Sviluppo sostenibile
Lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

L'Agenda 2030 dell'Onu per lo sviluppo sostenibile
Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano di azione globale per le persone, il Pianeta e la prosperità.

Goal e Target: obiettivi e traguardi per il 2030
Ecco l'elenco dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs) e dei 169 Target che li sostanziano, approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile
Nata il 3 febbraio del 2016 per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

I nostri Progetti per orientare verso uno sviluppo sostenibile

L'Alleanza produce documenti con cadenza annuale (Rapporto ASviS "L'Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile", Rapporto sui Territori, analisi della Legge di Bilancio), Position Paper e altre pubblicazioni rilevanti. 

Contatti: Responsabile Rapporti con i media - Lorenzo Scheggi Merlini

The Italian Alliance for Sustainable Development (ASviS), that brings together almost 300 member organizations among the civil society, aims to raise the awareness of the Italian society, economic stakeholders and institutions about the importance of the 2030 Agenda for Sustainable Development, and to mobilize them in order to pursue the Sustainable Development Goals (SDGs).
 

Food Waste Index: quasi un quinto del cibo nel mondo finisce nel cestino

Diminuire i rifiuti alimentari offre molteplici vantaggi: migliora la sicurezza nutrizionale, combatte il cambiamento climatico e preserva la biodiversità, dice l’Unep. Eppure questo potenziale è stato finora sotto-sfruttato.  23/03/21

Si stima che circa il 10% globale delle emissioni di gas serra sia associato al cibo che non viene consumato. A tal proposito, il Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep) e l’organizzazione no-profit inglese Wrap hanno elaborato e pubblicato il 4 marzo il Food Waste Index report 2021, il rapporto sull’indice dello spreco alimentare che fornisce approfondimenti sull'entità degli sprechi legati al cibo e offre una metodologia precisa per monitorare i progressi raggiunti.

Il Rapporto mette in luce alcuni risultati chiave tra cui il fatto che l'Europa è la regione con la documentazione più esaustiva in termini di spreco alimentare, con un gran numero di dati in tutti i settori analizzati. Si evidenzia, inoltre, che la produzione di rifiuti alimentari a livello globale provenienti da famiglie, esercizi commerciali e industria dei servizi alimentari ammonta nel 2019 a 931 milioni di tonnellate, pari al 17% del cibo totale. La responsabilità maggiore pesa sulle famiglie: quasi 570 milioni di tonnellate di questi rifiuti (61%) si verificano a livello domestico. A differenza delle precedenti relazioni che concentravano la maggior parte dei rifiuti alimentari nei Paesi sviluppati, il Rapporto indica che la quantità di rifiuti alimentari pro capite all'interno delle famiglie è sostanzialmente simile tra i Paesi a reddito alto, medio-alto e medio-basso. Per raggiungere l'Obiettivo della riduzione dello spreco alimentare, è necessario, pertanto, affrontare al più presto il tema del comportamento dei consumatori in tutti i contesti culturali.

Lo studio si pone a supporto del Target 12.3 dell’Agenda delle Nazioni unite, che mira a dimezzare lo spreco alimentare e punta a ridurre le dispersioni di cibo entro il 2030. Nello specifico, il Target è monitorato attraverso due indicatori:

  • l'Indice delle perdite alimentari (Food Loss Index) che, sotto il monitoraggio della Fao, misura le perdite dei prodotti specifici attraverso la catena di approvvigionamento fino alla vendita al dettaglio, senza comprendere quest'ultima fase;
  • l'Indice di spreco alimentare (Food Waste Index) che, sotto il monitoraggio dell'Unep, copre le fasi successive del viaggio, cioè misura lo spreco alimentare totale (anziché le perdite associate a prodotti specifici) a livello di vendita al dettaglio e di consumo.

Ai fini del Food Waste Index, il cibo è definito come qualsiasi sostanza destinata al consumo umano, incluse le bevande e tutto ciò che è utilizzato nella preparazione degli alimenti. Lo spreco alimentare, invece, è inteso come il cibo e le sue parti non edibili rimosse dalla catena di approvvigionamento alimentare e destinate, ad esempio, alle discariche o ai terreni come fertilizzante. Per rifiuti alimentari, infine, ci si riferisce sia alle parti commestibili che erano destinate al consumo umano, sia a quelle non commestibili, ma associate al cibo come le ossa, le croste o i noccioli.

L'indice analizzato nel Rapporto adotta una metodologia a tre livelli per misurare lo spreco alimentare dal punto di vista domestico, di vendita al dettaglio e di servizio alimentare. La sfera domestica include famiglie composte da una o più persone, la vendita al dettaglio comprende negozi, bancarelle e mercati, mentre il servizio alimentare riguarda i contesti in cui il cibo viene consumato fuori casa, come le mense scolastiche o aziendali. Ogni livello è strutturato in modo tale da risultare più accurato e preciso del precedente in termini di dati e di complessità:

  • il livello 1 calcola lo spreco di un Paese estrapolando i dati da altre nazioni. Le stime sono inadeguate per tracciare cambiamenti significativi e sono da intendere solo come un supporto a breve termine in attesa che i governi sviluppino una misurazione nazionale.
  • il livello 2 è l'approccio raccomandato e soddisfa il requisito di tracciare i rifiuti alimentari a livello nazionale, in linea con il Target 12.3.
  • il livello 3 fornisce informazioni aggiuntive come la scomposizione dei dati sui rifiuti alimentari in parti commestibili e non commestibili, offrendo indicazioni più precise per i decisori politici.

Lo studio mostra, infine, che lo spreco alimentare rallenta il sistema di gestione dei rifiuti ed esaspera l'insicurezza alimentare. Di conseguenza è considerato dall’Unep come uno dei principali responsabili delle tre crisi planetarie: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. Pochi governi hanno dati solidi sullo spreco alimentare, dunque occorre incrementare la quantità di informazioni - sia a livello globale che nazionale - e condurre ulteriori ricerche per quantificarne l'impatto ambientale, economico e sociale. Alcuni Paesi stanno facendo buoni progressi sul Target 12.3, ma la maggior parte degli Stati ha appena iniziato.

di Elisa Capobianco

 

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Martedì 23 Marzo 2021
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