Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

L'Alleanza produce documenti con cadenza annuale (Rapporto ASviS "L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile", Rapporto sui Territori, analisi della Legge di Bilancio), Position Paper e altre pubblicazioni rilevanti. 

Contatti: Responsabile Comunicazione - Claudia Caputi

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together 270 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).   
 

Deforestazione: dal 2004 al 2017 persi 43 milioni di ettari forestali

L’ultimo studio Wwf ci aggiorna su un fenomeno che cresce a “ritmi vertiginosi”. Asia, America Latina e Africa le zone più colpite, l’attività agricola rimane il maggior responsabile di deforestazione nel mondo. 21/01/21

Il fenomeno della deforestazione non accenna a placarsi. Tra il 2004 e il 2017 circa 43 milioni di ettari boschivi, per fare un confronto l’Italia si estende per 30 milioni di ettari, sono andati in fumo mettendo in pericolo la biodiversità locale, la stabilità climatica e la sopravvivenza di milioni di persone. Circa il 45% delle foreste “ancora in piedi” è poi oggetto di degrado e frammentazione per via dell’attività umana.

A renderlo noto il nuovo studio del Wwf dal titolo “Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia”, pubblicato il 13 gennaio, il quale sottolinea che nel periodo 2008-2018 circa i due terzi delle deforestazione globale è avvenuta in aree tropicali e sub-tropicali. Motivo per cui Il rapporto, analizzando quelli che vengono definiti i 24 principali “fronti di deforestazione” nel mondo, si è concentrato proprio sui 29 Paesi più colpiti dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa, che insieme possiedono 377 milioni di ettari di superficie forestale.

Le cause

Circa 8mila anni fa la metà della superfice terrestre era completamente coperta da foreste ma, pian piano che l’uomo ha preso possesso degli ecosistemi naturali, quest’area si è ridotta del 30%. La cosa che preoccupa maggiormente la comunità scientifica è che, oltre a trattarsi di un fenomeno fino a ora inarrestabile, che cresce negli ultimi decenni a “ritmi vertiginosi”, la deforestazione è maggiore proprio nei luoghi che posseggono una elevata biodiversità e che ospitano alcune tra le comunità umane più vulnerabili al mondo. È il caso, per esempio, del Cerrado brasiliano dove vivono il 5% delle specie animali e vegetali del Pianeta e dove i terreni vengono rapidamente “spogliati” per attività agricole invasive, quali l’allevamento di bestiame e la produzione di soia. Secondo gli ultimi dati, la zona ha perso il 32,8% di bosco tra il 2004 e il 2017.

In generale, l’agricoltura resta la prima causa di deforestazione sul Pianeta, attività che spesso si accompagna alla costruzione di nuove reti stradali, necessarie per soddisfare la crescente richieste di merci che arriva sia dal mercato interno e sia da quello internazionale. Altri problemi sono poi dati dal sovrasfruttamento degli ecosistemi per via delle attività minerarie; dall’aumento degli insediamenti che l’uomo costruisce nei pressi dei territori forestali; e dall’accaparramento di terreni di proprietà pubblica, anche a causa di una governance nazionale debole.

Le proposte del Wwf

“Nonostante le risposte basate su interventi territoriali (elencate nell’immagine precedente) abbiano contribuito ad arrestare la deforestazione”, scrive nel rapporto l’associazione ambientalista, “non hanno potuto evitare il trasferimento delle pressioni su altri ecosistemi, come savane e prateria”. Se parliamo invece di misure non territoriali (anche queste presenti nell’immagine), esse “non raggiungono ancora un livello di diffusione capace di modificare la situazione”.

Il rapporto sostiene che per allentare la pressione sugli ecosistemi territoriali bisogna utilizzare contemporaneamente tutte le soluzioni in nostro possesso, tra cui una finanza responsabile e una filiera agricola legale in grado di rispettare anche i diritti delle popolazioni indigene. Inoltre, ruolo fondamentale è giocato dai cittadini. Grazie a un comportamento più virtuoso, infatti, i consumatori sono in grado di modificare le strategie delle aziende, riducendo al contempo gli impatti sugli ecosistemi. Il tal senso, un aiuto può arrivare da un nuovo sistema di etichettatura, e dall’introduzione da parte dei governi di regole che impediscano l’importazione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti legati alle pratiche di deforestazione.

Ci sono poi una serie di azioni urgenti da mettere in campo che coinvolgono governi, imprese e autorità di regolamentazione. Si va dall’assicurare la conservazione delle aree ricche di biodiversità, al garantire la legalità e l’uso di sistemi sostenibili nelle attività di sfruttamento degli ecosistemi forestali, passando per filiere di approvvigionamento “zero deforestation”.

Infine, se vogliamo evitare anche l’insorgere di future pandemie, servono partnership solide, basate sul concetto di valore condiviso, e l’utilizzo di mezzi di sussistenza alternativi votati alla sostenibilità.

 

di Ivan Manzo 

Giovedì 21 Gennaio 2021
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