Rapporto è avvenuta in un momento topico, in cui il settore dei trasporti deve necessariamente trasformarsi per poter rispettare gli obiettivi e le normative fissati dall’Unione europea, visto che è responsabile di una grossa parte delle emissioni climalteranti prodotte nel nostro Paese. Infatti, l’inquinamento atmosferico derivante dai gas di scarico dei veicoli alimentati con combustibili fossili (automobili, aerei e navi) rappresentava nel 2019 il 25,2% delle emissioni totali di gas a effetto serra e il 30,7% delle emissioni totali di CO2. Inoltre, il 92,6% di queste emissioni erano ricollegabili al trasporto stradale.

In aggiunta, è stato rilevato che dal 1990 a oggi il totale delle emissioni di gas climalteranti nel nostro Paese è sceso del 19%, ma il settore dei trasporti è uno dei pochi ad avere registrato un aumento del volume di particelle inquinanti diffuse nell’ambiente (+3,2% rispetto al 1990). Per decarbonizzare il settore dei trasporti, Stemi sottolinea nel Rapporto la necessità di integrare tutte le “nuove tecnologie a basse o zero emissioni” per poter cogliere ogni opportunità di crescita legata a questa transizione e per prepararsi a tamponare i possibili rischi a essa connessi.

Le priorità tecnologiche. “L’elettrificazione risulta in termini generali l’opzione tecnologica più promettente per diversi settori, sebbene non tutti”. I veicoli elettrici offrono maggiori vantaggi per il trasporto passeggeri su strada (auto private, taxi, autobus locali), così come per il trasporto merci con furgoni in ambito cittadino.

L’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili non elettriche diventa invece vantaggioso nei casi in cui l’elettrificazione è impossibile da applicare. Si tratta principalmente di veicoli che non possono rimanere collegati a una rete elettrica per loro natura, ovvero navi e aerei. Nel caso delle navi, l’impiego di batterie su corta distanza si rivela essere una buona soluzione, ma questo vantaggio non vi è su lunga distanza. Di rimando, anche per gli aerei “l’elettrificazione non è una strategia utilizzabile” ma si auspica che la ricerca porterà a rendere competitivo sulle corte distanze l’utilizzo di aerei a batteria. Al posto dell’utilizzo dell’energia elettrica, risulta essere molto adeguato l’utilizzo di biocombustibili di seconda generazione in quanto “offrono soluzioni tecnicamente valide, anche in relazione ai consumi complessivamente limitati se paragonati al trasporto su strada”.

Le aree di intervento per la trasformazione della mobilità. Il documento enuncia cinque assi principali di azione intorno ai quali deve costruirsi la strategia di riduzione delle emissioni:

  1. potenziare i sistemi di trasporto sostenibili alternativi al trasporto su gomma e gestire la domanda e la struttura della mobilità;
  2. migliorare l'efficienza energetica e decarbonizzare i veicoli;
  3. decarbonizzare i vettori energetici e i combustibili;
  4. abbattere le emissioni necessarie alla produzione dei veicoli;
  5. abbattere le emissioni necessarie alla costruzione di infrastrutture.

A partire da questi punti, il documento evidenzia come la loro attuazione sarà possibile solamente se il nostro Paese riuscirà a colmare i “deficit e le distorsioni strutturali” che gravano sul sistema nazionale di trasporto. Per esempio, l’Italia è tra i Paesi europei con più macchine per abitante (solo il Lussemburgo ha un rapporto superiore al nostro), il nostro sistema di infrastrutture stradali e ferroviarie è distribuito in modo fortemente disomogeneo sull’insieme del territorio nazionale e il trasporto su gomma prevale di gran lunga rispetto ad altri mezzi meno inquinanti.

In questo quadro, il Piano nazionale di ripresa e resilienza costituisce un’occasione importante per avviare una “profonda riforma del sistema della mobilità verso la sostenibilità ambientale e l’equità sociale”. I progetti del Pnrr nel campo del trasporto saranno quindi indirizzati verso l’aumento della quota di trasporto pubblico locale e la sua decarbonizzazione, la riduzione della domanda di trasporto inquinante, la facilitazione della diffusione di automobili elettriche e l’aumento della quota di passeggeri nel settore ferroviario a discapito dell’uso della macchina e dell’aereo.

 

di Milos Skakal

Giovedì 28 Aprile 2022

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