Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

McKinsey: un percorso europeo per raggiungere emissioni zero entro il 2050

La decarbonizzazione può generare vantaggi economici notevoli, tra cui la crescita del Pil e la creazione di posti di lavoro, ma richiederà cambiamenti radicali in alcuni settori critici, come quello industriale e agricolo. 12/01/21

“Nel dicembre 2019, la Commissione europea ha presentato un'ambiziosa proposta per raggiungere il traguardo emissioni nette zero entro il 2050. Sebbene il piano presenti obiettivi specifici, non illustra però il livello di riduzione delle emissioni necessarie per ogni settore, così come il costo da includere per ottenere questi risultati”.

È da questo iato che si muove il rapporto “Net-zero Europe. Decarbonization pathways and socioeconomic implications” elaborato da McKinsey, società di consulenza internazionale, per favorire gli sforzi di pianificazione di policy makers e leader aziendali, elaborando percorsi ottimali per raggiungere le emissioni zero al 2050. “Esistono innumerevoli strade, che coprono un'ampia gamma di costi e impatti economici. Questo rapporto descrive il percorso meno costoso tra i tanti che abbiamo identificato”.

Il cammino delineato da McKinsey illustra, prima di tutto, che l’obiettivo di riduzione delle emissioni europee del 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) e di zero nette entro il 2050 è tecnicamente raggiungibile. Il Rapporto dimostra inoltre che la decarbonizzazione europea può generare ampi vantaggi economici, tra cui la crescita del Pil, la riduzione del costo della vita e la creazione di posti di lavoro.

Per ottenere questi vantaggi, l'Unione europea ha però ancora davanti a sé una lunga strada da percorrere.

 

Nel 2017, i Paesi dell'Ue-27 hanno emesso 3,9 Gt (miliardi di tonnellate) di CO2, di cui 0,3 GtCO2 di emissioni negative (riassorbite tramite metodi per la cattura di anidride carbonica). Sebbene ciò rappresenti solo il 7% delle emissioni globali di gas a effetto serra, “il raggiungimento della neutralità climatica da parte dell'Unione europea potrebbe servire da modello globale, incoraggiando altri Paesi a intraprendere azioni simili” sottolinea McKinsey.

Il Rapporto identifica inoltre i cinque settori che emettono la maggior parte dei gas serra sul territorio Ue: il 28% proviene dai trasporti, il 26% dall'industria, il 23% dall'energia, il 13% dall’edilizia e un altro 13% dall'agricoltura. In tutti i settori, la combustione fossile è la principale fonte di gas serra registrata, costituendo l'80% delle emissioni totali.

“Il raggiungimento delle emissioni nette zero richiederà uno sforzo costante in tutti i settori, ma alcuni potrebbero raggiungere l'obiettivo più rapidamente di altri” si legge nel Rapporto. Nel percorso delineato da McKinsey, le aree di produzione realizzeranno l’obiettivo net zero nel seguente ordine:

  1. Energia. Le tecnologie di generazione di energia eolica e solare sono già disponibili su larga scala, e il settore energetico sarà quello in cui il processo di decarbonizzazione avverrà in modo più rapido (raggiungendo le emissioni nette zero entro la metà degli anni ‘40);

  2. Trasporti. Secondo il Rapporto, questo settore si avvicinerà alla neutralità climatica entro il 2045. I veicoli elettrici sono infatti già in fase di adozione, ma ci vorranno circa dieci anni per creare catene di approvvigionamento e supportare il passaggio alle vendite di veicoli elettrici al 100%. “Le emissioni potranno essere ridotte rapidamente” si legge nel documento, “ad eccezione di quelle di aerei e navi, che sono troppo grandi e viaggiano troppo lontano per fare affidamento sulla potenza della batteria”;

  3. Edilizia. La maggior parte della tecnologia necessaria per decarbonizzare il settore è già disponibile. Tuttavia, ristrutturare ampie porzioni del patrimonio edilizio dell'Unione europea è un'impresa onerosa. La quota di abitazioni che utilizzano fonti di riscaldamento rinnovabili dovrebbe infatti arrivare al 100% (mentre oggi staziona al 35%). Anche il consumo di gas negli edifici dovrebbe diminuire di oltre la metà. Il settore dell'edilizia raggiungerebbe emissioni zero entro la degli anni '40;

  4. Industria. “Questo sarà il settore più costoso da decarbonizzare” sottolinea McKinsey, “perché l'industria necessita di una tecnologia ancora in fase di sviluppo”. Inoltre, qualora venisse raggiunto il traguardo entro il 2050, il settore continuerebbe a generare emissioni residue dovute ad attività come la gestione dei rifiuti e la produzione pesante;

  5. Agricoltura. L'utilizzo di pratiche agricole più efficienti potrebbe ridurre le emissioni ma, dal momento che più della metà delle emissioni agricole proviene dall'allevamento, l’obiettivo emissioni zero non può essere raggiunto senza cambiamenti significativi nel consumo di carne o innovazioni tecnologiche.

“Raggiungere lo zero netto richiederà inoltre investimenti ingenti” avverte McKinsey, “pari a circa 28 mila miliardi di euro in tecnologie nei prossimi 30 anni”. Circa 23mila miliardi di questo investimento (una media di 800 miliardi di euro all'anno) deriverebbero dal reindirizzamento di investimenti che altrimenti avrebbero finanziato tecnologie ad alta intensità di carbonio. “In più, l'Unione dovrebbe stanziare ulteriori 5,4mila miliardi di euro (una media di 180 miliardi all'anno) per tecnologie innovative e verdi”.

La transizione verso lo zero netto creerà inoltre circa 11 milioni di posti di lavoro, eliminandone però sei milioni, con un guadagno netto di cinque milioni di posti di lavoro. Molti dei nuovi impieghi nasceranno nei settori delle energie rinnovabili (1,54 milioni), agricoltura (1,13 milioni), edilizia (1,1 milioni). Questi lavori richiederanno però nuove competenze. Ad esempio, nel settore edilizio, l'Unione avrebbe bisogno di lavoratori qualificati per installare isolamenti casalinghi adeguati o installare sistemi di riscaldamento e cottura ecologici. “Il raggiungimento dell’obiettivo emissioni nette zero potrebbe richiedere la riqualificazione di circa 18 milioni di lavoratori” calcola McKinsey.

In conclusione, il documento delinea cinque linee guida che dovranno essere seguite per ogni settore:

  • ridefinire norme sociali e aspettative dei consumatori e investitori rispetto all’obiettivo emissioni zero;
  • creare quadri di policy e ambienti normativi sicuri e stabili;
  • incoraggiare dinamiche costruttive in tutti i settori, sostenendo i leader aziendali che favoriranno la transizione;
  • mobilitare capitali e investimenti verdi;
  • accelerare e favorire la costituzione di nuove tecnologie per ridurre le emissioni.

“L'Unione europea può raggiungere emissioni nette zero senza compromettere lo sviluppo” si legge nel documento. “I progressi degli ultimi anni hanno messo a portata di mano la neutralità climatica. Ma gettare basi solide nel prossimo decennio sarà fondamentale per raggiungere questo obiettivo”.

Scarica il rapporto


di Flavio Natale

 

 

Martedì 12 Gennaio 2021

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