Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

L'Asvis produce ogni anno un Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile, un report sulla legge di bilancio ed altre pubblicazioni rilevanti.

Il Rapporto ASviS rappresenta la pubblicazione principale dell’Alleanza per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile in Italia. 

Contatti: Responsabile Comunicazione - Claudia Caputi

L’Italia brucia e i cambiamenti climatici aggravano la stagione degli incendi

Dal 2000 in Italia è andata in fumo una superficie pari a tre volte e mezzo la Sardegna. Le proposte di Greenpeace e Sisef per mitigare i danni subiti dai nostri ecosistemi forestali. 8/9/20

Dall’incendio del Gran Sasso dello scorso mese fino ai roghi in Sicilia, passando per Campania e Calabria. Ogni “stagione degli incendi”, che nel nostro Paese va dall’inizio della primavera a settembre inoltrato, l’Italia brucia e con essa va in fumo grossa parte del patrimonio boschivo nazionale. Un fenomeno inarrestabile, che anno dopo anno si ripete, destinato a peggiorare per via dei cambiamenti climatici che impongono condizioni meteo sempre più estreme.

Con l’obiettivo di spiegare le connessioni tra questi due fenomeni, il 25 agosto Greenpeace e la Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale (Sisef) hanno pubblicato il rapporto “Un Paese che brucia. Cambiamenti climatici e incendi boschivi in Italia”, dove si analizzano cause ed effetti di un legame che mette a rischio l’intera Penisola.

Secondo lo studio negli ultimi anni il bacino del Mediterraneo ha subito ingenti danni, generati da incendi sempre più intensi e lunghi, con vaste superfici di terreni dati alle fiamme, basti pensare che dal 2000 al 2017 sono andati in fumo 8,5 milioni di ettari di territorio, in pratica un’area grande quanto tre volte e mezzo la Sardegna. E la connessione con un clima sempre più caldo è ormai evidente: la modifica delle precipitazioni e l’aumento medio delle temperature rappresentano un pericolo per la salute e i servizi ecosistemici generati dalle foreste. In pratica, più queste vengono esposte a tempeste, siccità e incendi, più viene meno la preziosa funzione di assorbimento del carbonio.

Il classico ciclo di feedback descritto dagli scienziati, dove a seguito di un aumento della temperatura viene meno anche il servizio di stoccaggio della CO2, alimentando ancor di più la crisi climatica, come ricorda anche Federico Spadini, campagna clima di Greenpeace Italia: “I cambiamenti climatici sono la principale sfida del nostro tempo: eventi meteorologici estremi come tempeste di vento e siccità che facilitano la diffusione degli incendi sono sempre più frequenti e intensi, anche in Italia. In futuro dobbiamo aspettarci un ulteriore aggravarsi del rischio incendi in molte zone d’Europa, così come degli altri eventi estremi. Per scongiurare la catastrofe climatica dobbiamo agire ora per ridurre e poi azzerare le emissioni di gas serra, a livello nazionale e internazionale”.

In Italia le foreste coprono circa il 36% della superficie nazionale (10,9 milioni di ettari di territorio), e trattengono 4,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica al loro interno. Ma, nonostante i numeri ci dicano che le foreste rappresentino una risorsa essenziale nella mitigazione al cambiamento climatico, solo il 18% della superficie forestale italiana può contare su un piano di gestione ad hoc. In generale, le principali cause che rendono gli incendi un pericolo sempre maggiore per i nostri boschi, insieme al riscaldamento globale, sono il progressivo abbandono di aree agricole e di pascolo, la mancanza di gestione del territorio e un approccio che si concentra principalmente sulla lotta agli incendi attivi piuttosto che sulla loro prevenzione.

Dalla seconda guerra mondiale a oggi in Italia c’è stato un progressivo abbandono delle campagne, un fenomeno a cui si assiste anche nel resto del mondo, che ha portato la vegetazione a espandersi. Tra il 1980 e il 2018 i boschi italiani hanno guadagnato oltre un milione di ettari ma, nello stesso periodo, gli incendi hanno interessato oltre quattro milioni di ettari di superficie. Come se ogni anno bruciassero “quasi 150mila campi da calcio o l’intera superficie del comune di Roma”, si legge nello studio. Un dato che fa riflettere e che dimostra non solo come il patrimonio forestale italiano risulti in crescita, ma anche come sia gravemente minacciato da incendi sempre più intensi.

“In Italia lo vediamo chiaramente: da quarant’anni a questa parte gli incendi boschivi hanno colpito in media 107mila ettari all’anno. Il nostro patrimonio forestale, seppur in crescita come superficie totale per il progressivo abbandono delle campagne, è gravemente minacciato da incendi sempre più frequenti e severi” dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

Per limitare questo annoso problema, Greenpeace e Sisef propongono infine cinque azioni chiave: aumentare gli sforzi sul fronte climatico, con politiche che accelerino il processo di transizione energetica e decarbonizzazione dell’economia; mitigare i rischi di incendi accrescendo la resilienza dei nostri ecosistemi forestali; passare da un approccio emergenziale a uno di prevenzione; migliorare il monitoraggio e la raccolta dei dati; rafforzare la preparazione delle comunità locali, attraverso attività di sensibilizzazione e una migliore progettazione delle strutture abitative a contatto con le zone boschive.

 

di Ivan Manzo

Martedì 08 Settembre 2020
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